La Russia dice no al taglio della produzione di petrolio

Si allontana la possibilità di un accordo tra Paesi Opec e Paesi non Opec su un nuovo taglio della produzione per rispondere all'emergenza coronavirus. Lo riferiscono due fonti alla Reuters. La notizia ha fatto precipitare ulteriormente il corso del greggio sui mercati: il Brent cede il 6,54% a 46,72 dollari a barile, mentre il Wto perde il 6,78% a 42,79 dollari.

Una fonte vicina alle trattative ha riferito all'Interfax che la Russia non è disponibile a discutere l'opzione di ridurre di ulteriori 1,5 milioni di barili al giorno la produzione nel secondo trimestre. Durante un primo incontro del comitato ministeriale dell'Opec+, i delegati di Mosca hanno fatto sapere che "la Russia non discuterà altre opzioni" rispetto alla proposta avanzata di estendere fino a giugno l'accordo sugli attuali tagli che scade a fine marzo. In particolare, l'Opec+ dovrebbe farsi carico di un taglio di mezzo milione di barili sugli 1,5 milioni proposti. Dopo ore di rinvii una nuova sessione dell'Opec+ è tornata ora a riunirsi.

Perché Mosca dice no

Mosca finora ha espresso la sua riluttanza ad intraprendere tagli più profondi in quanto, come secondo produttore mondiale di greggio, dopo gli Stati Uniti e prima dell'Arabia Saudita, ha basato la sua previsione di bilancio su un barile a 42,4 dollari. Per questo motivo, sarebbe soddisfatta dell'attuale livello dei prezzi.

Per le major russe, qualsiasi barile ritirato dal mercato implica infatti un calo dei proventi finanziari e il rischio di perdere quote di mercato a favore degli Stati Uniti. Per cercare di convincere i suoi alleati, l'Opec ha deciso quindi di chiedere loro di farsi carico solo di un terzo di tutti i nuovi tagli, ovvero 500.000 barili al giorno.