Campidoglio, al via ultima fase restauro a largo Argentina -3-

Red/Arc

Roma, 21 ott. (askanews) - Le demolizioni degli anni Venti in Campo Marzio riportarono alla luce uno dei più importanti complessi archeologici di età repubblicana: una vasta piazza lastricata su cui sorgono quattro templi comunemente indicati con le prime quattro lettere dell'alfabeto, poiché la loro identificazione non è ancora del tutto certa.

Nel III secolo a.C. venne edificato il primo tempio denominato con la lettera C. Posto su un alto podio di tufo e preceduto da una scalinata, era dedicato probabilmente alla dea Feronia (culto originario della Sabina introdotto a Roma dopo la conquista di M. Curio Dentato, nel 290 a.C.).

Allo stesso livello di quest'ultimo venne innalzato il tempio A, di dimensioni molto più piccole del precedente (da identificare con il tempio che Q. Lutazio Catulo, console del 242 a.C., fece costruire in onore di Giuturna). Innanzi ai templi A e C furono rinvenute due piattaforme, cui si accedeva tramite quattro gradini, sulle quali erano posti due altari di peperino. L'altare davanti al tempio è integro e reca l'iscrizione che ne ricorda il rifacimento ad opera di Aulo Postumio Albino; di quello davanti al tempio A, del tutto simile al precedente, si conserva invece solo la cornice inferiore.

All'inizio del II secolo a.C. fu costruito il tempio D, dedicato ai Lari Permarini o, secondo altre ipotesi, alle Ninfe. Si deve attendere la fine del II secolo per l'ultimo tempio: dopo la battaglia di Vercelli del 101 a.C., che pose fine alla terribile guerra contro i Cimbri, Q. Lutazio Catulo, edificò il tempio B, a pianta circolare su alto podio, dedicandolo alla Fortuna huiusce diei.

Nell'80 d.C. un furioso incendio devastò Campo Marzio, compresa l'area sacra di largo Argentina, che subì una profonda trasformazione sotto l'imperatore T. Flavio Domiziano: sopra alle macerie venne costruito il pavimento in lastre di travertino, ancora visibile. Vennero rifatti anche il portico settentrionale e gli alzati dei templi.

All'inizio del V secolo l'area conservava, nelle sue grandi linee, l'aspetto assunto con la ristrutturazione domizianea, ma nel corso di questo secolo ebbe inizio il processo di abbandono e trasformazione degli edifici. In particolare per la fase tardoantica si può ipotizzare che l'area fu occupata da un complesso monastico.

Tra l'VIII e il IX secolo vennero realizzate imponenti strutture costituite di blocchi di tufo), forse case aristocratiche, che però vennero demolite nel 1929, per riportare i quattro templi al loro "al primitivo isolamento". Sempre al IX secolo appartengono le prime testimonianze dell'impianto di una chiesa all'interno del tempio A, che nel 1132 fu dedicata a S. Nicola. Della fase di XII secolo restano l'abside, decorato con una teoria di santi, il pavimento cosmatesco e l'altare a cippo. La chiesa medievale venne poi obliterata da un nuovo edificio barocco, conosciuto come S. Nicola de' Cesarini, che fu demolito nel 1927.