Calcio, partita tra le due Coree: vietato ingresso a spettatori

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Roma, 15 ott. (askanews) - Nessuno spettatore, nessun giornalista straniero o sudcoreano: è in questo clima spettrale che si gioca la tanto attesa partita di calcio tra Corea del Nord e Corea del Sud, valida per le qualificazioni ai mondiali di calcio, allo stadio Kim Il Sung di Pyongyang.

Il match del gruppo H delle qualificazioni asiatiche per i mondiali del 2022 alla fine del primo tempo era ancora ancorato sullo zero a zero.

La Corea del Nord non ha autorizzato il viaggio dei tifosi sudcoreani e dei giornalisti per la partita. Seoul - secondo quanto riferisce l'agenzia di stampa Yonhap - sperava di poter inviare a Pyongyang un gran numero di supporter. Ma da Pyongyang è arrivato un secco "no", non solo per i tifosi, ma anche per i giornalisti, sia pure di paesi terzi.

Non è in realtà chiaro - secondo la Yonhap - il motivo per il quale non vi siano spettatori neanche da parte nordcoreana. Ci si attendeva almeno 40mila spettatori.

La partita di oggi è la prima in 29 anni tra le due rappresentative nazionali maschili.

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    In Francia c'è stata una forte scossa di terremoto, la più forte degli ultimi 16 anni

    Quattro persone sono rimaste ferite, una in modo grave, nel più forte terremoto degli ultimi 16 anni in Francia. La scossa di 5,4 gradi della scala Richter è stata registrata poco prima di mezzogiorno vicino a Montèlimar, nella Drome (a sud di Lione), causando i danni più ingenti nella vicina città di Teil nel dipartimento dell'Ardeche. Come conseguenza del sisma, i reattori della centrale nucleare di Cruas rimarranno spenti "nelle prossime ore" per un "controllo approfondito", ha reso noto il prefetto della Drome, Hugues Moutouh, anche se "nessun danno agli edifici è stato rilevato e le strutture funzionano normalmente".Il sisma aveva l'epicentro nell'Ardèche, "26 km a sud-est di Privas", ha riferito in una nota l'Ufficio sismologico centrale francese (Bcsf) di Strasburgo. La città più colpita è Montèlimar dove una persona è rimasta gravemente ferita nella caduta di un'impalcatura. Nel dipartimento, altre tre persone hanno riportate leggere ferite a seguito "di un attacco di panico".A destare la maggiore preoccupazione è però il sito nucleare. Secondo il collettivo antinucleare di Vaucluse, l'epicentro si trova "a meno di 20 chilometri dalla centrale nucleare dove è stato avvertito il sisma nella sala macchine dei reattori, e 30 chilometri dal sito atomico di Tricastin". Il gruppo sottolinea che il sito di Tricastin "situato su una faglia sismica attiva e sotto il canale Donzère-Mondragon" è "il sito nucleare più pericoloso in Europa e si estende su oltre 615 ettari", e chiedono quindi che venga fermano immediatamente. L'Agenzia per la sicurezza nucleare (Asn) ha assicurato che il terremoto non ha causato "nessun danno apparente" ai siti e che avrebbe esaminato "le condizioni alle quali i reattori possono essere riavviati".Una portavoce ha spiegato che lo spegnimento dei reattori potrebbe durare "alcuni giorni", a seconda di cosa verrà fuori dai sopralluoghi. D'altra parte, la centrale nucleare di Tricastin, più lontana dall'epicentro del terremoto, non verrà arrestata, poichè non è stata misurata alcuna soglia di avviso, ha aggiunto l'Asn. Il sisma è stato avvertito fino a Saint-Etienne, Grenoble, Lione e persino nel sud della Francia, ma è stato a Teil, una località al confine con Montèlimar con oltre 8.500 abitanti, a subire i danni materiali maggiori. Secondo il sindaco della città, Olivier Peverelli, che afferma di aver "temuto per la propria vita", due campanili "stanno per cadere" e l'ultimo piano del municipio è inaccessibile perchè "i soffitti sono venuti giù".Ha aperto tre palestre per 400-500 persone che, secondo lui, non dovrebbero passare la notte in casa. Isabelle Massebeuf, consigliera regionale, ha raccontato che l'edificio del liceo Xavier Mallet (circa mille studenti) è stato danneggiato: "le travi si sono spostate e i servizi regionali andranno in loco domani (martedì) con gli ingegneri per fare un sopralluogo". Secondo i dati Bcsf, nessun terremoto così forte è stato registrato nella Francia continentale dal 2003. Nel 2011 era stata rilevata una scossa di magnitudo 5,5 ma il suo epicentro era in mare, a 100 chilometri da Ajaccio.

