Calabria, Nucera a Oliverio: in sanità politica ha fatto solo affari

Pol

Roma, 24 set. (askanews) - "Nel settore della sanità pubblica la politica ha sempre fatto solo e soltanto affari". È la denuncia dell'imprenditore Giuseppe Nucera, promotore del movimento 'La Calabria che vogliamo' e candidato alla presidenza della Regione, a commento dell'incontro a Roma tra il presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio, e il ministro della Salute, Roberto Speranza.

"In Calabria abbiamo due tipi di sanità - spiega Nucera - la sanità gestita dai privati che eccelle, non solo nella nostra regione, ma in tutto il territorio nazionale. Si potrebbe quasi dire che i presidi sanitari calabresi superino di gran lunga quelli della sanità lombarda. Poi c'è la sanità pubblica, una vera vergogna per i calabresi".

"La verità - chiosa il candidato governatore - è che la politica calabrese vede nella sanità un'occasione per fare clientelismo e assunzioni agli amici. È indispensabile rivedere con rapidità la sanità pubblica. Per la 'Calabria che vogliamo' deve tornare ad essere gestita dai medici e dai primari. Il politico non ha le capacità professionali per poter garantire la piena tutela della salute".

  • Zangrillo: "Il virus dal punto di vista clinico non esiste più"
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    Zangrillo: "Il virus dal punto di vista clinico non esiste più"

    "Oggi è il 31 maggio e circa un mese fa sentivamo epidemiologi temere per la fine del mese e inizio giugno una nuova ondata e chissà quanti posti di terapia intensiva da occupare. In realtà il virus dal punto di vista clinico non esiste più. Questo lo dice l'università Vita e Salute San Raffaele, lo dice uno studio fatto dal virologo direttore dell'Istituto di virologia, il professore Clementi, lo dice il professor Silvestri della Emory University di Atlanta". Così Alberto Zangrillo, direttore della terapia intensiva dell’ospedale San Raffaele di Milano, a 'Mezz’ora in più' su Rai 3. "Lo dico consapevole del dramma che hanno vissuto i pazienti che non ce l'hanno fatta - ha aggiunto Zangrillo - non si può continuare a portare l'attenzione in modo ridicolo come sta facendo la Grecia sulla base di un terreno di ridicolaggine, che è quello che abbiamo impostato a livello di comitato scientifico nazionale e non solo, dando la parola non ai clinici e non ai virologi veri. Il virus dal punto di vista clinico non esiste più. Ci metto la firma". Quindi ha concluso: "I tamponi eseguiti attualmente negli ultimi 10 giorni hanno una carica virale, dal punto di vista quantitativo, assolutamente infinitesimale rispetto a quelli eseguiti uno o due mesi fa".

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    Pappalardo: "Io denunciato? Li denuncio io"

    "Io denunciato? Ma da chi? Da quelli che non sono neanche costituzionali? E dov'è il reato? La situazione è all'inverso, è il governo che è responsabile di reati gravissimi, altro che mascherine...". A parlare all'Adnkronos è l'ex generale dei Carabinieri Antonio Pappalardo, leader della protesta dei cosiddetti Gilet Arancioni e promotore del presidio che si è tenuto oggi in piazza Duomo a Milano per il quale si profila, secondo fonti della questura, una denuncia per violazione delle disposizioni che riguardano il Dpcm nelle parte relativa al divieto di assembramento e all'obbligo di indossare protezioni individuali per contenere il contagio del virus Covid 19. Pappalardo ce l'ha con tutti, da Conte in giù. "Sono stato a Bergamo e in Lombardia e quello che ho riscontrato è veramente vergognoso. La gente che mi ha supplicato 'Generale, ci liberi, ci stanno facendo vivere con i ceppi, non si può vivere più in queste condizioni. Denunciano me? Sono io che denuncio loro..'. In una nota poi diramata il leader dei cosidetti gilet arancioni spiega di voler denunciare anche Sala e Fontana chiedendo ai tre esponenti politici "di dimettersi dalle loro cariche entro il 2 giugno, giorno in cui il popolo si riunirà in Roma per ripristinare libertà e democrazia nel nostro Paese". Sempre nella nota Pappalardo fa presente come nella manifestazione di oggi, i cittadini hanno decretato "all’unanimità" la fine del governo "per palese violazione delle norme costituzionali" e la necessità di "approvare una nuova legge elettorale e per stampare la moneta nazionale".

