Cadavere decapitato nel Po: il filo con un altro scomparso e la pista della setta, autopsia cruciale

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Stefano Barilli
Stefano Barilli

Possibile svolta nella scomparsa di Stefano Barilli, il 23enne piacentino scomparso dall’8 febbraio e la cui morte è accostata in ipotesi al ritovamento di un cadavere decapitato affiorato dalle acque del Po fra Lodi e Cremona. Il mistero legato alla scomparsa del giovane seguirebbe un doppio filo: quello del biglietto ritrovato sul cadavere con l’inquietante scritta “È un suicidio, nessuno mi ha costretto a farlo”, e quello legato alle sorti di un altro ragazzo scomparso da dicembre 2020, Alessandro Venturelli. Una pista precisa ma non ancora suffragata da elementi concreti porterebbe ad una setta che avrebbe messo in tacca di mira entrambi i giovani, ma allo stato la ricostruzione appare quanto meno improbabile. A dirla tutta il primo passo empirico per far luce sulla vicenda è quello legato alla comparazione del dna di Stefano con quello del cadavere senza testa. 

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Svolta nella scomparsa di Stefano: gli elementi

Il resto per ora è letteratura. Proviamo a far chiarezza sullo storico comunque. Il corpo decapitato è stato rinvenuto il 17 aprile in località Caselle Landi dai vigili del fuoco impegnati nelle ricerche di Stefano ma non si sa ancora se sia Stefano. Il Giorno ha riferito che tra i vestiti del cadavere sarebbero stati ritrovati documenti e un biglietto che farebbero pensare a Stefano. Lo stato di decomposizione del corpo poi sarebbe “compatibile con i tempi della scomparsa”. A tutte queste domande darà risposta l’autopsia di domani lunedì 19 aprile. 

Stefano e Alessandro: i parallelismi

E veniamo ai parallelismi con la vicenda di Alessandro, dando però per assunto il concetto che un parallelismo è una possibilità di prova e non certo una prova empirica. I due ragazzi sono entrambi emiliani, entrambi scomparsi e più o meno coetanei, 21 il primo e 23 il secondo. È troppo poco, anche a contare il particolare emotivo per cui entrambi, prima di scomparire, avrebbero salutato le rispettive mamme con enfasi, quasi a sottintendere un addio predeterminato. La pista per ora evanescente, è quella per cui entrambi possano essere finiti nelle grinfie di una psico setta, di un consesso di matti violenti cioè che agiscono sulla volontà delle loro vittime. L’input alla pista comune lo aveva dato una puntata di “Chi l’ha visto”, piste che però si era rilevata in quel frangente falsa. Due giovani che parevano i due scomparsi erano stati segnalati assieme in stazione a Milano ma non era così. 

Il messaggio da madre a madre

La Squadra Mobile di Modena aveva comunque iniziato a battere altre piste ma sempre non escludendo che le sorti dei due, Stefano e Alessandro, fossero legate. Per il momento e in attesa dell’autopsia si registra solo la dichiarazione di Roberta Carassai, madre di Alessandro Venturelli: “Sono senza parole, mi aspettavo un epilogo completamente diverso. Esprimo tutta la mia vicinanza a Natascia, la mamma di Stefano. Per mio figlio Alessandro continuo a sperare, le due storie sono diverse, non credo abbia mai pensato di fare un gesto estremo”.