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    La splendida casa di Vanessa Incontrada a Follonica, in Toscana: le foto della showgirl catalana che la ritraggono felice e serena

  • "Via la Gioconda dal Louvre". La provocazione del New York Times
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    "Via la Gioconda dal Louvre". La provocazione del New York Times

    È giunta l'ora di staccare la Gioconda dalle pareti del Louvre. A dare il suggerimento provocatorio è stato il critico d'arte del New York Times, Jason Farago. Ogni giorno a mettersi in fila per vedere il dipinto più famoso del mondo sono 30 mila visitatori, eppure quello che può essere considerato un successo numerico rappresenta, secondo Farago, un danno per il Louvre, "ostaggio" da decenni del ritratto firmato dal genio del Rinascimento.Occorre togliere la Gioconda, suggerisce, perché le frotte di turisti, desiderose solo di vedere il quadro più famoso del mondo, si accalcano nelle sale e nei corridoi che contengono scrigni di tesori, senza guardare nulla e ignorando veri capolavori. "È pericoloso in termini di sicurezza, costituisce un ostacolo educativo e non viene nemmeno considerata una esperienza soddisfacente tra quelle inserite nell'elenco delle cose da fare" argomenta il critico d'arte del quotidiano statunitense.Secondo lui, il ritratto di Lisa di Antonmaria Gherardini, meglio nota come Monna Lisa, "carino ma moderatamente interessante", sta oscurando la più importante collezione d'arte di tutta Europa, quella ospitata dal Louvre, già di per sè un capolavoro architettonico.Nel 2018 il museo parigino è stato visitato da 10 milioni di persone, per i tre quarti turisti stranieri, 25% in più rispetto all'anno precedente, il triplo dell'affluenza del Museo d'Orsay e del Centro Pompidou.Anche nel contesto della mostra storica che il Louvre sta dedicando a Leonardo, nel 500esimo anniversario della morte del genio toscano, la direzione del museo ha deciso di lasciare la Gioconda al suo solito posto per non creare scompiglio, ma per Farago "è un vero fiasco".A patire della sua presenza ingombrante sono anche mostre eccellenti in location pregiate come il Grand Palais o la Fondazione Louis Vuitton, che agli occhi dei turisti vengono relegate al secondo posto. Perché ad avere il primato è sempre lei, la Monna Lisa, unico obiettivo dell'80% dei visitatori del Louvre, che in netta maggioranza rimangono delusi dalla visione della tela. Un'indagine realizzata in Gran Bretagna l'ha persino eletta "attrazione più deludente al mondo", superando il Checkpoint Charlie, la scalinata di Piazza di Spagna e il Manneken Pis a Bruxelles."Famosa nel XX secolo, in un'epoca del turismo di massa e di narcisismo digitale è diventata un buco nero dell'anti-arte che ha trasformato il museo dentro e fuori" continua il rinomato critico d'arte. La scorsa estate parigina, segnata da temperature record, lo spostamento dell'iconico dipinto di Leonardo per rinnovare la sala degli Stati, nell'ala Denon che lo ospita, ha creato scompiglio tra i visitatori, provocando un tale caos che il "museo soffocante" ha dovuto chiudere le porte per diversi giorni.Ricollocata nell'ala Richelieu, il piccolo quadro "ha ridotto la collezione fiamminga ad una semplice carta da parati in un recinto per bestiame, nel quale guardie visibilmente irritate cacciavano predatori di selfie sudaticci in fila da mezz'ora" ironizza Farago. E le cose non vanno meglio ora che è tornata al suo posto. Per vederla nella sala rinnovata, dietro il vetro anti-riflessi, i visitatori devono mettersi in fila a mo' di serpente, la possono osservare per meno di un minuto e sono comunque troppo distanti per riuscire a farsi un buon selfie.Nel frattempo le gallerie d'arte islamica sono semi vuote e persino la Venere di Milo, la seconda opera più famosa al mondo, si fa ammirare da poche decine di persone. "Tutto questo per un dipinto che non è certamente il più importante di Leonardo, in una sala che ospita i capolavori veneziani di Tiziano e del Veronese. Tant'è che gli stessi curatori hanno affisso un cartello che indica 'La Monna Lisa è circondata da altri capolavori, guardatevi intorni" fa notare il critico d'arte del New York Times."E se i curatori pensano di far nascere una futura generazione di appassionati d'arte, stanno facendo proprio il contrario. La gente viene per obbligo e se ne va scoraggiata", valuta l'esperto d'arte. Ora per evitare che la Monna Lisa mania porti il Louvre al tracollo, il suo direttore Jean-Luc Martinez e i curatori stanno ideando altre modalità di visita con biglietti a tempo e ulteriori ingressi. "Ma per il Louvre è giunta l'ora di riconoscere la sua sconfitta. E per la Monna Lisa è giunta l'ora di andarsene", propone Farago. Ha bisogno di uno spazio tutto suo, forse alle Tuileries, logisticamente adatto alle folle, collegato al museo attraverso la galleria sotterranea del Carrousel, vendendo un biglietto unico per i due spazi, e magari allestendo attorno alla Monna Lisa un intero percorso didattico dedicato. "Il successo è assicurato".

