Calcio a bimbo immigrato, papà: "Mio figlio non dorme da due giorni"

Non si dà pace il piccolo Rayem, il bambino di tre anni che martedì scorso è stato aggredito da un uomo con un calcio all’addome per essersi avvicinato troppo al figlio in passeggino.

Sono stati giorni difficili per il piccolo dopo l’aggressione subita in via Macallè, una traversa del centralissimo corso Mazzini a Cosenza, notti insonni e piene di domande a papà Bouazza Toubi che non riesce ancora a trovare le giuste parole per potergli spiegare cosa è successo. “Per due giorni non è riuscito a dormire. Era terrorizzato, piangeva continuamente. Mi chiedeva "cosa ho fatto di sbagliato, papà?" ed io non sapevo cosa rispondergli", le parole dell’uomo intervistato da La Repubblica.

Giorni difficili sì, ma anche di grande solidarietà da parte della città di Cosenza che si è stretta alla famiglia che dal 1995 vive e lavora regolarmente in Calabria. Nel corso della lunga intervista concessa ai microfoni di Repubblica Bouzza Toubi ha ringraziato tutta la comunità e non solo: “Per giorni mi sono disperato, ma la città mi è stata vicina. C'è stata anche tanta gente coraggiosa, come la ragazza che ha denunciato tutto su Facebook. In tanti mi hanno espresso solidarietà. La polizia è stata rapida e ha trovato subito l'aggressore. Adesso che è stato fermato sono più tranquillo”.

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Il piccolo Rayem, assicura il padre, “ha ancora dolore, ma quello passerà insieme a lividi e contusioni, i medici lo hanno visitato e hanno detto che non c'è nulla di preoccupante, per fortuna”. Le preoccupazioni, invece, si spostano dal punto di vista psicologico in quanto il piccolo, così come di due fratellini che hanno assistito all’aggressione, è ancora sconvolto da quanto successo: “Non riesce a capire cosa sia successo e piange disperato. Non riesco a capacitarmi. In oltre vent'anni in Italia, non mi è mai successa una cosa del genere. Lavoro qui a Cosenza da vent'anni, la mia famiglia è qui, i miei figli crescono qui non ho mai avuto problemi. E’ incomprensibile l'aggressione immotivata di un adulto. Ma quella di un bambino è intollerabile".