Caiazza: intercettate, intercettate, qualcosa si scoprirà

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Roma, 28 feb. (askanews) - "Qualcuno ricorda perché l'allora Ministro della Giustizia Orlando aveva inteso mettere mano alle norme sulle intercettazioni telefoniche ed ambientali? Beh, ve lo ricordo io. L'intenzione era quella di porre un freno alla pubblicazione indiscriminata ed incontrollata divenuta abituale sui media nostrani di uno degli atti più intimi della persona: una conversazione privata. Ci torniamo dopo, ora ragioniamo un attimo di cosa esattamente stiamo parlando".

Così scrive Gian Domenico Caiazza, presidente dell'Unione camere penali in un post su Facebook che in poche ore ha raccolto molti consensi. "Nulla di più intimo, nulla di più connaturato all'idea stessa di libertà della persona - continua - Sono a casa mia, sono al telefono, sono in ufficio, sono in camera da letto. Parlo e non devo rendere conto a nessuno, se non al mio interlocutore ed alla mia coscienza, di ciò che dico, di come lo dico; se mento, se millanto, se svelo segreti e verità, se diffondo calunnie; se bestemmio, se oltraggio la memoria di morti, di santi o di eroi, se uso espressioni e linguaggi impensabili se non nella incoercibile libertà della più assoluta privatezza". (Segue)