Calais rischia di tornare alla "giungla", Macron teme di impantanarsi

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DUNKERQUE, FRANCE - JULY 30: Refugees push and queue for food distributed by a local charity near the Dunkerque Jungle on July 30, 2021 in Dunkerque, France. Around 2,000 migrants are reportedly living in northern France, many sleeping rough around Calais and Dunkirk, as they wait to cross the English Channel on board small boats or smuggled in lorries.  (Photo by Kiran Ridley/Getty Images) (Photo: Kiran Ridley via Getty Images)
DUNKERQUE, FRANCE - JULY 30: Refugees push and queue for food distributed by a local charity near the Dunkerque Jungle on July 30, 2021 in Dunkerque, France. Around 2,000 migrants are reportedly living in northern France, many sleeping rough around Calais and Dunkirk, as they wait to cross the English Channel on board small boats or smuggled in lorries. (Photo by Kiran Ridley/Getty Images) (Photo: Kiran Ridley via Getty Images)

Per il presidente Emmanuel Macron l’importante è che in vista delle prossime presidenziali non si ricrei una nuova “giungla” di migranti come quella demolita nel 2016. E allora via con gli smantellamenti e le evacuazioni ai primi accenni di nuovi accampamenti nei pressi di Calais, con improvvisi blitz della polizia denunciati da mesi dalle associazioni locali per la loro violenza. Intanto, i tentativi di attraversamento della Manica con la speranza di raggiungere il Regno Unito aumentano sotto lo sguardo di Londra, che in un momento di piena crisi nelle relazioni franco-britanniche diventa un partner essenziale nella gestione dei flussi migratori.

Solamente nella notte tra lunedì e martedì le autorità francesi hanno ripescato in mare 292 persone che avevano tentato la sorte su piccole imbarcazioni di fortuna, mentre un migrante è stato dato per disperso. Un fenomeno in aumento se si guardano le stime. Il prefetto Philippe Dutrieux ha dichiarato che nei primi otto mesi dell’anno circa 15.400 migranti hanno provato la traversata, contro i 9.500 del 2020, i 2.300 del 2019 e i 600 del 2018. Numeri, ma anche persone.

Secondo le autorità locali sarebbero 700 a stazionare tra Calais e dintorni nell’attesa di provare a raggiungere la terra britannica dall’altra parte dello stretto; le associazioni umanitarie ne contano invece 1.500 e con l’arrivo dell’inverno sale la preoccupazione per le loro condizioni. Sudan, Eritrea ed Etiopia, ma anche Iraq, Siria e Afghanistan sono i Paesi di provenienza di chi vuole provare a raggiungere l’altra sponda dello stretto. Prima dello smantellamento della bidonville ribattezzata “giungla” dove vivevano circa 10mila persone, in molti rischiavano la vita passando per il tunnel sotterraneo dell’Eurostar o salendo senza farsi vedere in uno dei tanti camion diretti dall’altra parte dello stretto. Ma ormai il porto è stato recintato e i controlli sono diventati sempre più rigidi. Ai migranti non resta quindi che tentare la via del mare, finendo nelle mani dei “passeurs” che organizzano i viaggi a bordo di “small boats” difficili da individuare ma anche troppo leggeri per un simile viaggio.

È per questo motivo che don Philippe Demeestere, prete gesuita di 72 anni, ha cominciato a metà ottobre uno sciopero della fame insieme ad altri due attivisti con lo scopo di attirare l’attenzione sul problema e chiedere al governo lo stop delle evacuazioni forzate. Una situazione imbarazzante per Macron, che per evitare il riaccendersi dei riflettori su un problema fino a oggi rimasto sottotraccia ha inviato sul posto un suo emissario per mediare con le associazioni del posto: il direttore dell’Ufficio francese dell’integrazione e dell’immigrazione Didier Leschi.

Dopo aver discusso con alcuni rappresentanti locali, Leschi ha annunciato la creazione di una struttura capace di accogliere durante la notte 300 migranti, che al mattino seguente verranno “orientati verso centri perenni al di fuori di Calais”. Un progetto immediatamente bocciato dalla rete di associazioni Human Rights Observer (Hro): “La proposta dello Stato consiste nell’obbligarli ad espellersi da soli”, si legge in un comunicato.

Il presidente Macron vuole trovare al più presto una via d’uscita per evitare di ritrovarsi sotto il fuoco incrociato dei suoi avversari durante il dibattito nella prossima campagna presidenziale. L’inquilino dell’Eliseo si trova in mezzo a un doppio problema, securitario e umanitario, fino ad oggi tenuto in silenzio grazie soprattutto ad una stretta delle politiche migratorie.

Secondo un sondaggio pubblicato a settembre da Elabe per BfmTv, il tema dell’immigrazione è la seconda “preoccupazione” dei francesi (13%) subito dopo il potere d’acquisto (18%). Lo sa bene l’estrema destra, che tra Marine Le Pen e l’ultraconservatore Eric Zemmour (sempre più vicino alla candidatura) ha già cominciato a cavalcare l’argomento.

L’inquilino dell’Eliseo deve tenere sott’occhio la situazione a Calais anche per non alimentare le tensioni con l’altra sponda della Manica, in un momento in cui i rapporti tra Parigi e Londra sono già tesi a causa dei diritti di pesca nelle acque britanniche post-Brexit. La Gran Bretagna si è impegnata a fine luglio a finanziare con 62,7 milioni di euro i controlli sulle coste francesi entro il prossimo anno, ma al momento non è stato sbloccato neanche un centesimo. Le autorità inglesi prendono tempo e criticano la gestione francese, accusandola di lassismo e incompetenza. Ma Parigi non ci sta. La Francia è un “alleato della Gran Bretagna” ma non “il suo vassallo”, diceva il ministro dell’Interno Gerald Darmanin, il mese scorso, prima della promessa del sottosegretario Damian Hinds, che ha garantito lo sblocco del finanziamento “nelle prossime settimane”.

Macron ha bisogno del sostegno inglese, per questo punta a rinegoziare gli accordi di Touquet firmati nel 2003, anche se sarà difficile organizzare un tavolo adesso, in un momento di piena crisi diplomatica tra i due Paesi. Intanto, continuano gli attraversamenti in quello che secondo il Figaro si sta trasformando nello “specchio del Mediterraneo”.

Care4Calais volunteers arrive at a makeshift camp in Calais, France, to distribute food and look after the welfare of migrants sleeping rough in the area. Picture date: Thursday October 28, 2021. (Photo by Gareth Fuller/PA Images via Getty Images) (Photo: Gareth Fuller - PA Images via Getty Images)
Care4Calais volunteers arrive at a makeshift camp in Calais, France, to distribute food and look after the welfare of migrants sleeping rough in the area. Picture date: Thursday October 28, 2021. (Photo by Gareth Fuller/PA Images via Getty Images) (Photo: Gareth Fuller - PA Images via Getty Images)

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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