Caduta del Fascismo: gli ultimi giorni del regime e la Resistenza

Caduta del Fascismo: le cause e la Resistenza

Il periodo dal 1942 al 1943 segna la caduta del fascismo. Tra le cause che contribuiscono alla corrosione dei consensi del popolo, di certo, lo scarso entusiasmo della popolazione per la guerra in corso; altre motivazioni sono le sconfitte militari in Nord Africa (Autunno 1942) e in Russia (autunno-inverno 1942-1943). Nei primi mesi del ’43, la popolazione italiana, stremata dalla fame e dagli stenti, inizia a farsi sentire e a protestare. I primi scioperi sono quelli di Torino, e tali manifestazioni colgono totalmente impreparati gli esponenti del partito fascista, incapaci di reprimere le agitazioni. In questo periodo anche la figura di Mussolini, presso i cittadini, perse prestigio e fiducia.

Caduta del Fascismo: le cause

Nella notte tra il 10 e l’11 Luglio 1943, le forze alleate (anglo-americane) sbarcano in Sicilia con 150.000 uomini. A questo punto, di fronte alla manifesta superiorità nemica, il comparto italiano rifiuta di combatterle; molti ufficiali e un gran numero di soldati decidono di disertare, lasciando campo aperto agli alleati. Anche di fronte alla gravità della situazione, però, Mussolini non intende intavolare trattative di pace con gli invasori. Fu allora che re Vittorio Emanuele III decise di organizzare un colpo di stato che estromettesse Mussolini, sollevandolo da ogni potere.

Il sovrano optò per questa scelta sopratutto per evitare che il tracollo del regime coincidesse con quello dell’istituzione regia, tentando, con una mossa tardiva e disperata, di distinguere la monarchia dal fascismo. Nel frattempo, però, gli eventi precipitarono più in fretta di quanto il monarca avesse previsto. Il Gran Consiglio del Fascismo, il 24 Luglio, sfiduciò Mussolini. Quando il duce si presentò in udienza davanti Vittorio Emanuele III, questi, vedendo i nuovi sviluppi, fu destituito dalla carica di capo del Governo, venne arrestato e portato in una località segreta. Il governo fu affidato al maresciallo Pietro Badoglio e il regime fascista, dopo un ventennio, crollò.

L’8 settembre 1943, Badoglio, diffuse via radio la notizia dell’avvenuto armistizio con la Gran Bretagna e gli Stati Uniti. Nonostante tale scelta, l’esercito italiano è abbandonato alla sorte della repressione delle truppe tedesche, che in breve tempo confluiscono sulla penisola e catturano circa 700.000 militari italiani. In poche settimane, a causa della mancanza di un nuovo piano organizzativo, l’esercito italiano conta 19.000 vit

La Resistenza al regime

Nel frattempo Mussolini, tenuto prigioniero sul Gran Sasso, il 12 settembre, liberato dai paracadutisti tedeschi e, sotto l’influenza nazista, istituisce la Repubblica Sociale Italiana (RSI), meglio conosciuta con il nome di Repubblica di Salò, Stato fantoccio che in realtà viene considerato da Hitler alla stregua di un qualsiasi altro territorio occupato. La RSI si estende dall’Italia del Nord fino ai confini settentrionali della Campania. Il nuovo Stato non trova mai il consenso del popolo italiano, che cercò di boicottare in tutti i modi la chiamata alle armi degli uffici di leva. Molti dei ribelli ingrossarono le fila della Resistenza, movimento antifascista guidato dal Comitato di Liberazione Nazionale (CNL).

Il movimento era composto da militari che avevano scelto la lotta partigiana per fedeltà allo Stato; al proprio interno, però, si contavano numerosi prigionieri inglesi o russi evasi dai campi in cui erano confinati. A essi si aggiunsero formazioni di comunisti e di aderenti al Partito d’Azione. I partigiani riuscirono a liberare Firenze, ma subirono anche numerose sconfitte (come quella del Grappa, che vide cadere circa 300 militanti).

Mentre al nord infuriavano le battaglie, al sud non vi fu un vero e proprio movimento di Resistenza. Nel Meridione, infatti, i partiti politici dovettero subito fronteggiare i nuovi problemi che si sarebbero posti all’indomani della fine del conflitto. Nonostante il re avesse provocato la conclusione del regime, i partiti antifascisti che si riunirono in un congresso, continuavano a diffidare del sovrano e volevano una sua uscita di scena, soprattutto a causa delle grandi responsabilità che aveva avuto nel consegnare le chiavi del Paese a Mussolini e ai fascisti.