Calenda detta le condizioni a Gualtieri: "Ti voto solo se tagli fuori i grillini”

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Carlo Calenda, Roberto Gualtieri (Photo: Getty)
Carlo Calenda, Roberto Gualtieri (Photo: Getty)

“In politica non c’è spazio per i rancori personali... A Gualtieri chiedo una garanzia precisa, cioè che nella sua eventuale giunta non ci siano esponenti 5 Stelle: il Movimento è stato nettamente bocciato dai romani e non può tornare a governare la città”. Così il leader di Azione, Carlo Calenda, mette in chiaro, in un colloquio con La Stampa, la condizione principale per un suo eventuale appoggio a Roberto Gualtieri al ballottaggio per decidere il prossimo sindaco di Roma.

E se questa condizione non viene assicurata? “Vuol dire che non dichiarerò il mio voto, perché lo considererei un voto buttato, al pari di quello per Michetti, che non ha uno straccio di programma e dal quale sono molto distante”, afferma Calenda, che si rivolge direttamente al segretario Pd Enrico Letta:

“Letta non faccia l’errore di leggere il risultato di queste elezioni comunali nell’ottica delle prossime politiche”, dice. “Ora lui deve scegliere se continuare ad andare dietro a un Movimento morto oppure guardare a un’alternativa”. Quella di cui Azione, il suo mini-partito in crescita, potrebbe essere il fulcro. Anche perché «le forze liberaldemocratiche si sono dimostrate superiori, a livello nazionale, ai 5 stelle ed esiste un’area, che ho definito riformista pragmatica, che si ritrova nel modo di governare di Mario Draghi e a cui bisogna dare rappresentanza”.

Quanto a come capitalizzare, in una prospettiva più ampia, gli oltre 200mila voti presi a Roma, Calenda annuncia “un’accelerazione di questo processo: presto partirò per fare un tour dell’Italia, da Nord a Sud, in tutte le regioni, per incontrare i cittadini”.

Insomma, si vede già leader dei riformisti pragmatici, di quello che definisce “il fronte Von der Leyen: socialdemocratici, liberaldemocratici e popolari insieme, per emarginare populisti e sovranisti”. Ma chi sono gli interlocutori con cui costruire questo percorso? “Letta è il primo interlocutore, se molla Conte - spiega l’ex ministro - Poi mi viene in mente Mara Carfagna e altri in Forza Italia, che fanno parte della famiglia popolare europea e non vogliono morire sovranisti, nel binomio Salvini-Meloni”. E Matteo Renzi? “Guardi, con Renzi il problema è che, secondo me, l’attività di leader politico non è conciliabile con quella di businessman - avverte - ma anche in Italia Viva ci sono persone di qualità, a cominciare dalla ministra Bonetti, che rispondono a quell’idea di politica di cui le parlavo”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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