Cancellieri come barellieri? Sui dipendenti della giustizia decide la Consulta

Ugo Barbàra
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AGI - Il 12 aprile il Giudice del Tribunale del Lavoro di Roma, ha ritenuto non manifestamente infondato il ricorso proposto da un gruppo di dipendenti della giustizia in servizio presso le cancellerie e le segreterie giudiziarie sull'ordinamento in cui devono essere inquadrati, e ha investito della questione la Corte Costituzionale.

Nel ricorso il personale giudiziario ha proposto al Giudice del Lavoro di essere considerato come appartenente all'ordinamento giudiziario. Per la peculiarità dell'attività svolta, per responsabilità personali e finalità istituzionali, affermano, il loro lavoro comporta necessariamente che la dipendenza del Ministero della Giustizia debba essere regolamentato con una normativa speciale di settore adeguata e coerente. Tale normativa servirebbe a disciplinare in termini chiari e definiti le qualifiche, i compiti, le responsabilità e i percorsi di carriera.

Il regime vigente da oltre un ventennio ha impedito, si legge nel ricorso, la congrua valorizzazione ed il riconoscimento in termini retributivi della specifica professionalità dai lavoratori della giustizia. La privatizzazione del rapporto di lavoro ha "illegittimamente e irragionevolmente determinato l'inammissibile omologazione economico/giuridica del personale giudiziario al personale  amministrativo" e questo, sostengono i ricorrenti, determina l'ingiusto appiattimento professionale ed economico della categoria.

"Si tratta di una assimilazione irrazionale e forzosa a categorie di personale non omogeneo che è preclusa nell'intrinseco dalla natura della prestazione di lavoro. Mentre il personale giudiziario, concorre all'attuazione della funzione giurisdizionale, i lavoratori ai quali sono oggi assimilati sono addetti ad attività lavorative strettamente amministrative che concorrono all'attuazione della funzione esecutiva ben distinta da quella giurisdizionale".

Secondo i dipendenti giudiziari, le funzioni processuali evidenziano che l'attività dispiegata presso le segreterie e cancellerie giudiziarie concorre all'applicazione del diritto al caso concreto.

Il personale giudiziario, insomma, integra la funzione giurisdizionale esercitata dai magistrati con una serie di atti strutturalmente connessi alla concreta realizzazione della giurisdizione.
Secondo l'Adgi - Associazione Dipendenti Giudiziari Italiani – la questione veniva da anni sollevata dal personale: "valutare la costituzionalità della privatizzazione del rapporto di lavoro del personale delle segreterie e cancellerie giudiziarie, personale che quotidianamente collabora e supporta il magistrato nell'esercizio della funzione giurisdizionale".

"Ci auguriamo che l'ordinanza del giudice del lavoro segni un cambio di passo per il personale giudiziario" concludono, "e che le risorse del recovery fund  siano  destinate  al settore Giustizia in un recovery plan che valorizzi anche il personale giudiziario per il raggiungimento di risultati efficienti  per la domanda di giustizia avanzata  dai cittadini.