Camorra, pompe funebri gestite da clan: 6 arresti nel Napoletano

Psc

Napoli, 24 ott. (askanews) - Gestione "monopolistica" delle imprese di pompe funebri nel territorio di Castellammare di Stabia grazie alla protezione dei D'Alessandro, clan camorristico egemone nella città in provincia di Napoli. Questo quanto ipotizzato nell'ambito di un'indagine condotta dai carabinieri del nucleo Investigativo di Torre Annunziata che hanno eseguito un'ordinanza cautelare in carcere e agli arresti domiciliari nei confronti di sei persone. I provvedimenti restrittivi, emessi dal gip del tribunale partenopeo su richiesta della locale Direzione distrettuale antimafia di Napoli, sono stati eseguiti nei confronti del 61enne Alfonso Cesarano, di Saturno Cesarano, del 62enne Alfonso, di Giulio Cesarano, di Catello Cesarano e di Michele Cioffi, ritenuti responsabili, a vario titolo, di concorso nel trasferimento fraudolento di valori, con l'aggravante dell'aver commesso il fatto per agevolare il clan D'Alessandro e avvalendosi della forza intimidatrice dell'organizzazione criminale. Le indagini sono state avviate dopo un'inchiesta che fu condotta tra il 2013 e il 2016. Già il 31 maggio 2016 fu emesso un avviso di conclusioni indagini preliminari nei confronti del 61enne Alfonso Cesarano, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa ed estorsione aggravata dal metodo mafioso. Si ritenne che lui aveva gestito "in maniera monopolistica" il settore delle onoranze funebri nel territorio di Castellammare di Stabia grazie alla protezione del clan, egemone, D'Alessandro. Dopo la notifica del provvedimento, Cesarano che, dal dicembre 2013 era titolare, con Alfonso Cesarano (62 anni), Giulio Cesarano e Saturno Cesarano, ciascuno del 25% delle quote sociali della Impresa funebre Cesarano srl, ha ceduto l'intera sua quota di partecipazione, ma alla luce dei conseguenti accertamenti di polizia giudiziaria, è stata accertata "la sua costante presenza alla guida e gestione dell'impresa, segno tangibile che - sostengono gli inquirenti - le quote sociali erano state solo fittiziamente intestate ai suoi congiunti al fine di sottrarle ad eventuali sequestri". (segue)