C'è un'app che aiuta gli albanesi a ottenere la cittadinanza

sonia montrella
Ermir Lushnjari, albanese naturalizzato italiano, 8 anni fa ha conquistato con fatica e pazienza la sua cittadinanza. E oggi aiuta gli stranieri che devono districarsi in quella giungla della burocrazia italiana per arrivare pronunciare il tanto atteso giuramento. Come ci riesce? Con un'app gratuita e semplice da usare. “A prova di bambino”, dice all'Agi Ermir, 36 anni, consulente legale.Lanciata nel febbraio 2018, l'app, che si chiama Caj Mali come “un tè di montagna di facile preparazione”, conta oggi 10 mila utenti in più di 80 Paesi del mondo. “Sono perlopiù persone sposate con un cittadino italiano e residenti all'estero”. Lo strumento “si propone di fornire agli utenti informazioni utili e complete o semplicemente permettendoti di verificare a che punto sia la tua pratica”.Nello specifico l'app ha 4 funzioni: 1. Controllo pratica 2. Info cittadinanza 3. Sollecita la domanda 4. AssistenzaCon il “controllo pratica” l'utente si collega direttamente con il portale del ministero dell'Interno per verificare l'andamento della sua domanda. Potrebbe farlo anche senza l'app ma il processo non è così intuitivo “richiede 4 passaggi e la capacità di orientarsi sul web. Io fornisco il link diretto”.Nella sezione “info cittadinanza”, invece, “spiego e riassumo in modo veloce e chiaro la normativa sulla richiesta di cittadinanza”. Se la pratica va per le lunghe o se c'è necessità di richiedere chiarimenti non c'è bisogno di andare da un legale o dal Caf e pagare perché l'app “fornisce 5 lettere raccomandate per inviare solleciti o per chiedere il casellario penale, individuando l'indirizzo dell'ufficio competente in base al codice di avviamento postale dell'utente”.“Basta scaricare il modulo, firmarlo e presentarlo allo sportello”, spiega Lushnjari. Infine, si è messo lui stesso, Ermir, a disposizione degli utenti indecisi che possono contattarlo su Whatsapp. Una funzione, questa, destinata a sparire: “Troppe telefonate, e poi dopo un anno so quali sono le informazioni che chiedono maggiormente gli utenti, le inserirò nell'app”.Di una cosa è certo Ermir: “Non è facile per un italiano avere a che fare con la burocrazia italiana, figurarsi per uno straniero”. Sono 170mila gli stranieri che ogni anno fanno domanda per ottenere la cittadinanza. E di questi, circa 30mila sono albanesi. Tra gli scogli più grandi, spiega Ermir, c'è quello di consegnare la documentazione della data del primo ingresso in Italia e poi dei periodi di soggiorno. “Bisogna recarsi nei singoli comuni in cui si è vissuto per avere le date e trasmetterle al ministero dell'Interno, che a sua volta fa delle verifiche presso i database dei comuni. Mi chiedo: al Ministero non basterebbero i dati anagrafici per ottenere queste informazioni ed evitare sprechi di tempo?”.Ermir è in Italia dal 1999, quando scappò a bordo di un barcone da un'Albania ridotta al caos, entrando nel nostro Paese da clandestino per ricongiungersi ai familiari. “Oggi mi scuso per questo, ma non c'erano molte alternative. Oggi mezzo milione di albanesi vive qui e la maggior parte sono entrati illegalmente. Non lo abbiamo fatto perché volevamo sfidare le leggi, non lo abbiamo fatto con arroganza, ma eravamo senza alternativa”.Di fatto “molti miei connazionali erano obbligati a vivere da clandestini aspettando la sanatoria di turno. Sarebbe stato tutto più semplice se ci fossero stati dei visti di lavoro: nessuno avrebbe rischiato la vita in mare, peraltro alimentando la criminalità. E noi avremmo pagato volentieri l'ambasciata italiana anziché dare quei soldi allo scafista”.Arrivato in Italia, Ermir ha iniziato a lavorare in una falegnameria. Vi è rimasto per 11 anni, pagandosi prima la scuola superiore e poi la facoltà di Giurisprudenza. Per anni ha lavorato di giorno e studiato di sera e nei weekend. “Ero molto motivato e quell'esperienza mi ha insegnato molto. So cosa vuol dire essere dall'altro lato della scrivania, quello più scomodo”.L'amore di Ermir per l'Italia è nato molto prima di quel viaggio della vita. “Noi albanesi vediamo l'Italia come un punto di riferimento. Sophia Loren, Celentano, Fellini, sono sempre stati dei miti per mio padre, ma anche per me”. Al contrario, “l'Italia ha sempre avuto un rapporto con l'Albania come quello che si ha con un cugino di 4 grado: ci conosce, ma ci guarda con indifferenza”. Eppure la comunità è integrata attivamente nella vita sociale.“Molti albanesi li trovi in diversi settori: imprenditoria, arte, sport, nel mondo accademico. E anche in politica: nelle ultime elezioni sono stati circa 150 candidati per consigliere comunali e con partiti diversi, sia del centro destra che di centro sinistra. Abbiamo avuto persino una candidata italo albanese (per la prima volta) per le europee”. A proposito dei rapporti tra i due Paesi “c'è un libro di Indro Montanelli che leggo e rileggo come un cristiano fa con la Bibbia: si intitola “Albania, una e mille”. Lo consiglio a chiunque pensi che Tirana e Roma siano distanti anni-luce”

Ermir Lushnjari, albanese naturalizzato italiano, 8 anni fa ha conquistato con fatica e pazienza la sua cittadinanza. E oggi aiuta gli stranieri che devono districarsi in quella giungla della burocrazia italiana per arrivare pronunciare il tanto atteso giuramento. Come ci riesce? Con un'app gratuita e semplice da usare. “A prova di bambino”, dice all'Agi Ermir, 36 anni, consulente legale.

