Calabria, Nucera: competenza e formazione per stop a corruzione

Red

Reggio Calabria, 28 ott. (askanews) - "In Calabria, purtroppo sempre più spesso, gli stereotipi si radicano nel sentire comune, finendo per diventare realtà incontrovertibili. L'immagine di una regione dominata dalla corruzione pubblica, con al governo una burocrazia totalmente inefficiente, sembra confermata dall'European Regional Competitiveness Index, l'ultimo report della Commissione europea, a cura di Eurostat, sull'indice di competitività dei Paesi Ue, che dipingono un quadro terrificante della Calabria, relegandola all'ultimo posto della classifica". Lo scrive in una nota l'imprenditore Giuseppe Nucera, promotore del movimento civico indipendente "La Calabria che vogliamo" e candidato alla presidenza della Regione.

"Lo scenario è agghiacciante - sottolinea l'ex presidente di Confindustria Reggio Calabria -. Con riferimento alla cosa pubblica - c'è scritto nel report - su una scala da 1 a 100 la Calabria si mette in tasca appena 5,08 punti, contro i 12,93 e 11,56 punti, rispettivamente di Sicilia e Basilicata. Sono queste le proporzioni di un fenomeno che ha costi altissimi in termini economici, morali, sociali e psicologici, un male difficile da estirpare perché poggia su un patto di reciproco scambio tra corrotto e corruttore".

Prevenire e combattere la corruzione è possibile, afferma Nucera, elencando le possibili soluzioni: "Bisogna iniziare a premiare la competenza nella più assoluta trasparenza, investire nella formazione, far ruotare i dirigenti generali e di settore, individuare e cancellare isole di disimpegno e posizioni di privilegio. Prescindere da tutto questo è impossibile. Sul banco degli imputati non c'è soltanto la politica. La corruzione - prosegue l'imprenditore - si nutre della fragilità della struttura burocratica che spesso il collante tra politica e criminalità. Anche i cittadini possono svolgere un ruolo fondamentale: è infatti dovere di ogni cittadino denunciare qualsiasi tentativo di corruzione".

"La corruzione è dunque il primo male da affrontare e combattere - chiosa Nucera - perché è una delle concause dei mancati investimenti o delle fughe all'estero delle aziende. Ha distorto le risorse perché un'opera pubblica fatta male e inefficiente dipende dal fatto che i soldi della collettività che andavano usati lì sono diversamente utilizzato. Ma combatterla significa anche collaborare con la burocrazia regionale e scegliere un approccio di reciproco rispetto per il raggiungimento degli obiettivi che saranno assegnati".