Camere separate, tensostrutture e buona stella. I rimedi anticovid per il voto del Colle

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Un momento della riunione del Parlamento in seduta comune durante il quarto scrutinio per l'elezione del Presidente della Repubblica, Roma, 31 Gennaio 2015. ANSA/GIUSEPPE LAMI (Photo: GIUSEPPE LAMIANSA)
Un momento della riunione del Parlamento in seduta comune durante il quarto scrutinio per l'elezione del Presidente della Repubblica, Roma, 31 Gennaio 2015. ANSA/GIUSEPPE LAMI (Photo: GIUSEPPE LAMIANSA)

Far votare deputati e senatori ognuno nella sua Camera di riferimento, per dividere i grandi elettori in sedi diverse e dimezzare il rischio di contagio. È la proposta di Francesco Clementi, costituzionalista dell’Università di Perugia, che spiega a Huffpost che “garantire un livello alto della prevenzione sanitaria per i grandi elettori significa garantire la salute repubblicana”. L’argomento è ovviamente quello di come si elegge un presidente della Repubblica in piena pandemia, come si garantisce che Montecitorio non diventi un focolaio, come si scongiurano o almeno si attutiscano i rischi che un gran numero di parlamentari e delegati delle Regioni non possano partecipare al voto perché contagiati.

Fabrizio Pregliasco, virologo e direttore sanitario dell’Ospedale Galeazzi di Milano, osserva che “i giorni in cui si svolgeranno gli scrutini coincidono con quelli del picco”, almeno secondo le stime che si possono fare con un virus reso imprevedibile dalla variante Omicron. Pregliasco spiega che “i contagiati potrebbero essere il doppio di quelli che riveliamo in questi giorni” e identifica il principale pericolo nella possibilità “che ci sia un positivo tra coloro che andranno a votare o si riuniranno in quei giorni con i colleghi di partito”.

Ecco perché secondo Clementi lo spacchettamento del luogo del voto potrebbe essere una soluzione percorribile per ridurre i rischi: “La costruzione del voto è fondata su una prassi - dice il costituzionalista - basti pensare al catafalco, all’insalatiera e via discorrendo. Bisogna semplicemente pensare a modificare queste prassi, e dunque la seduta è prevista come comune, ma è un termine che può tranquillamente essere interpretato nella logica emergenziale come voto contestuale, per poi riunire le schede e procedere a uno spoglio comune”.

Le regole stabiliscono che si voti a Montecitorio, e che si segua il regolamento previsto alla Camera, la cui interpretazione è demandata al presidente Roberto Fico. L’esponente del Movimento 5 stelle al momento non sembra incline a soluzioni creative, limitandosi a mettere in campo tutte le accortezze possibili per far svolgere il voto come da consuetudine. Di sicuro al momento è la prospettiva di far votare per lettera dell’alfabeto in modo da non avere nell’emiciclo mai più di duecento persone, e di procedere con frequenti sanificazioni anche a costo di tenere un’unica votazione al giorno.

La settimana prossima, tra martedì e mercoledì, si riuniranno i questori di Camera e Senato per fare il punto della situazione, giovedì nella conferenza dei capigruppo verrà affrontato l’argomento. “L’obiettivo è quello di ridurre il rischio al minimo” dice Gregorio Fontana, deputato di Forza Italia e questore a Montecitorio. Ma che succede se i positivi, che oggi sono circa una quarantina, raddoppiassero o addirittura triplicassero da qui al 24 gennaio? “Con i se e con i ma c’è poco da fare, non ci sono norme o procedure che disciplinano un’elezione in tempo di pandemia”, risponde Fontana.

La partita si gioca tutta sul filo dell’equilibrio dell’interpretazione del regolamento. “La verità è che faranno il minino indispensabile perché hanno paura di prendersi qualunque responsabilità”, commenta caustico un deputato di lungo corso. Non sembra trovare accoglimento la proposta di voto online per chi non può essere fisicamente presente, la posizione più aperturista è quella del questore azzurro, che tuttavia è abbastanza tiepido nell’osservare che “anche questa questione verrà approfondita nelle sedi opportune, ma credo ci sia poco spazio di manovra”. Alfonso Celotto, professore di Diritto costituzionale all’università Roma Tre, all’Adnkronos ha spiegato che sarebbe buona cosa “un’organizzazione degli appelli che permetta il voto in sicurezza e, con le dovute cautele, in apposite sessioni riservate, anche dei senatori, dei deputati o dei grandi elettori in quarantena”. Anche su questa ipotesi non sembra esserci un’apertura sostanziale.

