I calcoli di Renzi alla vigilia dell'incontro con Conte

Giovanni Lamberti
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AGI - Martedì sera, durante il voto di fiducia al Senato sul dl ristori, in tanti nell'Aula si sono avvicinati a Renzi. "Che cosa intendi fare?", la domanda ricorrente. La risposta è stata quella che l'ex premier fornisce da tempo: non voglio la crisi, ma questa volta non mi fermo. Nella maggioranza c'è la convinzione che la tensione è comunque destinata ad abbassarsi, una volta che si troverà un accordo sul 'Recovery plan' con il premier Conte disponibile a rivedere i suoi programmi iniziali.

Ma in particolar modo M5s e Leu tengono il punto, serve un coordinamento a palazzo Chigi. 'Voi che ne pensate della squadra di governo?', ha chiesto ai suoi interlocutori il presidente del Consiglio durante il confronto con le forze politiche. 'Guardi che vogliono rimpastare lei...', la risposta ironica che qualcuno dei suoi 'ospiti' gli ha fornito, con il Capo dell'esecutivo che ha allargato le braccia.

Ora si aspetta il vertice tra Conte e Renzi di questa mattina. "Non saremo mai disponibili a sostenere un governo che lavora nell'opacità, no a strane operazioni", rilancia Rosato. Ma nel fronte rosso-giallo c'è chi già 'allunga' i tempi della crisi, ovvero ad aprile. "Il semestre bianco inizierà a fine luglio ma nei fatti - ragiona un 'big' della maggioranza - la 'dead-line' potrebbe essere quella, quando la rete di protezione potrebbe allentarsi".

"L'importante è arrivare alla fine dell'emergenza sanitaria, quando la campagna di vaccinazione sarà nel pieno della sua attività", il ragionamento. Dopo lo scontro dei giorni scorsi, nella maggioranza c'e' il convincimento che al momento difficilmente si potrà mettere in discussione la figura del premier.

Ma nelle fila di Italia viva e tra quelle dell'opposizione si continua ad evocare Mario Draghi. Lo ha fatto nuovamente in un'intervista questa mattina il numero due della Lega, Giancarlo Giorgetti. "Sarebbe quello che ci vuole, per fare cose che un governo raccogliticcio come quello attuale, tutto e solo preso dal consenso, non potrebbe mai fare", la tesi.

La Lega sta lavorando a far sì che in caso di crisi ("Ma non c'è nessuna fiducia in Renzi", dice un 'big' del partito di via Bellerio) ci possa essere un governo di centrodestra con una pattuglia di una ventina di 'responsabili' ma Fratelli d'Italia e' a dir poco scettica e dice no a qualsiasi tipo di esecutivo istituzionale.

"Una decina di senatori della maggioranza già ci ha fatto sapere che ci starebbero", prova a buttarla lì un esponente 'lumbard'. A quel punto si andrebbe alla ricerca di una figura simil-Conte, "un professore di area. Chiaro che a noi Draghi andrebbe bene. Se affonda la barca affondiamo tutti. Bisogna mettersi in gioco per il Paese".

A Montecitorio e a palazzo Madama sono diversi, sia nelle forze dell'opposizione che nella maggioranza, a vantarsi sotto traccia di aver incontrato Draghi nelle ultime settimane. Nessun intento politico da parte dell'ex numero uno della Bce. Solo la volontà di fornire la sua 'ricetta' economica: per sostenere il debito c'è bisogno di una crescita del 3% del Pil per i prossimi 5 anni, altrimenti si rischia il collasso, non solo la crisi finanziaria, per questo è fondamentale che sul 'Recovery plan' si vada spediti e senza intoppi.

"Ma senza un chiarimento nella maggioranza l'Europa come ha promesso i soldi così ce li toglie", osserva una fonte di maggioranza. Ora le Camere saranno costrette ai 'lavori' forzati, tanto che al Senato ormai si dà per certo un ritorno tra gli scranni tra il 28 e il 29 dicembre per l'approvazione del dl Calabria e della legge di bilancio. Tanti i nodi da sciogliere. Come quello del superbonus che i pentastellati intendono finanziare fino al 2023. M5s lavora per portare a casa l'ok per lavori almeno fino agli inizi del 2022, ma anche tra chi lavora al dossier riconosce che sarà il Mef a definire il perimetro e che non si potrà tirare la corda piu' di tanto in modo che non strappi. Così come sull'emendamento sulla canapa industriale che, nonostante la 'difesa' M5s, è destinata ad uscire dai radar. Su un punto però il Movimento 5 stelle tiene duro.

"Sul Mes noi siamo disponibili ad uscire dal governo, non ci sono alternative", la linea del Movimento che si ritrova a dover risolvere ancora grane interne. Nel fine settimana Casaleggio ha lanciato il guanto di sfida organizzando un evento 'parallelo' per rilanciare i Meetup: "Ormai - dice un senatore che in passato fungeva da anello di congiunzione tra i gruppi e il figlio di Gianroberto - siamo tutti convinti che bisogna andare su un portale web alternativo a Rousseau...".

La settimana prossima Grillo dovrebbe venire a Roma per un saluto, chissa' che quella possa essere l'occasione per appianare ogni divergenza interna. "Se Pd e Italia viva pensano di metterci in difficoltà sui nostri temi sappiano che noi diamo il meglio di noi stessi proprio in questi momenti", osserva un senatore M5s.