Cagliari riscopre la 'Colonia Dux' , dopo decenni di abbandono tutti la vogliono

Maddalena Brunetti
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AGI Tutti vogliono la Colonia Dux di Cagliari, per decenni abbandonata al suo destino di rudere fatiscente che sfregia le famosa spiaggia del Poetto. Realizzata sull'arenile negli anni Trenta per ospitare i 'bambini bisognosi', dopo la Guerra è stata convertita in un ospedale, dalle cui finestre si vedevano distese di ombrelloni e bagnanti tra le onde. Negli anni Ottanta l'edificio è stato abbandonato diventando rifugio per senza tetto e 'tela' per writer che sui muri hanno lasciato giganteschi slogan antimilitaristi.

Una struttura elegante diventata 'ecomostro'

L'incuria e il lavoro costante della salsedine l'hanno ridotta a una sorta di 'ecomostro' nonostante la forma elegante: tanti tentativi i rinascita, sempre falliti perché del rudere in riva al mare si poteva fare tutto, tranne che un albergo. A far naufragare i progetti di riqualificazione i tanti vincoli architettonici, ma soprattutto la “destinazione d'uso sanitario” che di recente è stata modificata, facendo scattare la corsa all'aggiudicazione. Ora sono sei le società che, partendo da una base d'asta di quasi 419mila euro, vogliono aggiudicarsi la posizione esclusiva e il pregio storico del rudere che campeggia sullo splendido Golfo degli Angeli.

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Una lunga storia che parte dagli anni '30

È una storia lunga e ricca di colpi di scena quella della Colonia Dux, poi Ospedale Marino, voluta dal partito fascista per sostituire i capannoni di legno che ogni estate ospitavano i bimbi che avevano necessità di sole e iodio. Un istituto per piccoli indigenti, dunque, il cui progetto venne affidato all'architetto Ubaldo Badas. I lavori iniziarono nel 1937 e si fermarono allo scoppio della Seconda guerra mondiale, lasciando sulla spiaggia solo lo scheletro di una struttura che, con la sua forma concava, doveva ricordare quella di un “idrovolante pronto a decollare sul Mediterraneo”. Dopo l'armistizio, l'edificio passò nelle mani del Consorzio Antitubercolare che lo fece completare. Nasceva così l'ospedale Marino che negli anni Settanta si allargherà con due costruzioni, realizzate sempre sull'arenile, per il Pronto Soccorso e altri presidi.

I tre fabbricati resteranno attivi fino al 1982 quando medici, infermieri e apparecchiature vengono trasferiti in un vicino albergo (divenuto il nuovo ospedale Marino e tuttora attivo), mentre quella che doveva essere la Colonia Dux verrà inghiottita da oblio e abbandono, trasformandosi in un rudere che sfregia ancora oggi la bella spiaggia dei Centomila. Passano 24 anni di silenzio e degrado. È il 2006 quando l'assessorato regionale agli Enti locali e Urbanistica prepara un bando per l'affidamento dell'ex ospedale che, vincolata dalla destinazione d'uso, deve restare struttura sanitaria.

Vincoli e ricorsi al Tar

Sono tre le società che si fanno avanti: vince la Sa&Go, mentre la seconda arrivata, la Prosperius, corre a bussare alle porte del Tar. Il ricorso pendente diventerà solo l'ultimo degli intoppi: dopo l'aggiudicazione, il direttore regionale per i Beni culturali e paesaggistici dà parere negativo e pone un vincolo sull'immobile dell'osannato architetto Badas rendendo impossibile modificare travi, pilastri e solai. La gara prevedeva la demolizione del vicino Pronto Soccorso di proprietà del Demanio, il quale non vuole rinunciare alle sue cubature e chiede in cambio altri spazi. Infine gli uffici tecnici comunali fanno sapere che lo stabile ricade in una vincolatissima zona G, dove le volumetrie non possono essere spostate. Un disastro: la Sa&Go si ritira e tutto si riferma. A rimescolare le carte ci pensa il Consiglio di Stato: torna in pista la ricorrente, la Prosperius che sul Poetto vuole realizzare un centro di riabilitazione. La struttura sta per essere consegnata all'impresa quando un gruppo di senzatetto che ha scelto l'ex pronto soccorso come casa, fa slittare tutto ancora una volta.

La partita degli accrediti

Il nodo centrale però è un altro: Regione e società avviano un lungo braccio di ferro sui posti letto che la Prosperius vuole accreditare per la sua casa di cura. Una partita giocata tutta sugli accrediti: la Regione paga le prestazioni sanitarie effettuate dai privati, che devono però avere accreditamenti per i loro posti letto, ognuno dei quali deve avere apposita autorizzazione. I calcoli per la divisione di questo budget si facevano, per legge, sulla base della popolazione territoriale di ogni Asl. Il mercato delle case di cura private era già saturo quando la Prosperius prova ad ottenere gli accrediti. Siamo ormai nel 2013 e la società abbandona la Colonia Dux, annunciando una richiesta di risarcimento danni, respinta definitivamente nel 2017. Si torna allo stallo mentre le spese, a carico della Regione, per la guardiania dell'immobile continuano a salire. 

Il cambio di destinazione

Nel frattempo si fa largo un'idea 'rivoluzionaria'. Qualcuno inizia a pensare che su una spiaggia ci starebbe meglio un albergo piuttosto che un ospedale. Comune e Regione avviano gli iter per le modifiche che consentono di trasformare l'ecomostro in hotel. I percorsi per trasformare la destinazione d'uso e il Piano urbanistico comunale vengono completati lo scorso anno. L'obiettivo è “fruizione turistica del compendio che ricomprende il Poetto e il parco di Molentargius” che con le sue saline e gli splendidi fenicotteri rosa offre spettacoli naturali unici: la scenografia perfetta per un albergo sul mare. Il cambio di destinazione d'uso ha scatenato la gara per la 'Colonia Dux'. Sei società hanno presentato un manifestazione d'interesse per gestire 'l'idrovolante pronto a decollare' sul mare di Cagliari.