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    Ci sono 66 miloni di Oyster card dormienti, pari a 465 milioni di euro

    Un tesoretto inutilizzato di 400 milioni di sterline, pari a 465 milioni di euro: a tanto ammonta il valore delle tessere magnetiche per i trasporti londinesi, le Oyster ricaricabili, dimenticate in un cassetto o smarrite per sempre. La stima del valore delle tessere inutilizzate da almeno un anno è stata fatta dalla Transport for London (TfL), come riferisce la Bbc. La tessera blu, dalla sua introduzione nel 2003 un 'must' per ogni londinese ma anche per pendolari e turisti che arrivano in città, rende più agevole il pagamento del Tube, la metropolitana, e degli autobus rossi, e permette di avere uno sconto sul prezzo dei biglietti. Dei 399 milioni di sterline di valore delle Oyster 'dormienti', più della metà (202,8 milioni) è dato dai depositi (pari a cinque sterline a carta, poco meno di sei euro). In alcuni casi si tratta di turisti stranieri che la riportano a casa come souvenir o per futuri viaggi (se la ritroveranno), in altri semplicemente di passeggeri che se la dimenticano o hanno deciso di passare al pagamento ai tornelli con le carte di credito 'contactless' con il vantaggio di non dover ricaricare. L'agenzia governativa per i trasporti guadagna sugli interessi di questa grande somma (anche se i tassi sono ai minimi) e ha investito le risorse non reclamate per migliorie alla rete della metro e dei bus. L'Oyster resta comunque una carta di successo: negli ultimi 12 mesi ne sono stati venduti 9 milioni e nel periodo 2018-2019 si e' sfiorato il miliardo di tragitti pagati con la tessera blu.

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  • Quanti sono e dove operano i militari italiani all'estero?
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    Quanti sono e dove operano i militari italiani all'estero?

