Cambio di passo sulla terza dose per arginare la quarta ondata

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Terza dose (Photo: Ansa)
Terza dose (Photo: Ansa)

Il Governo accelera sulla terza dose. Con le somministrazioni delle prime dosi che procedono a rilento (- 40% secondo il report settimanale di Gimbe, pari in media a meno di 15mila inoculazioni giornaliere) e uno zoccolo duro di persone che non vogliono saperne di vaccinarsi, la strategia sembra essere diventata quella di puntare sul booster per frenare l’avanzata di una nuova ondata pandemica.

D’altronde, sull’argomento, i virologi sono concordi. Come aveva detto Battiston in una recente intervista a HuffPost, infatti, “la partita è questa: si sta creando un consenso sempre più vasto intorno alla terza dose che dovrebbe essere data a più persone possibili, nel più breve tempo possibile”. Perciò inutile cercare di convincere coloro che non si vaccineranno mai, piuttosto bisogna mirare ad “alzare il muro di protezione dei vaccinati quasi al 100% con la terza dose”, evitando che il virus continui così a circolare e a mutare.

Una strategia condivisa sia dal Cts che dal Generale Figliuolo che si sono pronunciati sulla necessità di velocizzare la campagna vaccinale addizionale e di allargare la platea dei vaccinabili al più presto. Ad oggi, infatti, questo richiamo è indirizzato agli over 60, ai residenti delle Rsa e al personale sanitario ad almeno sei mesi di distanza dal completamento del ciclo vaccinale, oltre a tutti i fragili chiamati alla vaccinazione ad almeno 28 giorni dall’ultima dose ricevuta. Nei giorni scorsi si ragionava se far rientrare anche docenti e categorie più esposte e abbassare la soglia d’età agli over 50.

A distanza di qualche ora, però, questo ulteriore passo in avanti, sembra non bastare più. ”Entro la fine dell’anno è un’ipotesi ragionevole e plausibile l’abbassamento dell’età per la somministrazione della terza dose, al momento riservata agli over60, in modo che si parta per tutti quanti”, ha spiegato il Professor Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità a Sky Tg24, aggiungendo però che “al momento l’attenzione va concentrata e focalizzata sull’offrire la dose booster agli ultra sessantenni, ai fragili e a coloro che hanno ricevuto il vaccino J&J”. Ma è la terza dose “per tutti quanti” su cui si concentra l’attenzione delle autorità sanitarie. Per moltissimi vaccinati al di sotto dei 60 anni, infatti, i 180 giorni dalla seconda dose sono in scadenza: basti pensare a coloro che hanno ricevuto Astrazeneca. Perciò, se non dovessero rientrare nella soglia di età a cui è destinato ad oggi il booster, finirebbero per trovarsi “scoperti”, almeno nella percentuale (quantificata intorno al 20% per i vaccini a mRna, ancora minore per gli altri) di copertura mancante, rischiando, non la malattia grave, ma di essere contagiati e di contribuire, anche se in misura parziale, alla circolazione del virus, con tutto ciò che ne consegue.

Quanto sta avvenendo in alcuni paesi europei, d’altronde, con “la cosiddetta ‘pandemia dei non vaccinati’” indica “con forza la necessità di incrementare il ritmo di somministrazione delle terze dosi” e di “proseguire con il completamento dei cicli primari”, ha fatto sapere il Commissario per l’emergenza Francesco Figliuolo in una circolare con la quale chiede alle Regioni di “rinforzare l’opera di informazione e sensibilizzazione sulla vaccinazione” anti covid. Perché in Italia, nonostante al momento nessuna Regione abbia superato le soglie critiche negli ospedali, i numeri stanno crescendo. Stando sempre all’ultimo monitoraggio indipendente della Fondazione Gimbe, infatti, aumentano ancora nuovi casi di Covid-19 in Italia (+16,6%) ed i ricoveri (+14,9%) e s’inverte la tendenza delle terapie intensive (+12,9%). L’aumento si riflette anche sugli ospedali: aumentano i ricoveri in area medica (+388) e in terapia intensiva (+44). Sono stabili i decessi (257 vs 249).

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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