​Buttigieg sfida Trump, profilo del più giovane dei candidati dem

Gianluca Zeccardo

"Dobbiamo ricostruire il Paese sulla base dei nostri valori. Il patriottismo, che non è il bieco nazionalismo di Trump, ma la cura e il rispetto di una terra che appartiene a tutti, che non fa differenze di razza, genere, reddito, orientamento sessuale. La democrazia intesa non semplicemente come un sistema istituzionale, ma come il valore dell'inclusione. La libertà, l'istruzione che ci consentono sempre di scegliere". Lo dice in una intervista al Corriere della Sera Pete Buttigieg, 37 anni, il più giovane dei 19 candidati democratici alle primarie per le presidenziali Usa del 2020.

Chi è e a chi si rivolge

Dal 2011 è sindaco della cittadina in cui è nato, South Bend, nell'Indiana. Si è laureato ad Harvard e ha studiato al Pembroke College di Oxford, in Gran Bretagna. Suo padre Joseph, morto nel gennaio scorso, originario di Malta, è stato uno degli studiosi più importanti di Antonio Gramsci. "Mi rivolgo innanzitutto ai moderati, agli indipendenti e a quelli che chiamo i futuri ex repubblicani", spiega Buttigieg.

I sondaggi gli danno ragione

Per ora i sondaggi gli stanno dando ragione, almeno in Iowa, dove il 3 febbraio prossimo partirà la sequenza dei voti per le primarie democratiche in vista della Convention di Milwaukee, in Wisconsin, quando dal 13 al 16 luglio i delegati sceglieranno lo sfidante di Donald Trump: è in testa con il 24%, seguito da Bernie Sanders al 18,3% ,Warren al 17% e Joe Biden al 16,3%. "È un segnale - commenta - che il nostro messaggio comincia a circolare tra le persone. Ma so che la strada è molto lunga", e, da qualche giorno, con un avversario temibile in più, il miliardario Michael Bloomberg: "Mi fa piacere vedere un altro sindaco in corsa. Ma penso che il nostro messaggio sia quello più adatto per l'America in questo momento", assicura. "Stiamo costruendo un movimento di massa. Alla fine penso conteranno più le idee".  

Lontano da Bloomberg e da Warren

Buttigieg prende le distanze dal modello Warren, centrato sulla forte tassazione dei grandi patrimoni: "Certo - spiega - i più ricchi dovranno versare un contributo più equo al fisco, ma non sarà un pesante aumento delle tasse a creare posti di lavoro. Dobbiamo puntare, invece, a far salire i salari, portando il compenso orario minimo a 15 dollari a livello federale". Il suo programma prevede massicci investimenti nell'innovazione tecnologica, nelle energie rinnovabili, oltre che nella scuola pubblica.

Lo Stato dovrà garantire una copertura sanitaria universale, ma lascerà ai cittadini la scelta tra formula pubblica o privata. Un sistema misto: la leva per smuovere i trumpiani delusi, ma spaventati, a torto o a ragione, dal 'socialismo' di Warren e Sanders. L'altro elemento chiave è "l'inclusione".

La carica innovativa di Buttigieg, gay dichiarato dal 2015, sta proprio nel tentativo di mettere insieme prudenza economica, fede cristiana nonché massima libertà personale e sociale. Fino al 2017 ha fatto parte della Riserva della Marina, come ufficiale di intelligence. Unica parentesi operativa nel 2014, sette mesi dislocato in Afghanistan.

I più gravi errori di Trump

Alle domande qual è stato l'errore più grave di Trump nella politica estera e se ci sia almeno una cosa che condivide, risponde: "Questo presidente ha sistematicamente rovinato i rapporti con i nostri alleati. Mi risulta difficile indicare un solo errore o anche dieci. Probabilmente il peggiore di tutti, quello più carico di gravi conseguenze è stato il recente tradimento dei curdi, nostri partner in Siria. Dall'altra parte anch'io sono convinto che la Cina rappresenti una sfida molto seria. Ma non sono per niente d'accordo con la strategia seguita dal presidente. Gli Stati Uniti devono sollevare con grande determinazione il tema dei diritti umani con i cinesi. Non possiamo tacere su quello che sta accadendo a Hong Kong o alla minoranza musulmana (gli Uiguri, ndr) chiusa nei campi di concentramento. Dovremmo portare questi problemi al tavolo delle trattative sul commercio".