C'è chi dice no al riconoscimento facciale "live"

I difensori della privacy dicono si tratta di un sistema impreciso, invadente. Un sistema che viola il diritto alla riservatezza. Per alcuni politici e attivisti inglesi, polizia e aziende britanniche non dovrebbero servirsi del riconoscimento facciale "live" per effettuare controlli di sorveglianza pubblica.

Chi invece incoraggia questo sistema sottolinea che può aiutare a proteggere i cittadini. E questo perché può portare alla cattura di sospettati che altrimenti la polizia non potrebbe rintracciare né arrestare. Il ministero dell'Interno ha dichiarato di sostenere la polizia "nella sua sperimentazione tecnologica. Cioè nell'uso di strumenti che, come la pratica di riconoscimento facciale "live", possono proteggere i cittadini e aiutare la polizia ad identificare e localizzare i sospettati e i criminali".

Di cosa si tratta

Il riconoscimento facciale "live" identifica in tempo reale le persone riprese in un video. Questo grazie alla comparazione con le fotografie che la polizia ha a disposizione nei suoi registri. Quando utilizzate in pubblico, le telecamere scansionano la folla. Successivamente un software evidenzia eventuali corrispondenze tra i volti ripresi e quelli presenti, in foto, nel database delle forze dell'ordine.

In Gran Bretagna questo sistema viene sperimentato sui cittadini, dal 2015, da tre forze di polizia: London Metropolitan Police (the Met), South Wales Police e Leicestershire Police. In questi casi, il database è costituito da foto di persone ricercate dalla polizia o dai tribunali. Se il sistema trova una corrispondenza, sottopone all'attenzione della polizia entrambe le immagini - quella ripresa dal servizio di sorveglianza e quella presente negli archivi -. Le forze dell'ordine avranno così modo di decidere se fermare la persona ripresa per "farci due chiacchiere".

I volti che non trovano corrispondenza vengono eliminate immediatamente dal sistema mentre le immagini corrispondenti vengono cancellate dopo 30 giorni dal momento della ripresa. Quindi:

  • i volti presenti nei registri fotografici della polizia vengono mappati da un software;
  • il sistema di camere "live" scannerizza i volti in movimento;
  • le facce vengono comparate per testare una possibile corrispondenza e poi  vengono segnalate alle forze dell'ordine;
  • gli individui segnalati possono essere fermati dalle guardie di sicurezza o dalla polizia.

L'opinione del Big Brother Watch

Ma c'è chi dice "no".  Tra questi anche la Big Brother Watch - l'organizzazione britannica, senza scopo di lucro, per le libertà civili e la privacy. In una lettera, spedita da quest'organizzazione, che si oppone all'uso del sistema di riconoscimento facciale, compare la firma di oltre 18 politici tra cui David Davis, Diane Abbott, Jo Swinson e Caroline Lucas.  Hanno aderito all'iniziativa altre venticinque associazioni, tra cui Amnesty International e Liberty, ma anche accademici e avvocati. A loro dire, in Gran Bretagna la pratica tecnologica sarebbe stata adottata prima ancora di averla sottoposta all'attenzione della classe politica.

"Quello che stiamo facendo è mettere questo governo nelle condizioni di affermare: Ok, possiamo aprire questo dibattito e discuterne insieme", ha riferito, in una puntata del programma televisivo britannico Victoria Derbyshire, Silkie Carlo, direttore del Big Brother Watch. "Ora c'è una crisi nel settore della sorveglianza che deve essere risolta, con urgenza", ha continuato Silkie Carlo.

Il ruolo delle forze dell'ordine

La proprietà di Kings Cross è stata recentemente al centro di una controversia: si è scoperto che i suoi proprietari si sono serviti di una tecnologia di riconoscimento facciale live senza avvertire i cittadini. La Polizia Metropolitana e la Polizia Britannica dei Trasporti avrebbero supportato questa attività fornendo immagini provenienti dai loro database.

Inizialmente, entrambe le forze di polizia avevano negato un loro coinvolgimento nella vicenda. Poi hanno ritrattato la loro posizione sottolineando che il loro intervento mirava esclusivamente a "prevenire e individuare i reati nelle vicinanze e, in ultima analisi, contribuire a garantire la sicurezza pubblica”, come ha riportato dall'Isle of Wight County Press

Poi c'è anche un caso giudiziario. La polizia del Galles del Sud è stata portata dalla Corte Suprema - in un processo che aveva come imputato la pratica tecnologica - da un cittadino che è stato ripreso da un sistema di sorveglianza di questo tipo senza averne dato il consenso. La Corte ha stabilito che era legale, anche se ora è stato impugnato il ricorso.

Un sistema sensibile ai pregiudizi

Alcuni ricercatori hanno espresso preoccupazione sul fatto che alcuni di questi sistemi potrebbero essere "sensibili ai pregiudizi". Le telecamere sarebbere più propense a identificare donne e persone di colore. Areeq Chowdhury, responsabile del gruppo di consulenza della Future Advocacy, ha proposto che questo si può spiegare con il fatto che i contrasti di colore sulle persone dalla pelle scura così come l'uso di cosmetici possono confondere i sistemi di sorveglianza e quindi attirare la loro attenzione.

Parallelamente alcuni sistemi non sono stati calibrati con dati sufficienti da permettere loro di identificare potenziali sospettati tra individui di diversa etnia. Poca chiarezza sulle regole che disciplinano l'uso del sistema "live"

Zak Doffman, amministratore delegato di Digital Barriers, sostiene che il riconoscimento facciale "live" può rappresentare uno strumento essenziale nella lotta al terrorismo. "Immaginate che io sappia che c'è un gruppo di individui nel centro di Londra che intende fare del male, su vasta scala, ai cittadini. Secondo voi, avreste il sostegno pubblico per utilizzare un sistema di riconoscimento facciale che permetta di intercettarli prima che possano fare del male a qualcuno? Direi quasi categoricamente di sì".

Contemporaneamente, Doffman ha anche confessato che non si ritiene un sostenitore dell'uso indiscriminato della tecnologia. "Vi faccio l'esempio opposto: un individuo è stato cacciato da un pub per aver bevuto troppo il sabato sera. Il pub ha scattato una foto a quell'individuo. Si dovrebbe allora impedirgli di entrare in futuro in questo locale o in altri a causa di un episodio come questo? ". La conclusione dell'amministratore delegato di Digital Barriers è che: "Purtroppo non c'è chiarezza. Non c'è regolamento che governa entrambi i casi e questa è la sfida in cui dobbiamo impegnarci."

L'opinione del Commissario del sistema di sorveglianza britannico

Il Commissario del sistema di sorveglianza britannico, Tony Porter, sottolinea l'importanza di attivare una serie di norme rigorose in grado di definire i limiti nel campo d'azione della tecnologia. Un'azione, questa, che deve anticipare l'entrata in scena delle forze dell'ordine. "Ci dovrebbe essere una normativa specifica riguardo all'efficacia, all'efficienza e all'ubicazione di questo sistema di riconoscimento facciale "live", afferma Porter. "Bisogna dimostrare ai cittadini  che qualsiasi pregiudizio etnico è stato sradicato".

La posizione del ministero dell'Interno

Il ministero dell'Interno ha accolto con favore una recente sentenza che sottolinea: "Nel Regno Unito esiste un quadro giuridico chiaro e sufficiente per l'impiego e l'uso di strumenti di tecnologia di riconoscimento facciale "live". La tecnologia, pur con le sue fragilità, avrebbe dunque dimostrato di essere un valido alleato nella lotta alla criminalità, permettendo alle forze di polizia di identificare i sospettati in modo efficiente e rapido.