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    Calabria, mercoledì Consiglio regionale straordinario per abrogare legge vitalizi

    Neanche il tempo di approvarla, che il 3 giugno prossimo il Consiglio regionale della Calabria si riunirà in seduta straordinaria per abrogare la proposta di legge 10/XI con la quale, all’unanimità, sono state apportate modifiche a due articoli della Legge Regionale 13/2019. Modifiche che hanno riguardato anche quello che molti ritengono un vitalizio e che prevedono che basti un giorno da consigliere regionale per far sì che, se anche il politico decade per un qualunque motivo (ad esempio perché dichiarato ineleggibile o per un ricorso presentato e vinto dal primo dei non eletti), ha l’opportunità di maturare ugualmente il "trattamento di fine mandato". La condizione richiesta è che si paghi i contributi per i successivi cinque anni per poter godere dello stesso privilegio di chi è rimasto in carica per l’intera legislatura. La vicenda, in questi giorni, ha scatenato roventi polemiche politiche, annuncio di passi indietro anche da parte di chi aveva dato parere favorevole, distinguo e precisazioni evidenziate da chi afferma che non è stato ripristinato nessun vitalizio e nessun privilegio. Alle polemiche, dunque, si tenterà di porre fine il 3 giugno in un Consiglio regionale con un unico punto all’ordine del giorno, come annunciato dal presidente del Consiglio regionale Domenico Tallini, che ha prima sottolineato "l'urgenza di chiarire all'opinione pubblica che l'Assemblea in alcun modo intende favorire, perpetuare o addirittura ripristinare 'privilegi' che sono stati già cancellati", per poi evidenziare comunque "l'esistenza di incongruenze nella proposta di legge 10/XI, nonché un non allineamento alle intese Conferenza Stato-Regioni e Conferenza dei Presidenti delle Assemblee Legislative delle Regioni italiane".  Si "ritiene pertanto indispensabile – ha spiegato Tallini - che si proceda all'immediata abrogazione delle modifiche introdotte", perché "non possono esserci ombre sull’azione di un Consiglio regionale appena insediato e che già ha dimostrato di lavorare con impegno e senso di responsabilità in un momento così delicato per la vita del Paese e della Calabria". Errori "di valutazione e probabilmente un’analisi superficiale del provvedimento in questione possono e debbono essere riconosciuti con onestà – ha aggiunto Tallini -, è però altrettanto necessario dire chiaramente che non c’è stato alcun tentativo di ripristinare i vecchi vitalizi che sono stati aboliti durante la legislatura di Scopelliti e poi adeguati al contributivo con la legge regionale n. 13 del 2019. Non è stato ripristinato nessun vitalizio. La legge n.13 del 2019 resta pienamente vigente e grazie ad essa il Consiglio regionale della Calabria ha rideterminato ben 189 vitalizi in erogazione con un risparmio di spesa pari ad un milione 250mila euro all’anno. Il risparmio rilevato dalla contabilità dell’ente ad oggi è in linea con le proiezioni di risparmio di spesa quantificate nella relazione tecnico finanziaria, considerato che il risparmio medio mensile rilevato a consuntivo è di oltre 100mila euro".  Per Tallini, dunque, si è "in presenza di mistificazioni e strumentalizzazioni, alimentate dalla peggiore antipolitica e da un sistema mediatico nazionale che non perde occasione per demonizzare la Calabria. Non è un caso che proprio nel momento in cui la nostra regione sta uscendo a testa alta dall’emergenza coronavirus, proponendosi come modello virtuoso nonostante la fragilità del sistema sanitario, si cerchi ad ogni costo di accreditare un’immagine negativa della nostra terra".  Poi Tallini aggiunge: "Probabilmente a certi settori del nord infastidisce il fatto che una regione del meridione sia arrivata quasi a contagi zero, grazie all’abnegazione dei suoi abitanti, ma anche grazie alla risolutezza delle autorità regionali. Una regione che si apre al resto dell’Italia, che tenta di fare ripartire il motore del turismo, non deve certo fare piacere all’antipolitica e all’antimeridionalismo". A prendere posizione contro la nuova legge, in queste ore, sono stati anche l’ex capo politico del M5S, Luigi Di Maio, che ne ha chiesto l’immediata abolizione, e il viceministro dell’Economia Laura Castelli.