    Il ferimento di cinque soldati italiani in Iraq, nella regione di Kirkuk, ha riacceso i riflettori sulla presenza dei nostri militari in Paesi stranieri: quanti sono e dove operano?. Andiamo a vedere qual è la situazione nel 2019. Le missioni autorizzate dal ParlamentoIl 23 aprile il Consiglio dei ministri ha approvato la relazione sulle missioni svolte nell'ultimo trimestre del 2018, anche al fine della loro prosecuzione nel 2019. Nella relazione, trasmessa alle Camere l'8 maggio, il governo ha indicato per ciascuna missione, tra le altre cose, l'area geografica di intervento e il numero massimo delle unità di personale coinvolte. Durante l'estate, il Parlamento ha poi approvato (il Senato il 6 giugno e la Camera il 3 luglio) le relazioni relative alla delibera del governo.Le missioni in corso, che tra poco andremo a vedere nel dettaglio, sono state prorogate e in aggiunta è stata approvata una nuova missione bilaterale di cooperazione in Tunisia. Questa missione bilaterale prevede l'impiego di massimo 15 uomini e va a sostituire il precedente impegno dell'Italia in Tunisia, nell'ambito di una missione Nato, che prevedeva l'impiego massimo di 60 uomini. Il numero complessivoCome riporta il dossier della Camera sulla “Autorizzazione e proroga missioni internazionali nell'anno 2019”, «la consistenza massima annuale complessiva dei contingenti delle Forze armate impiegati nei teatri operativi è pari 7.343 unità, con una riduzione rispetto al precedente periodo (7.967 unità) di 624 unità».Ma la consistenza massima non è uguale a quella effettiva: per la maggior parte del tempo, nel corso di una missione, vengono infatti impiegati meno uomini del numero massimo possibile. La consistenza media è quindi pari a «6.290 unità, con una riduzione rispetto al precedente periodo (6.309 unità) di 19 unità».Come si vede dai dati, guardando ai militari effettivamente impiegati la riduzione nel 2019 rispetto al 2018 è pressoché nulla (-0,3 per cento).Vediamo ora dove operano i nostri militari, dividendo per aree geografiche. Le missioni in EuropaDei 7.343 militari (massimo) che l'Italia impiega in quarantacinque missioni internazionali, nel complesso, 2.526 operano in Europa (in 14 missioni). La maggior parte di questi sono coinvolti in missioni di pattugliamento marittimo. In particolare, il contingente più numeroso è quello coinvolto nell'operazione Mare Sicuro, che impegna fino a 754 soldati italiani nel Mar Mediterraneo centrale, in particolare al largo delle coste libiche.Seguono, tra quelli impegnati in missioni navali, il contingente impegnato nell'operazione Eunavfor Sophia (520 militari) e nell'operazione Nato nel Mar Mediterraneo orientale e Mar Nero (259 militari).Tra i contingenti terrestri, il più numeroso è quello dispiegato nei Balcani, nell'ambito della missione Nato Kfor, che consiste di massimo 538 soldati italiani. Segue a distanza il contingente di 166 uomini impiegato in Lettonia nell'ambito dell'operazione Baltic Guardian.Sono poi impegnati 130 uomini nella missione Nato di sorveglianza dello spazio aereo europeo. I restanti uomini sono dispersi in contingenti ridotti in Albania, Bosnia, Kosovo, Cipro e altre operazioni navali. Le missioni in AsiaIn Asia nel 2019 è autorizzato l'impiego di massimo 3.438 militari italiani in 13 diverse missioni. Il contingente più numeroso è quello distaccato in Libano, nell'ambito di due distinte missioni: la missione Unifil, dell'Onu, che impegna fino a 1.076 soldati e una missione bilaterale Italia-Libano di addestramento delle forze di sicurezza libanesi che ne impegna altri 140.Segue poi il contingente italiano in Iraq, quello coinvolto nel recente attentato a