CamCom Italia in Cina: 16% aziende andrà via per restrizioni Covid

Image from askanews web site
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Roma, 29 apr. (askanews) - Il 77% delle imprese italiane associate alla Camera di commercio italiana in Cina e localizzate nella Cina Orientale ha dichiarato di essere sottoposto a un regime di lockdown e se questa situazione persisterà, con le attuali restrizioni a gravare sull'operatività, il 16% delle aziende italiane prevede di spostare le proprie attività al di fuori della Cina continentale. E' quanto emerge dal report sull'impatto delle recenti restrizioni imposte in Cina per il Covid-19, realizzato dalla Camera di commercio italiana in Cina e presentato oggi.

A rispondere alla seconda indagine di quest'anno, è stato quasi il 50% della base associativa di oltre 580 imprese. La larga maggioranza si trovano nella zona del Delta del fiume Gange, il 68%, a Shanghai, il 41%, nel nord della Cina, il 16, il 12% al Sud e infine il 4% a sudovest. Si tratta per il 78% di piccole e medie imprese e per il 22% di grandi compagnie.

La prima indagine era stata effettuata a marzo e in quell'occasione "la maggior parte delle aziende erano ottimiste sulla ripresa del lavoro e della produzione a breve termine - si legge nel report - Oggi lo scenario è molto diverso, con il 61% di aziende a livello nazionale in lockdown e il 77% in totale lockdown al Delta del fiume Gange e Shanghai".

"Oggi il 40% delle imprese italiane che hanno risposto al sondaggio hanno indicato la loro incertezza sul loro futuro in Cina, esprimendo una preoccupazione senza precedenti", ha sottolineato la Camera di Commercio.

Per il presidente della Camera, Paolo Bazzoni, "il risultato di questa indagine evidenzia un'importante perdita di fatturato, con rischi elevati associati alla logistica e alla filiera che generano una riduzione della penetrazione nel mercato interno" e "una parte importante delle nostre aziende stanno anche rivalutando il loro posizionamento strategico e investimenti nel mercato interno a seguito dell'incertezza generato dalla crisi".

Secondo l'indagine "l'80% degli intervistati si è focalizzato sulla questione della mobilità tra la Cina e Italia. Le restrizioni sulla politica dei visti e la persistente cancellazione dei voli ha impedito agli esperti italiani di arrivare in Cina per scambio e supporto tecnico e ha anche impedito a molte famiglie di riunirsi", si legge.

Inoltre, per le aziende italiane "il trasporto di materiali è difficile, con conseguenti ritardi o interruzioni nella catena di approvvigionamento" che rendono "impossibile la produzione come pianificato" e la spedizione delle merci ne tempi previsti. Per il "50% delle aziende la produzione è stata ritardata di oltre due settimane" e "quasi l'80% delle imprese ha assistito ad un aumento dei costi di approvvigionamento del 30-50%".

Più del 50% degli intervistati prevede "che il fatturato nel 2022 diminuirà di oltre il 20% rispetto al 2021 e i profitti del 50%". Questi dati hanno spinto il 36% delle aziende a mettere in dubbio futuri investimenti e il 48% a decidere di rinviare o ridurre o addirittura annullare investimenti.

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