Calenda deluso, per il ballottaggio aspetta le mosse di Gualtieri

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(EDITOR'S NOTE: Image has been converted to black and white): Centre-left candidate for the upcoming municipal elections in Rome, Carlo Calenda  talks on a stage during the closing of his mayoral election campaign on Piazza del Popolo in Rome on October 1, 2021.  (Photo by Christian Minelli/NurPhoto via Getty Images) (Photo: NurPhoto via Getty Images)
(EDITOR'S NOTE: Image has been converted to black and white): Centre-left candidate for the upcoming municipal elections in Rome, Carlo Calenda talks on a stage during the closing of his mayoral election campaign on Piazza del Popolo in Rome on October 1, 2021. (Photo by Christian Minelli/NurPhoto via Getty Images) (Photo: NurPhoto via Getty Images)

Di rinvio in rinvio, la delusione piomba nel comitato di Carlo Calenda, che aspirava ad arrivare al ballottaggio come sindaco di Roma ma soprattutto a prendere un voto in più di Virginia Raggi. Alle 16.30 era previsto il primo punto stampa. L’ex Pd Matteo Richetti, ora prima fila di Azione, arriva in bicicletta su viale Trastevere pronto per dichiarare di fronte alle telecamere. Ma è costretto a fermarsi. La prima proiezione, quando tuttavia è stato scrutinato solo il 4% dei seggi, dà il dem Roberto Gualtieri e i 5Stelle insieme al secondo posto. Il quadro non è affatto chiaro, Richetti si infila in ascensore, va al primo piano e lì resterà per oltre tre ore in stretto contatto telefonico con Calenda, che invece si trova negli uffici del partito.

Inizia un altro balletto su quando parlerà il candidato sindaco: “Tra poco arriva”, “questione di cinque minuti”, “entro mezz’ora è qui”. Passa il tempo ma nulla da fare. I dati che giungono dai seggi vedono Raggi in vantaggio su Calenda, entrambi fuori dal ballottaggio. E a tarda sera finalmente compare l’aspirante sindaco, che sogna un grande partito di centro e che ora, in ottica ballottaggio a Roma, non deve sbagliare la mossa: “Non sono ancora certo se dirò chi voterò. Il nostro è un risultato che apre una fase nuova a livello nazionale”.

Seppur sotto i risultati sperati, Calenda ora ha una base elettorale: “Eccome se abbiamo preso il voto di destra, come abbiamo preso quello antipopulista e quello sinistra”, dice con cadenza romana. “Sarebbe disonesto – aggiunge - se utilizzassi quei voti per avere due assessorati, per questo come partito non faremo nessun apparentamento”. Ufficialmente nessuna alleanza, quindi, ma è chiaro a tutti che, se il leader di partito dirà chi voterà al secondo turno, la sua indicazione avrà un peso rilevante anche se si tratta “di un’opinione personale e senza una contropartita”. Tutto si gioca nei prossimi due giorni. Calenda sta alla finestra, aspetta le mosse di Gualtieri e del Pd, a cui tanti del comitato elettorale da Roberto Giachetti a Luciano Nobili, rimproverano ancora la decisione di non aver voluto appoggiare la candidatura del leader di Azione “che ha iniziato la campagna elettorale ad aprile”.

Il passaggio chiave delle dichiarazioni di Calenda è il seguente: “Il lavoro nazionale esce rafforzato da questa esperienza ed è un lavoro che dobbiamo proseguire sul solco di un approccio riformista e pragmatico che invece non sposa l’idea che bisogna o abbracciare i populisti o abbracciare i sovranisti”. Fonti interne leggono queste parole come un avviso a Gualtieri, che dovrà decidere se avere o no il sostegno dei “populisti” M5s. Se così fosse, il leader di Azione ne starà alla larga. Giuseppe Conte è sempre più convinto di un’alleanza con il Pd, a cui Raggi fino a questo momento si è opposta. Bisognerà capire cosa succederà nelle prossime ore. Se Pd e M5s firmeranno l’accordo su Roma, Calenda potrebbe non fare l’endorsement: “La presunzione del Partito democratico che decidono loro chi deve stare con chi, è una presunzione sbagliata”. Difficile anche che Azione possa appoggiare il candidato di centrodestra: “Non ho alcuna intenzione di andare a lavorare con Michetti”. Insomma, ora Calenda è al centro, bisognerà vedere se a Roma sarà tendente a sinistra ma la condizione è una sola. Che non ci siano i 5Stelle.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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