Calcio: Calcagno, 'dispiace che solo Juve abbia sfruttato la possibilità della seconda squadra'

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Milano, 2 mag. – (Adnkronos) – Si è svolta oggi a Milano, nuovamente in presenza dopo due anni, l’annuale assemblea Generale dell’Associazione Italiana Calciatori, preceduta dall’Assemblea dei delegati regionali del Settore Dilettanti e dall’Assemblea delle rappresentanti del Settore Calcio femminile. Molti gli argomenti analizzati dai/dalle rappresentanti e dai/dalle delegati/e, tra i quali le nuove Licenze Nazionali, il progetto di riforma dei campionati, le storture provocate dall’applicazione del Decreto Crescita al calcio, la situazione dei vivai nazionali e il professionismo femminile.

Particolare attenzione è stata data al tema dei vivai nazionali e delle norme sulle quali poter incidere per un ragionamento di sistema riguardo ai calciatori selezionabili. Il Presidente Calcagno ha ricordato che “l’AIC, nel 2014, è stata la prima a lanciare il progetto delle seconde squadre, tema oggi nuovamente riproposto, e dispiace che solo la Juventus ne abbia usufruito fino ad oggi. Crediamo che le seconde squadre siano un primo passo tangibile, come anche poter incidere su meccanismi ormai consolidati, ma migliorabili, come il sistema dei prestiti valorizzati, la modalità più utilizzata per i giovani in Serie B e in Lega Pro: ci piacerebbe che una parte delle risorse di sistema venisse spostata anche sulle future carriere dei ragazzi impiegati nelle categorie inferiori. Un ragionamento va fatto anche su tutto il settore dilettantistico” – ha proseguito – “che sicuramente ha pagato un prezzo molto alto nel periodo di pandemia: siamo convinti che il sistema dei Centri Tecnici Federali non abbia dato i risultati sperati, soprattutto nella ricerca dei talenti. Il nostro sport di base ha bisogno di un approccio diverso, più che di luoghi dove cercare il talento, c’è bisogno di persone competenti che incontrino e trasmettano i giusti valori della nostra cultura sportiva sul territorio, sociali prima ancora che tecnici”.

Riguardo la norma sugli impatriati, Calcagno ha sottolineato che “all’indomani della vittoria del Campionato Europeo, grazie al Senatore Nannicini, è stato presentato un emendamento abrogativo della norma, che oggi provoca ingiuste storture di mercato. Dopo alcune interlocuzioni con la Serie A, sembrava raggiunto un accordo su un tetto di ingaggio, salvo poi arenarsi il confronto interno al nostro mondo proprio su questo. L’impatto di questa norma rischia di essere molto forte anche nel mondo femminile che passerà al professionismo. Mi auguro che la Sottosegretaria Vezzali capisca che per lo sport è una norma ingiusta ed aberrante, che finisce per discriminare i calciatori italiani e non proponga un tetto abrogativo inferiore a quanto in precedenza condiviso, annacquando di fatto l’emendamento. Nel campionato di Primavera 1 abbiamo una percentuale del 30% di non selezionabili ed i nostri talenti faticano ad avere sbocchi perché più si sale di categoria, più la percentuale di stranieri si alza. Tante squadre in Serie A scendono in campo senza selezionabili”.

Sulle licenze nazionali approvate in Consiglio Federale si è partiti da norme di sistema sicure che siano indirizzate alla sua sostenibilità. “Bisogna prima capire chi oggi può continuare a fare calcio a livello professionistico” – ha detto il Presidente AIC – “e poi ragionare sui format e creare una nuova sostenibilità. È necessaria condividere una diversa distribuzione delle risorse, prima di definire il futuro numero di squadre professionistiche”.

L’approdo del calcio femminile al professionismo e la gestione della convivenza con la pandemia sono le note positive con le quali si è chiusa l’Assemblea: “Siamo stati la categoria di ragazzi e ragazze più vaccinati in Italia” – ha concluso Calcagno – “Abbiamo dimostrato responsabilità e sacrificio nella ripartenza e convivenza col virus; i calciatori e le calciatrici si sono comportati in maniera esemplare, permettendo al nostro mondo di essere tra quelli che meglio hanno saputo affrontare la pandemia”.

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