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    Coloro che non hanno fatto richiesta a marzo e le nuove categorie previste dal decreto Rilancio hanno tempo fino al prossimo 3 giugno.

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    Due motociclisti, di 41 e 38 anni, sono deceduti in seguito ad uno scontro frontale tra moto in Val di Susa.

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    Secondo l'infettivologo Bassetti milioni di cittadini del nord Italia si sarebbero infettati o quantomeno venuti a contatto con il Covid-19

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    Jason Momoa ha confessato di essersi innamorato della moglie Lisa Bonet quando aveva solo 8 anni e lei recitava già ne I Robinson.

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    Meloni: "Scioccata da metodi cricca Conte"

    "Sono letteralmente scioccata dai metodi che Conte e la sua cricca utilizzano a Palazzo Chigi. Facciamo chiarezza: 1. Per il 2 giugno abbiamo organizzato una manifestazione come centrodestra non lontano dall'Altare della Patria; 2. Trattandosi della Festa della Repubblica, una ricorrenza che rappresenta tutti gli italiani, abbiamo pensato fosse giusto deporre una corona d'alloro al Milite Ignoto; 3. Abbiamo presentato la richiesta al Ministero competente, che l'ha inoltrata a Palazzo Chigi; 4. Alle 18 di oggi apprendiamo DAI GIORNALI che la richiesta è stata rifiutata. Qualcuno da Palazzo Chigi si è messo a chiamare tutti i giornalisti per raccontare che la richiesta era stata rifiutata perché la deposizione di fiori era considerata irrispettosa del Presidente della Repubblica che già la depone in rappresentanza di tutti; ". Lo scrive su Facebook Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d'Italia, pubblicando il testo e gli orari di invio e ricezione della risposta inviata dal Ministero della Difesa in serata. "5. Quando i giornalisti avvertiti hanno cominciato a chiamarci noi non sapevamo nulla perché ancora attendevamo una risposta; 6. La risposta, con il diniego, a noi è arrivata alle 20. Motivazione del no? 'Impossibilità tecnica'. Morale: volevamo solo deporre una corona d'alloro in memoria del Milite Ignoto. Se in quel giorno non era possibile, o non era istituzionalmente rispettoso, bastava dirlo", si legge ancora. "Invece -prosegue- si è pensato che anche questo nostro gesto fosse un'occasione per fare propaganda contro di noi. Perciò lo staff del premier ha passato il pomeriggio a chiamare tutti i giornali per raccontare una versione che serviva a screditarci, senza che nessuno avesse mai parlato della questione con noi. Questi sono i metodi di Palazzo Chigi ai tempi della gestione Conte/Casalino. Nessun rispetto, nessuna lealtà, nessuna regola. Solo l'utilizzo estremo -conclude- delle istituzioni come fossero uno zerbino. Vergogna".

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    Nel comune bergamasco di San Giovanni Bianco il 40% di coloro che hanno effettuato il test sierologico sono risultati positivi al coronavirus.