Kirkuk. Qui operano fino a 1.100 uomini nell'ambito della coalizione internazionale di contrasto alla minaccia terroristica – rappresentata in particolar modo dallo Stato Islamico ma non solo – e fino a 12 uomini nell'ambito della missione Nato in Iraq.I 1.100 soldati italiani della coalizione internazionale, tra cui anche membri delle forze speciali, si occupano prevalentemente di addestrare le truppe peshmerga (le forze curde locali) a Erbil, capitale della Regione curda irachena, e le truppe irachene - anche in ambito di antiterrorismo - a Baghdad.Fino al primo marzo 2019 le truppe italiane erano anche incaricate di proteggere la diga di Mosul, il cui appalto di ristrutturazione era stato vinto da una ditta italiana, ma in quella data hanno passato le consegne all'esercito statunitense.Il terzo contingente più numeroso è poi quello impiegato in Afghanistan, composto da massimo 800 uomini, nell'ambito della missione Nato Resolute support.Sono poi presenti 130 soldati italiani in Turchia, nell'ambito della missione Nato Active Fence, che entro fine anno verranno smobilitati (come previsto, non in relazione dunque all'invasione turca di parte della Siria in funzione anti-curda).I restanti militari sono impiegati in varie missioni tra Israele e Palestina – in particolare per l'addestramento delle forze di sicurezza palestinesi – e tra Emirati arabi uniti, Qatar e Bahrein, in funzione di supporto (il Qatar è oggi il primo acquirente di armamenti italiani). Le missioni in AfricaIn Africa nel 2019 l'Italia prevede di impiegare al massimo 1.517 soldati, in 18 diverse missioni. Il contingente più numeroso, composto da 533 uomini, si trova in Somalia. Il grosso delle forze (407 uomini) sono coinvolte nell'operazione navale Eunavfor Atalanta, l'operazione militare dell'Unione europea per il contrasto alla pirateria. Gli altri 126 uomini partecipano invece ai programmi europei di addestramento Eutm e Eucap.Altri 429 militari italiani sono poi impegnati in Libia, di cui 400 nella missione bilaterale Italia-Libia di assistenza e supporto, 25 nell'addestramento della guardia costiera libica e i restanti quattro in missioni Onu e Ue nel Paese.In Niger sono poi presenti 292 militari italiani, di cui 290 impegnati nella missione bilaterale di supporto al Paese africano, per contrastare i traffici illeciti e le minacce alla sicurezza.I militari italiani sono poi impiegati anche in Gibuti, dove la Base militare italiana di supporto (Bmis) impiega 92 militari e «garantisce il supporto logistico agli assetti nazionali in transito sul territorio di Gibuti e a quelli impegnati nelle operazioni nella regione somala», e dove è in corso una missione bilaterale di supporto che ne impiega massimo altri 53.Gli altri soldati italiani sono divisi tra Egitto – massimo 75 unità, impegnate nell'operazione Mfo che vigila sul mantenimento della pace tra il Cairo e Tel Aviv –, Mali, Repubblica Centrafricana, Marocco e, come già visto, Tunisia. ConclusioneNel 2019, l'Italia potrà impiegare fino a un massimo di 7.343 militari in quarantacinque missioni militari all'estero. Il continente dove vengono maggiormente impiegati (quasi 3.500 uomini) è l'Asia, in particolare nelle missioni in corso in Libano, Iraq e Afghanistan. Seguono l'Europa (2.500 uomini circa), dove i militari italiani sono impiegati soprattutto in missioni navali e nei Balcani, e infine l'Africa (1.500 uomini), specialmente in Somalia, Libia, Niger e Gibuti. Il continente africano è però quello dove sono attive più missioni italiane: 18, contro le 14 in Europa e le 13 in Asia.Se avete delle frasi o dei discorsi che volete sottoporre al nostro fact-checking,scrivete a dir@agi.it

