Cancel culture, Cardini: "Da studi classici fuga in massa, colpa non è del politically correct"

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"La Howard University di Washington ha deciso di smantellare il dipartimento degli studi classici? Le cose stanno in maniera diversa, secondo me sono molto più gravi e complicate. Si è fatta molta letteratura e propaganda politica su certi temi, ma di certo non si può ridurre la situazione a questo e dare la colpa solo al politically correct. Altrimenti si fa lo stesso errore e ci si unisce alla stessa ondata di chi, in nome dell'anti razzismo, abbatte le statue dei pensatori classici". Lo dice all'Adnkronos lo storico Franco Cardini dopo la decisione del college simbolo degli afroamericani di cancellare i classici perché considerati 'suprematisti'.

"Il problema è un altro - spiega il professore - gli studi classici sono in una fase di decadenza, con un picco verso il basso notevole. Mancano le iscrizioni ai corsi, soprattuto in America con le università private che hanno rette altissime. Le classi sono vuote, di questi studi importa sempre meno e così stanno scomparendo. Va detto, certo, che il clima politico non è tale da permettere il sostegno, anche forzoso, agli studi classici. Anzi, l'opinione pubblica diffusa, propagandata dai media, è critica. Ma questo non vale per giapponesi, cinesi, indiani, dove gli studi classici continuano e anzi sono in forte crescita. In Occidente è diverso perché è impossibile analizzare le cose con serenità, ci sarà sempre la buona e la malafede politica".

"A me non fa piacere ciò che sta accadendo - ammette Cardini - non solo mi dispiace, mi allarma. Ma sono ormai 70 anni che sia la politica, sia la cultura, a partire dalla scuola, hanno dato colpi tremendi alla tradizione classica. Oggi ne stiamo vedendo solo i risultati. Non penso che ci sia una congiura tesa a cancellare gli studi classici e tagliarne le radici. Ma se questo fosse vero allora bisogna farsi tutti un esame di coscienza su come noi europei, noi occidentali, abbiamo gestito questo patrimonio. Lo sentivamo veramente importante? - si domanda - Mi sono laureato, in un clima, quello degli anni '70, in cui chi difendeva la tradizione classica, chi alzava la voce, veniva tacciato di anti modernità e gli davano del fascista. Queste cose fatte e dette oggi pesano".

"E' indubbio - dice ancora lo studioso - che esistano gruppi che appoggiano incondizionatamente movimenti che buttano giù statue in nome della libertà e della fine del razzismo, ma vengono anche strumentalizzate. La crisi dei classici c'è e non mi risulta che ci siano colleghi di sinistra che esultano perché non si studiano più Omero e Virgilio. Ma la fuga da questi studi è di massa, chi oggi si iscrive all'università chiede altre cose. Bisognerebbe fare qualcosa, potenziare la risposta: se non investiamo nella scuola o imponiamo programmi questo è il risultato. Se non correggiamo il trend, la sparizione di tutto il mondo classico è inevitabile. Ma bisogna centrarlo il problema e non gridare al complotto in atto contro gli autori del passato".

Cardini è convinto. "Si sta sbagliando direzione, è un problema di cultura diffusa, di interesse, che prima c'era e ora non c'è più". "Un esempio? L'ultimo film sulla guerra di Troia - spiega - In Italia, per paura che la gente non lo sarebbe andato a vedere, non lo abbiamo chiamato 'Iliade', ma abbiamo scelto di chiamarlo 'Troy', ripiegando su un nome inglese. Siamo scesi nel ridicolo, è stata una umiliazione. C'è da vergognarsi di come il livello culturale di un popolo sia sceso così in basso. Se siamo arrivati a questo punto, non si può certo dare la colpa al politicamente corretto...", conclude.