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    "In un colpo solo perdiamo anche Generali, Governo all'oscuro?"

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    La moglie del poliziotto accusato della morte di Geroge Floyd vuole il divorzio e chiede protezione dalla reazione del marito.

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    Politica
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    Palamara stasera ospite di Giletti a 'Non è l'Arena'

    Stasera a 'Non è l'Arena', il programma di Massimo Giletti in prime time su La7, sarà ospite Luca Palamara, ex presidente dell'Anm e magistrato al centro dello scandalo che sta terremotando la magistratura italiana. Palamara - a quanto si apprende - dirà la sua sulle chat del suo telefono rese pubbliche nelle ultime settimane e svelerà le logiche delle correnti all'interno del Csm e dell'Anm. Giletti proseguirà nella puntata di questa sera l’inchiesta sulle zone d’ombra che avvolgono il caso delle scarcerazioni dei boss dovute all’emergenza sanitaria, del Dap e quello delle intercettazioni dell’ex presidente dell’Anm Luca Palamara. Si parlerà anche del pm Nino Di Matteo che, in attesa di essere ascoltato in commissione nazionale antimafia, non indietreggia di un millimetro sul caso della nomina a capo del Dap offerta e poi ritirata dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. Anzi. Di Matteo rilancia e conferma tutto quello che aveva detto nella telefonata con Giletti nel corso di “Non è l’Arena”.  Si discuterà poi delle rivelazioni choc del sindaco di Napoli ed ex Pm De Magistris contro il Csm. Di quella che è diventata una vera e propria bufera che si abbatte sulla giustizia Giletti ne parlerà anche con Luca Telese, Nunzia De Girolamo, Alfonso Sabella, Luigi De Magistris e Alessandro Sallusti.  Al centro della puntata di questa sera, inoltre, il difficile tema degli spostamenti tra Regioni alla luce della decisione di riaprire tutto dal 3 giugno. Sul piede di guerra alcune Regioni del Sud che minacciano misure di contenimento con controllo dello stato di salute di chi entra. Se ne parlerà con Fabrizio Pregliasco, Matteo Bassetti, Alessandro Cecchi Paone, Pierpaolo Sileri e Cristian Solinas.  Per una riflessione sull’attualità politica ed economica, protagonista del faccia a faccia con Massimo Giletti sarà il leader della Lega Matteo Salvini. Nel corso della puntata le telecamere di “Non è l’Arena” torneranno in Lombardia, nuovamente al centro delle polemiche. Mentre l’Italia si avvia alla riapertura scoppia un caso tra la Regione e il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, secondo cui i dati lombardi sarebbero stati "aggiustati" per evitare la chiusura. Si annunciano querele. Parteciperanno al dibattito in studio Massimo Galli, Alessandro Cecchi Paone, Pierpaolo Sileri e Nino Cartabellotta. Infine, la riflessione sul fatto che la crisi sanitaria sta cedendo il passo a quella economica. Nei prossimi mesi la ripartenza del Paese è la priorità, un Paese rimasto fermo per troppo tempo. Come far ripartire un’economia ferma? Quale sarà la strategia migliore per affrontare i prossimi tempi dal punto di vista economico? Se ne discuterà con Alessandra Moretti, Sergio Rizzo, Carlo Cottarelli e Laura Giannoni.

  • Covid, giovane torna in Sicilia e va per negozi: ma risulta positivo
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    Un ragazzo di Trapani è indagato per non essersi messo in quarantena malgrado aspettasse l'esito del tampone da coronavirus, poi risultato positivo.

