Calenda ora punta l'Italia: un tour nazionale, poi il Congresso e il suo nome nel logo

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(Photo: Riccardo De LucaRiccardo De Luca / AGF)
(Photo: Riccardo De LucaRiccardo De Luca / AGF)

Carlo Calenda ora pensa nazionale. In settimana partirà per un tour da Nord a Sud, farà tappa in tutte le Regioni e nelle principali città italiane che, spiegano dal suo staff, “hanno fatto sentire il loro appoggio in questi mesi”. Tutto ciò in preparazione del Congresso di Azione che dovrebbe tenersi nei prossimi mesi, quando non è escluso che venga inserito il nome del leader nel logo del partito.

La strategia del martello o del pungolo è quella che Calenda vuole attuare: premere sul Pd perché si distacchi dai 5Stelle e creare un’area di centro, che sia attrattiva, moderna, innovatrice e tramite quella andare in Parlamento nel 2023, interloquire un po’ di qua e un po’ di là, ma preferibilmente con il centrosinistra per una nuova maggioranza di governo. Fermo restando che tanti voti sono arrivata anche da destra.

Intanto non impegnerà il suo partito in un patto su Roma, nonostante l’insistenza dei renziani che premono per un accordo politico con Roberto Gualtieri con tanto di assessorati. Calenda invece garantisce che non farà alcun apparentamento per non sprecare ciò che ha costruito in questi mesi in cambio di due poltrone. Vorrebbe fare però un endorsement personale dichiarando per il ballottaggio il suo voto all’aspirante sindaco candidato dai dem. Anche se – fanno notare esponenti di Azione - “Gualtieri ha iniziato male la giornata quando ha detto di aspettarsi l’appoggio di Calenda e della Raggi. Con questa supponenza non va da nessuna parte”.

Il leader di Azione prima di esporsi vuole sentire il programma per Roma che comprende i termovalorizzatori, la Roma Lido, i trasporti e, dal punto di vista politico, il rapporto con il Movimento 5 Stelle. “Io non appoggio Gualtieri. La mia, nel caso, sarà una dichiarazione di voto a titolo individuale. Ma per farla – spiega Calenda a ‘Oggi è un altro giorno’ su Rai1 - devono esserci delle condizioni, per esempio non avere 5Stelle in giunta, e su questo mi piacerebbe una bella dichiarazione di Gualtieri che chiarisse questo orizzonte”.

È evidente come il leader di Azione punterà la sua strategia sempre contro il patto tra Pd-M5S. Secondo lui i dem sbagliano a insistere con i grillini, “che ormai sono spariti. Se c’è una cosa che è uscita molto chiara dal voto è che i romani non vogliono più vedere i 5Stelle al governo. Su questo serve un chiarimento”.

Il Pd dal canto suo dovrebbe avere il coraggio di una scelta più riformista e più aperta all’innovazione, ossia dialogare e intrecciare idee e strategie con Azione e con quell’area di cui Azione vuole essere il perno. “Più in generale - dice - io credo che il Pd oggi debba decidere se continuare a perseguire un’alleanza con i 5Stelle, una forza che ormai si sta sciogliendo, o guardare ad un’area più riformista”. A chi gli chiede se a suo avviso i candidati del centrosinistra e centrodestra, Roberto Gualtieri ed Enrico Michetti, sono pari merito, Calenda continua a rispondere: “Vorrei che Gualtieri chiarisse se ci saranno 5Stelle in giunta…”. Il futuro di Azione passa anche da qui. Perché Calenda ha detto chiaramente che non porterà il suo partito con i populisti e per populisti intende i grillini. Qualsiasi tipo di dialogo con il Pd dipenderà da questo.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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