Cade il falco olandese Rutte. Ma per l'Italia potrebbe non essere una buona notizia

Angela Mauro
·Special correspondent on European affairs and political editor
·2 minuto per la lettura
Dutch Prime Minister Mark Rutte (R) of the VVD Liberal party and Dutch far-right politician Geert Wilders of the PVV Party take part in a meeting at the Dutch Parliament after the general election in The Hague, Netherlands, March 16, 2017.  REUTERS/Yves Herman      TPX IMAGES OF THE DAY (Photo: Yves Herman / Reuters)
Dutch Prime Minister Mark Rutte (R) of the VVD Liberal party and Dutch far-right politician Geert Wilders of the PVV Party take part in a meeting at the Dutch Parliament after the general election in The Hague, Netherlands, March 16, 2017. REUTERS/Yves Herman TPX IMAGES OF THE DAY (Photo: Yves Herman / Reuters)

In piena pandemia, ma per motivi totalmente diversi, due governi europei sono in crisi. E non si tratta di due governi a caso, ma dello zenit e del nadir della discussione europea su come gestire la crisi economica da covid.

Oltre al governo Conte, messo in difficoltà dall’alleato di maggioranza Matteo Renzi, oggi cade anche quello olandese di Mark Rutte, leader dei frugali che a luglio sono scesi in battaglia contro il ‘Next Generation Eu’, o meglio: per ricavarne maggiori sconti ai contributi al bilancio Ue (i cosiddetti ‘rebates’). Se la crisi italiana potrebbe in qualche modo trovare una soluzione nel breve termine, quella olandese dovrà passare dalle elezioni già programmate per il 17 marzo. Ma se cade il ‘falco’ Rutte, non è affatto detto che al governo de L’Aja arrivi qualcuno più ‘amico’ dell’Italia e dei paesi in difficoltà. L’ultra-destra di Geert Wilders è seconda nei sondaggi, dopo il partito del premier dimissionario. E l’Olanda, come la maggioranza degli Stati membri, deve ancora ratificare il recovery fund.

Comunque, per ora, anche i frugali piangono. Rutte si è dimesso oggi, travolto da uno scandalo con venature razziste. Secondo un’inchiesta parlamentare, uno dei suoi 3 governi (lui è in sella dal 2010), negli anni dal 2012 al 2018, avrebbe contestato l’erogazione di sussidi a circa 20mila famiglie povere con false accuse. In molti casi, si trattava di genitori con doppia nazionalità. In moltissimi casi, le famiglie interessate si sono indebitate per restituire i bonus al governo. Ma avevano ragione loro. E lo si scopre ora. Rutte resterà in carica per gli affari correnti fino a nuove elezioni che erano già programmate per il 17 marzo. Ma la sua crisi è la crisi di uno dei primi (chissà se ultimo) ‘falchi’ dell’Europa dell’austerity.

Capofil...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.