  • Santelli: "In Calabria l'unico rischio è ingrassare"
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    Santelli: "In Calabria l'unico rischio è ingrassare"

    "Dobbiamo dare un messaggio di ottimismo intelligente. Difendiamoci dal virus, ma la vita continua. Sarà un’estate di serenità. Siamo a contagio zero. Nel rispetto di tutte le misure contro il coronavirus, ora posso dire a chi arriva: l’unico pericolo sarà quello di ingrassare. Chiedo rigidi controlli in partenza, capisco certe preoccupazioni dei nostri cittadini, ma ora del turismo abbiamo bisogno". Lo afferma Jole Santelli, presidente della Regione Calabria, in un'intervista al quotidiano 'La Repubblica'. Santelli ha invitato a pranzo gli altri governatori. Condivide il loro protagonismo? “È senso di comunità. Le regioni sono una istituzione impopolare, simbolo di sprechi. Con un ruolo più attivo ci avviciniamo ai cittadini. E conquistiamo la forza di trattare con il governo - continua Santelli - Fontana e Bonaccini, vi aspetto a casa mia. Antipasto facoltativo: crostini di ‘nduja o sardella. Gnocchi di patate della Sila, braciole di maiale, patate ‘mpacchiuse (appicicose ndr), salame e formaggi. Cucino io, e ho anche un menu veg, a base di melanzane, verdure grigliate e sott’oli. Ma basterebbe la cipolla di Tropea". La Calabria ha stanziato un milione e trecentomila euro per la pulizia delle spiagge. "E altri soldi per aiutare e premiare le nostre 14 bandiere blu. I Comuni più virtuosi, quelli che hanno servizi efficienti, una raccolta differenziata fatta bene, vanno incoraggiati. E ora hanno la possibilità di adottare un paese vicino. - continua Santelli - Grazie agli aiuti di Stato, finanziamo le piccole imprese e gli artigiani, pagando i contributi di un lavoratore su tre. Venire in Calabria significa anche aiutare una delle regioni più povere d’Europa. Che sta già subendo il crollo dell’economia. Vi aspettiamo a braccia aperte, aiuterete i giovani a restare qui. Stanno ripartendo le prenotazioni dalla Germania, l’export dà segnali incoraggianti. Il mio slogan? Chi arriva, ritorna".

  • Omaggio a Milite Ignoto, la lettera a Meloni
    Politica
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    Omaggio a Milite Ignoto, la lettera a Meloni

    "Gentile Presidente, in esito alla sua richiesta di cui al riferimento, si è avuta cura di sottoporre con immediatezza l'istanza all'Ufficio per il Cerimoniale di Stato e per le Onorificenze della Presidenza del Consiglio dei ministri, normativamente responsabile delle Cerimonie da tenersi in occasione di Feste nazionali". E' quanto si legge nella lettera che il Capo dell'Ufficio del Cerimoniale del ministero della Difesa ha inviato alla presidenza di Fdi, e che Giorgia Meloni pubblica sulla sua pagina Facebook, con evidenziato l'orario di ricezione, le 20, successivo alle notizie che cominciavano a circolare nel pomeriggio, sul diniego alla richiesta del centrodestra di deporre per il 2 giugno una corona al Milite Ignoto. Meloni: "Scioccata da metodi cricca Conte" "In merito -prosegue la lettera- il suddetto ufficio ha fatto pervenire una relazione nella quale indica l'impossibilità tecnica di autorizzare, per la data in esame, una deposizione ulteriore a quella del Presidente della Repubblica". La leader Fdi ha scritto quindi un post in cui si è detta "scioccata" per come la questione è stata trattata dallo staff del premier. "Volevamo solo deporre una corona d'alloro -scrive tra l'altro Meloni nel post- in memoria del Milite Ignoto. Se in quel giorno non era possibile, o non era istituzionalmente rispettoso, bastava dirlo. Invece si è pensato che anche questo nostro gesto fosse un'occasione per fare propaganda contro di noi. Perciò lo staff del premier ha passato il pomeriggio a chiamare tutti i giornali per raccontare una versione che serviva a screditarci, senza che nessuno avesse mai parlato della questione con noi".