Calcio: Lippi, 'allenatore più bravo è quello che entra nella testa dei giocatori'

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Roma, 9 mag. – (Adnkronos) – Una lezione di vita, non solo di calcio, quella che ha impartito il “professor” Marcello Lippi ai ragazzi dell’Università degli Studi di Roma – Unint. In una Aula Magna affollata l’allenatore che ha vinto la Coppa del Mondo di Calcio nel 2006 ha risposto alle domande degli studenti durante l’incontro "Leadership, sport e valori di gruppo". Un appuntamento ricco di informazioni e curiosità sul calcio, sui giocatori, sulla carriera dell’ex CT della Nazionale sia da calciatore che da allenatore, e con un divertente aneddoto su quel Mondiale che infiammò d’orgoglio l’Italia. “Non l’avevo mai raccontato prima” ha premesso Lippi.

“La mattina della semifinale con la Germania ci stavamo riscaldando in un campo vicino a Dortmund, quando ho visto dei lampi di luce venire da una pinetina lì vicino. Ho avuto il sospetto che qualche fotografo si fosse appostato e spiasse i nostri schemi. Allora ho rivelato ai miei giocatori il timore ci fosse qualcuno, e ho detto: fingete di giocare, mettetevi tutti in fila, date le spalle al boschetto dove forse c’è qualcuno e al mio via chinatevi e tiratevi giù i pantaloncini. Lo hanno fatto, e ci siamo molto divertiti. Il fatto che poi non sia uscita nessuna foto dimostra che non c’era nessun fotografo acquattato. Ma dimostra anche la serenità e l’affiatamento che stava vivendo il gruppo, una caratteristica indispensabile per vincere. Perché le pur necessarie capacità tecniche non bastano se non c’è l’armonia della squadra”.

Un esempio che all’allenatore vincitore non solo della Coppa del Mondo, ma cinque volte Campione d'Italia allenando la Juventus, trionfatore nella Uefa Champions League e nella Coppa Intercontinentale, allenatore della Nazionale Cinese e vincitore della Champions League Asiatica, è servito per spiegare agli studenti le caratteristiche di un lavoro di gruppo, che si svolga nel calcio o in qualsiasi attività professionale. “Sapete una cosa?” ha detto. “L’allenatore più bravo non è il più competente, ma quello che riesce a creare il gruppo. Io dovevo entrare nella testa dei calciatori, e convincerli a mettere a disposizione dei compagni le loro capacità. Altrimenti, la loro bravura singola era inutile, se non collaboravano addirittura dannosa. E se voi, nei vostri lavori futuri, farete vostra la frase che dicevo ai giocatori ‘Nessuno di noi è forte quanto tutti noi’, anche voi sarete vincenti”.

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