Lanciata nel febbraio 2018, l'app, che si chiama Caj Mali come “un tè di montagna di facile preparazione”, conta oggi 10 mila utenti in più di 80 Paesi del mondo. “Sono perlopiù persone sposate con un cittadino italiano e residenti all'estero”. Lo strumento “si propone di fornire agli utenti informazioni utili e complete o semplicemente permettendoti di verificare a che punto sia la tua pratica”.

Nello specifico l'app ha 4 funzioni:

  1.  Controllo pratica
  2.  Info cittadinanza
  3.  Sollecita la domanda
  4.  Assistenza

Con il “controllo pratica” l'utente si collega direttamente con il portale del ministero dell'Interno per verificare l'andamento della sua domanda. Potrebbe farlo anche senza l'app ma il processo non è così intuitivo “richiede 4 passaggi e la capacità di orientarsi sul web. Io fornisco il link diretto”.

Nella sezione “info cittadinanza”, invece, “spiego e riassumo in modo veloce e chiaro la normativa sulla richiesta di cittadinanza”. Se la pratica va per le lunghe o se c'è necessità di richiedere chiarimenti non c'è bisogno di andare da un legale o dal Caf e pagare perché  l'app “fornisce 5 lettere raccomandate per inviare solleciti o per chiedere il casellario penale, individuando l'indirizzo dell'ufficio competente in base al codice di avviamento postale dell'utente”.

“Basta scaricare il modulo, firmarlo e presentarlo allo sportello”, spiega Lushnjari. Infine, si è messo lui stesso, Ermir, a disposizione degli utenti indecisi che possono contattarlo su Whatsapp. Una funzione, questa, destinata a sparire: “Troppe  telefonate, e poi dopo un anno so quali sono le informazioni che chiedono maggiormente gli utenti, le inserirò nell'app”.

Di una cosa è certo Ermir: “Non è facile per un italiano avere a che fare con la burocrazia italiana, figurarsi per uno straniero”. Sono 170mila gli stranieri che ogni anno fanno domanda per ottenere la cittadinanza. E di questi, circa 30mila sono albanesi. Tra gli scogli più grandi, spiega Ermir, c'è quello di consegnare la documentazione della data del primo ingresso in Italia e poi dei periodi di soggiorno. “Bisogna recarsi nei singoli comuni in cui si è vissuto per avere le date e trasmetterle al ministero dell'Interno, che a sua volta fa delle verifiche presso i database dei comuni. Mi chiedo: al Ministero non basterebbero i dati anagrafici per ottenere queste informazioni ed evitare sprechi di tempo?”.

Ermir è in Italia dal 1999, quando scappò a bordo di un barcone da un'Albania ridotta al caos, entrando nel nostro Paese da clandestino per ricongiungersi ai familiari. “Oggi mi scuso per questo, ma non c'erano molte alternative. Oggi mezzo milione di albanesi vive qui e la maggior parte sono entrati illegalmente. Non lo abbiamo fatto perché volevamo sfidare le leggi, non lo abbiamo fatto con arroganza, ma eravamo senza alternativa”.

Di fatto “molti miei connazionali erano obbligati a vivere da clandestini aspettando la sanatoria di turno. Sarebbe stato tutto più semplice se ci fossero stati dei visti di lavoro: nessuno avrebbe rischiato la vita in mare, peraltro alimentando la criminalità. E noi avremmo pagato volentieri l'ambasciata italiana anziché dare quei soldi allo scafista”.

Arrivato in Italia, Ermir ha iniziato a lavorare in una falegnameria. Vi è rimasto per 11 anni, pagandosi prima la scuola superiore e poi la facoltà di Giurisprudenza. Per anni ha lavorato di giorno e studiato di sera e nei weekend. “Ero molto motivato e quell'esperienza mi ha insegnato molto. So cosa vuol dire essere dall'altro lato della scrivania, quello più scomodo”.

L'amore di Ermir per l'Italia è nato molto prima di quel viaggio della vita. “Noi albanesi vediamo l'Italia come un punto di riferimento. Sophia Loren, Celentano, Fellini, sono sempre stati dei miti per mio padre, ma anche per me”. Al contrario, “l'Italia ha sempre avuto un rapporto con l'Albania come quello che si ha con un cugino di 4 grado: ci conosce, ma ci guarda con indifferenza”. Eppure la comunità è integrata attivamente nella vita sociale.

“Molti albanesi li trovi in diversi settori: imprenditoria, arte, sport, nel mondo accademico. E anche in politica: nelle ultime elezioni sono stati circa 150 candidati per consigliere comunali e con partiti diversi, sia del centro destra che di centro sinistra. Abbiamo avuto persino una candidata italo albanese (per la prima volta) per le europee”. A proposito dei rapporti tra i due Paesi “c'è un libro di Indro Montanelli che leggo e rileggo come un cristiano fa con la Bibbia: si intitola “Albania, una e mille”. Lo consiglio a chiunque pensi che Tirana e Roma siano distanti anni-luce”