Caldo, Coldiretti: Ultimi 10 anni i più bollenti degli ultimi 2 secoli

Roma, 23 ago. (LaPresse) - L'andamento climatico del 2012 conclude un decennio che in Italia è risultato il più bollente negli oltre due secoli dell'inizio rilevazioni a conferma della tendenza al surriscaldamento che ha fatto sentire i suoi effetti sui cicli della natura, sulle coltivazioni, sulla fauna marina e terrestre ed in generale sulla produzione made in Italy. E' quanto afferma la Coldiretti nel sottolineare che se i mari si sono scaldati i cambiamenti climatici sulla terraferma si sono manifestati con la più elevata frequenza di eventi estremi, con sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense, l'aumento dell'incidenza di infezioni fungine e dello sviluppo di insetti come le cavallette e la riduzione della riserve idriche.

Si tratta di processi - sottolinea la Coldiretti - che rappresentano una nuova sfida per l'impresa agricola che deve interpretare il cambiamento e i suoi effetti sui cicli delle colture, sulla gestione delle acque e sulla sicurezza del territorio. Se in Europa per alcuni ricercatori persino lo champagne si è dovuto inchinare ai cambiamenti climatici spostandosi nel sud dell’Inghilterra, secondo una analisi della Coldiretti il vino italiano è aumentato di un grado negli ultimi 30 anni con il surriscaldamento che ha determinato un anticipo della vendemmia anche di un mese rispetto al tradizionale mese di settembre, smentendo quindi il proverbio "ad agosto riempi la cucina e a settembre la cantina", ma anche quanto scritto in molti testi scolastici che andrebbero ora rivisti.

Il caldo ha cambiato anche la distribuzione sul territorio dei vigneti che tendono ad espandersi verso l'alto con la presenza della vite anche a quasi 1200 metri di altezza come nel comune di Morgex e di La Salle, in provincia di Aosta, dove dai vitigni più alti d’Europa si producono le uve per il Blanc de Morgex et de La Salle Dop. Si è verificato nel tempo secondo la Coldiretti anche un significativo spostamento della zona di coltivazione tradizionale di alcune colture come l'olivo che è arrivato quasi a ridosso delle Alpi. Nella Pianura Padana si coltiva oggi circa la metà della produzione nazionale di pomodoro destinato a conserva e di grano duro per la pasta, colture tipicamente mediterranee. Un effetto che si estende in realtà a tutti i prodotti tipici.

Il riscaldamento provoca infatti anche - precisa la Coldiretti - il cambiamento delle condizioni ambientali tradizionali per la stagionatura dei salumi, per l'affinamento dei formaggi o l'invecchiamento dei vini. Una situazione che di fatto - continua la Coldiretti - mette a rischio di estinzione il patrimonio di prodotti tipici Made in Italy che devono le proprie specifiche caratteristiche essenzialmente o esclusivamente all'ambiente geografico comprensivo dei fattori umani e proprio alla combinazione di fattori naturali e umani. Ma c’è anche chi ha colto le opportunità del cambiamento climatico con idee innovative come in Sicilia dove sono state prodotte le prime banane nostrane Made in Italy. Per ora - conclude la Coldiretti - si tratta di una produzione limitata, ma interessante anche per l’ottima qualità del frutto.

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