  • Durata delle auto elettriche: arriva la batteria carica in 10 minuti
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    Durata delle auto elettriche: arriva la batteria carica in 10 minuti

    Da una università negli States arriva una nuova soluzione per avere la batteria carica in 10 minuti senza deteriorarle nel tempo.

  • I giovani usano meno "scorciatoie" illegali per vedere contenuti online
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    I giovani usano meno "scorciatoie" illegali per vedere contenuti online

    Più della metà dei giovani europei non ricorre a fonti illegali di contenuti digitali. Nel 2016 la percentuale dei ragazzi virtuosi ammontava al 40%.A dirlo è il quadro di valutazione del rapporto tra i giovani e la proprietà intellettuale 2019, avviato dall'Ufficio dell'Unione Europea per la proprietà intellettuale (EUIPO).Dall'indagine è emersa anche una diminuzione dei giovani che si servono intenzionalmente di fonti illegali di contenuti digitali, quali musica, film, serie e giochi: il 21% nel 2019 (-4% rispetto al 2016). A cosa si deve questo miglioramentoI risultati indicano un possibile legame tra questa riduzione e l'aumento dei servizi in abbonamento per i contenuti digitali. Ma anche l'aumento dell'accessibilità agli stessi in termini di prezzo. Non a caso, il 22 % degli intervistati ha dichiarato di essere disposto a pagare per fruire di questi servizi qualora il canone fosse accessibile (+9% rispetto al 2016).Secondo la relazione, i giovani europei sono sempre più consapevoli dei potenziali rischi per la sicurezza online e dell'importanza di rispettare la legge anche per questo settore. Aspetti quali il rischio di furto dei dati della carta di credito o di far incappare i dispositivi personali in fastidiosi virus spiegano perché i giovani evitano di accedere a contenuti digitali da fonti illegali. Il caso italianoIn questo l'Italia come si sta comportando? Bene, molto bene se paragonata ad altri Paesi. Tra i 24 analizzi, la Penisola è la nona più virtuosa. Nella top tre, Germania (13%), Regno Unito (14%) e Malta (15%). Ultimi posizioni per Grecia (34%), Estonia (39%) e Lituania (45%). In Italia, infatti, è il 21 % la quota di giovani under 25 a confessare di avere avuto accesso intenzionalmente a contenuti digitali da fonti illegali (-1% rispetto al 2016).Il 12 %, invece, ha dichiarato di avere acquistato intenzionalmente prodotti contraffatti (+3% rispetto al 2016). In questo caso l'Italia è l'ottavo paese più virtuoso. I migliori sono Regno Unito (8%), Lussemburgo (9%) e Francia (10%). I peggiori Grecia (25%), Estonia (28%) e Cipro (31%). Quali sono i contenuti digitali più ricercatiCome avveniva nel 2016, la musica si conferma il contenuto digitale più popolare tra gli under 25. Quasi tutti (97%) eseguono lo streaming o il download di musica, mentre nove su dieci ricorrono allo streaming o al download di film/serie (94%) e giochi (92%). Circa otto su dieci utilizzano in streaming o scaricano contenuti educativi (82%) e programmi televisivi o eventi sportivi (79%).Le percentuali di coloro che accedono a quotidiani e riviste online e agli e-book restano un po' più basse, rispettivamente il 59% e il 56%. Lieve aumento degli acquisti di prodotti contraffatti onlinePerché i giovani continuano ad acquistare online prodotti contraffatti come, ad esempio, abbigliamento, accessori o calzature? Per il prezzo, che continua a rappresentare il fattore trainante al momento dell'acquisto.Il 13% dei giovani europei intervistati dichiara di avere intenzionalmente acquistato prodotti contraffatti negli ultimi 12 mesi (+1% rispetto al 2016). Tuttavia, più della metà degli intervistati ritiene che l'acquisto di prodotti contraffatti “non sia di moda”, mentre il 66% riconosce che gli artisti, i creativi e i loro collaboratori possono subire un danno dall'esercizio di questa pratica illegale.“Dobbiamo comprendere – ha dichiarato il Direttore esecutivo dell'EUIPO, Christian Archambeau \- cosa muove i giovani oggi nel momento in cui elaboriamo le politiche e i programmi di protezione della proprietà intellettuale per il futuro. La nostra serie di studi monitora l'evoluzione dei comportamenti e degli atteggiamenti nel tempo, consentendo ai responsabili delle politiche e a tutti coloro che si occupano di proprietà intellettuale di acquisire informazioni preziose sul rapporto tra le giovani generazioni e i diritti di proprietà intellettuale, online e offline”.

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