Cambiamenti clima, terrorismo, povertà: le sfide poste dal Sahel

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Image from askanews web site
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Roma, 21 giu. (askanews) - L'ex vice ministra degli Esteri Emanuela Del Re è stata nominata oggi inviato speciale dell'Unione europea per il Sahel, una delle zone più vulnerabili dell'Africa sub-sahariana, particolarmente sensibile ai cambiamenti climatici e dove alle violenze causate dalla lotta per il controllo delle risorse naturali, si sono sommate negli ultimi anni le azioni terroristiche di gruppi affiliati ad Al Qaida e all'Isis, così come di altre organizzazioni dedite a traffici illeciti, tra cui quello di esseri umani, favorite dalla debolezza delle autorità governative e dall'assenza di un controllo statale del territorio.

Secondo l'Unhcr, "la catastrofe umanitaria" in atto nella regione, che comprende Mauritania, Niger, Mali, Burkina Faso, Ciad e nord della Nigeria, è stata nel 2020 tra le crisi a più rapido tasso di espansione al mondo. L'agenzia Onu stima siano due milioni gli sfollati interni, oltre 800mila i rifugiati, e poco meno di 4 milioni le persone esposte all'insicurezza alimentare. Gli attacchi dei gruppi jihadisti sono infatti aumentati nel corso 2019, tanto che a inizio 2020 l'Unhcr ha rimarcato come "il numero di sfollati interni nella regione è quadruplicato in soli due anni, considerato che se ne registravano 490.000 all'inizio del 2019", e oltre la metà di quelli presenti nella regione è composto da burkinabé.

Proprio il Burkina Faso è stato teatro, a inizio giugno, del più grave attacco dall'inizio dell'insurrezione jihadista, messo a segno vicino al confine con Mali e Niger e costato la vita ad oltre 130 civili. Una strage avvenuta a distanza di un mese dall'uccisione di altri civili, sempre nell'Est del Paese, al confine con il Niger, teatro a sua volta lo scorso marzo del massacro di 137 civili non lontano dal confine con il Mali. Attacchi che si sono moltiplicati in quella che viene definita la zona "delle tre frontiere" tra Niger, Mali e Burkina Faso, dove agiscono i gruppi jihadisti fronteggiati fin dal 2013 dalla Francia.

Parigi intervenne infatti inizialmente in Mali per frenare l'avanzata jihadista su Bamako, con la missione Serval, trasformata nel 2014 in missione Barkhane per sostenere i paesi del G5 Sahel contro la minaccia terroristica. A distanza di anni, anche a fronte di un crescente malcontento nei paesi africani e in patria per i risultati ottenuti, a inizio mese il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato la fine di Barkhane e una "trasformazione profonda" della presenza militare francese, anche a fronte di un aumentato impegno europeo con la Task Force Takuba, sollecitata da Parigi e approvata a fine 2019, che avrà base in Mali e campo operativo proprio nella zona delle tre frontiere.

Venerdì scorso, il ministro degli Esteri francese, Jean-Yves Le Drian, ha precisato in un'intervista all'emittente Bfmtv che la Francia non lascerà la regione, dove oggi conta circa 5.100 uomini, ma "trasformerà la propria azione, perché la minaccia è diversa". Di fatto, Parigi ha puntato a creare una coalizione internazionale, in coordinamento con i paesi del Sahel, in cui "ci saranno meno soldati francesi ma più soldati europei", ha sottolineato il ministro, aggiungendo che "la coalizione per il Sahel riunisce più di 60 partner, come Giappone, Stati Uniti o Emirati Arabi Uniti, che stanno dando il loro contributo e sostenendo politicamente l'operazione".

Già oggi, ha precisato Le Drian, sono presenti forze estoni, svedesi, danesi, ceche. E, secondo quanto precisato sul sito della Difesa, la partecipazione italiana attualmente autorizzata è di otto elicotteri e 200 uomini. "Gli europei hanno capito che lì c'era un rischio per la loro sicurezza, la sicurezza europea è affare di tutti", ha detto in un'intervista all'emittente Bfmtv.

Proprio nel novembre del 2020, partecipando a un evento intitolato "Pace e mobilità nel Sahel", l'ex vice ministra Del Re aveva definito il Sahel la vera frontiera dell'Europa". "Dalla maniera con cui sapranno cogliere le opportunità, e gestire le sfide, di questa ineliminabile contiguità, l'Europa e l'Italia determineranno la loro sicurezza e benessere nel futuro", aveva rimarcato.

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