Ieri le capigruppo del Pd Deborah Serracchiani e Simona Malpezzi hanno inviato una missiva a Fico e a Elisabetta Casellati, chiedendo un impegno a “garantire la massima sicurezza nelle procedure di voto”. Per dirla con Clementi, “la salute degli elettori presidenziali è salute della repubblica”. Insomma, che si fa nel worst case scenario, quello nel quale 150, 200 grandi elettori risultassero impossibilitati a votare? Per il questore Francesco D’Uva, deputato del Movimento 5 stelle, “non ci sarebbe alternativa, bisognerebbe comunque procedere al voto”. Senza al momento prevedere soluzioni che non siano quelle che applicano misure preventive alla normale prassi di voto.

I catafalchi, le strutture coperte dove si scrivono i nomi sulla scheda, verranno ridotti da quattro a tre, le classiche tendine di feltro che li coprono saranno sostituite da un materiale meglio sanificabile. Prima di entrare un commesso consegnerà la scheda e una penna precedentemente sanificata, che all’uscita dovrà essere inserita in un contenitore apposito insieme alle altre, per poter procedere a una successiva sanificazione. Il Transatlantico, tornato propaggine dell’aula per consentire il distanziamento nelle prossime settimane, verrà riaperto. Per evitare il più possibile assembramenti verrà installata una tensostruttura riscaldata nel cortile, quale vera e propria propaggine del corridoio dove si celebrano accordi e vengono definite le strategie, per ampliare gli spazi a margine dell’aula. “Stiamo valutando di tamponare tutti gli elettori - spiega D’Uva - in modo tale che chiunque entri a Montecitorio sia controllato”, tenendo conto del fatto che per accedervi già oggi occorre il green pass anche per personale e stampa, e che inoltre sarà obbligatorio l’utilizzo della mascherina Ffp2

Ma nessuna variazione sul tema classico, nonostante Stefano Ceccanti, costituzionalista e deputato del Pd, osservi sconsolato che “non si sta prendendo atto della situazione emergenziale in cui ci troviamo”, un contesto nel quale “interpretazioni del regolamento sono ampiamente possibili”. Ceccanti allarga la proposta di Clementi: “Si potrebbe votare anche al Senato, ma per esempio nulla vieta che si possano costituire seggi elettorali, per esempio, nelle aule delle Commissioni”. Ce ne sono 13 a disposizione, le occasioni di contatto sarebbero assai più limitate. Il virologo Pregliasco spiega che “sicuramente votare nelle due Camere aiuterebbe”, ma che “se verranno seguiti protocolli rigorosi i rischi diminuiranno sensibilmente, c’è tempo per pianificare bene tutto”.

Alla Camera opera da due anni una sorta di Cts interno, un pool di specialisti coadiuvati da un epidemiologo che studiano di volta in volta le misure opportune da assumere, grazie alla convenzione in essere con il Gemelli. C’è un’infermeria, ma è attrezzata per piccoli infortuni o per un primo soccorso in caso di emergenze, e non verrà trasformata in un mini centro Covid. All’occorrenza si utilizzerà un’ambulanza di bio contenimento che staziona nel garage sotto il piano dell’Aula.

Per Clementi uno slittamento del voto sarebbe “un attentato alla Costituzione”, ma proprio per questo occorrerà “garantire l’integrità del collegio presidenziale”, perché “quella del presidente della Repubblica non è un’elezione come un’altra, e oggi si considera l’eventualità che qualcuno ammalato di Covid sia una cosa ineluttabile, e così si rischia di sottovalutare questo tema”. Fontana è positivo: “Le Camere non si sono mai fermate, e votazioni per chiama nominale e scaglionate sono meno a rischio di quando si votano a raffica emendamenti, tutti seduti e con il voto elettronico”. La settimana prossima si farà il punto, mentre un parlamentare scuote la testa: “Puntano tutto sulla fortuna, sperano che i contagi siano bassi. Se, per esempio, si dovessero concentrare maggiormente su un singolo partito, perché magari in una riunione scoppia un focolaio, ne vedremo delle belle”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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