Caiazza: intercettate, intercettate, qualcosa si scoprirà -2-

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Roma, 28 feb. (askanews) - Caiazza poi spiega: "Si tratta di un diritto gelosamente protetto dalla nostra Costituzione, al punto che l'autorità giudiziaria può si violarlo, ma a condizioni formalmente assai rigorose: solo per alcuni reati gravi, ma -quel che più conta- solo se già esistano indizi assai consistenti che in quel luogo, o da parte di quelle persone, si stiano per commettere quei gravissimi reati. Cercate di fissare bene in mente (parlo ai non addetti ai lavori) questo basilare principio: diversamente che per altri mezzi e forme di investigazione (pedinamento, perquisizioni, esame di persone informate sui fatti), per violare quel fortino inespugnabile della più intima libertà della persona che è la libera conversazione privata, non bastano i sospetti; è necessario che la ipotesi della commissione di uno di quei gravi reati che consente l'intercettazione sia supportata da indizi gravi ed attuali, prossimi a quelli necessari ed indispensabili per ordinare la custodia cautelare".

E "dunque il potere spaventoso di ascoltarci nella nostra intimità quotidiana non può essere usato per scoprire dei reati, ma solo per avere conferma e circostanziato dettaglio di reati in ordine ai quali la motivazione del provvedimento autorizzativo deve già garantire di avere acquisito consistenti elementi indiziari. Il materiale così pur legittimamente raccolto resta comunque un atto di violenza verso la persona, che si troverà scoperto, denudato in quella intimità che sapeva certa ed intangibile. Questo spiega perché la sua pubblicazione è in sé una barbarie, al pari di chi mi arrestasse sì giustificatamente, ma pretendesse di portarmi in carcere nudo e trascinato in catene per strada nel pubblico ludibrio", spiega ancora Caiazza. (Segue)