In arrivo il canale tv dello Stato Islamico

Andrea Signorelli
John Cantlie (LaPresse)

24 ore al giorno, 7 giorni su 7, di propaganda islamista con lo scopo di continuare il reclutamento jihadista di giovani disposti ad andare a combattere e immolarsi per lo Stato Islamico, oltre che poter diffondere con ancora più facilità il proprio messaggio, i propri video e le proprie minacce dirette a tutto il mondo. Il califfato di al-Baghdadi che continua a imperversare tra Siria e Iraq si prepara infatti a lanciare un canale tv, che andrà in onda via streaming su internet.

Il sito su cui verrà trasmesso, KhilafaLive, non è raggiungibile dall’Italia ed è probabilmente già stato messo fuori uso; anche se sicuramente esisteranno metodi per aggirare il problema. Ma quando nascerà, quindi, la televisione dello Stato Islamico? La notizia è apparsa negli scorsi giorni su un popolare forum frequentato da numerosi jihadisti; cliccando il link che corredava la notizia era possibile vedere un “teaser”, uno spezzone che promuoveva quanto verrà trasmesso su questo canale, il cui lancio ufficiale avverrà nei prossimi giorni.

Per il momento si sa che ogni giorno ci sarà uno spazio destinato alle news, in cui quindi si parlerà dei successi militari dell’Isis e delle sconfitte brucianti che l’Occidente ha subito, delle punizioni inflitte agli infedeli e della vita che si conduce nei territori controllati dai miliziani jihadisti (come avviene regolarmente anche sul mensile dello Stato Islamico, Dabiq). Si parla anche di un programma dal titolo “Time to recruit” in cui verranno forniti consigli e istruzione su come reclutare giovani musulmani alla causa jihadista.

Non manca nemmeno la presenza di John Cantlie, il reporter inglese da tempo costretto a lavorare come giornalista per lo Stato Islamico e già protagonista di numerosi video in cui racconta la “verità sull’Isis”, nonché di reportage da alcune zone di guerra. Cantlie sarà il volto di una nuova serie di video, che molto probabilmente avranno come tema, ancora una volta, il rovesciamento della prospettiva con cui guardiamo alla guerra contro lo Stato Islamico.

La tv dello Stato Islamico ha anche già un nome (“Islamic State Broadcast”) ed è solo l’ultimo passo compiuto dagli jihadisti di al-Baghdadi nel campo della comunicazione. Non è in effetti una novità la grande attenzione che i membri dell’Isis ripongono nella propaganda: i loro video diffusi su YouTube - al duplice scopo di terrorizzare gli occidentali ed esaltare gli estremisti o potenziali tali - sono sempre di elevata qualità, tanto da far pensare che dietro ci siano persone che hanno studiato e lavorato in Europa o negli Stati Uniti; anche il già citato magazine Dabiq non sfigurerebbe davanti ai mensili che troviamo regolarmente in edicola.

Un canale tv vero e proprio è però una sfida nuova per lo Stato Islamico, che sembra essere sempre più in grado di far arrivare la propria propaganda, capillarmente, in tutto il mondo.