C’è una nuova nuvola? No, anzi sì, anzi forse…

C'è una nuvola che non passa mai di moda in ambito giornalistico e il suo nome è "Asperatus Undulatus". Negli ultimi 4 anni è entrata e uscita dalle cronache almeno un paio di volte a stagione e immancabilmente ci si riferiva ad essa come la "nuova nuvola" appena scoperta e ufficializzata. In realtà la storia, cominciata nel 2009, è molto più complessa e soprattutto ancora impantanata nella burocrazia delle Nazioni Unite.

Nel 2009 numerose segnalazioni e foto da molte parti del mondo spingono i membri della autorevole "Cloud Appreciation Society" a inventare un nuovo nome per un tipo di nube che appariva come un mare in burrasca. Usando il latino, come si conviene alle classificazioni ufficiali, i membri optarono per "asperatus" (che si può interpretare come "increspato" in italiano) "undulatus" ("ondulato"), dato l'aspetto della nuvola in questione.





Tuttavia, ogni nuova nube deve essere accettata dall'Organizzazione Mondiale della Meteorologia (organismo delle Nazioni Unite) e successivamente inserita nell'Atlante Internazionale delle Nubi. Solo allora può essere considerata a tutti gli effetti una nuova tipologia di nube ufficialmente riconosciuta. E qui cominciano i problemi: l'ultima edizione dell'Atlante risale al 1975 e l'ultima nube inserita addirittura al 1951 (il "cirrus intortus").

Per la asperatus undulatus il percorso è quindi ancora lungo, sebbene ogni anno ci venga presentata come la nuova, terrificante nube scoperta dagli scienziati. Molto chiaro è invece il suo meccanismo di formazione, molto simile alle "mammatus": aria lievemente più fredda in quota in una atmosfera instabile, che tende quindi a "colare" verso il basso modellata dalle correnti.

Redazione Classmeteo
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