Cancro al pancreas in crescita, domani Giornata mondiale

(Adnkronos) - Da 12.500 casi nel 2015 a 14.300 nel 2020: 1.800 diagnosi l'anno in più in un quinquennio. In Italia cresce l'impatto del cancro al pancreas, un big killer destinato nei Paesi occidentali a salire dal quarto al secondo posto nella classifica dei tumori più mortali entro il prossimo decennio. In occasione della Giornata mondiale dedicata a questa neoplasia, che si celebra il 17 novembre, Humanitas e Fondazione Humanitas per la ricerca fanno il punto sugli sforzi volti a sconfiggere quella che per medici e malati è la 'bestia nera'. Non a caso la sensazione che coglie chi lo incontra sulla propria strada è di "buio" improvviso, perché "quando arriva una diagnosi di tumore del pancreas - dicono molti pazienti - è come se si spegnesse la luce".

Riaccenderla è l'obiettivo della ricerca, ricorda Humanitas che per la Giornata mondiale del tumore al pancreas diffonderà da domani sui suoi profili Youtube, Instagram e Facebook un video-racconto sul dietro le quinte della caccia al big killer dell'oncologia, attraverso le parole di medici, chirurghi, scienziati e infermieri. Nel Cancer Center dell'Irccs Istituto clinico Humanitas di Rozzano, alle porte di Milano, è presente una Pancreas Unit che segue in modo multidisciplinare le persone colpite da cancro del pancreas o da patologie pancreatiche benigne, portando avanti al contempo studi di base e clinici anche in collaborazione con Fondazione Humanitas per la ricerca. Fanno parte del team oncologi, chirurghi, radioterapisti, radiologi, eco-endoscopisti, endocrinologi, patologi e infermieri specializzati, riferiscono da Humanitas dove arrivano ogni anno oltre mille pazienti con carcinoma del pancreas, più circa 250 con tumori neuroendocrini.

L'incremento dei numeri del cancro al pancreas ha cause multifattoriali: "Stile di vita scorretto, alimentazione non equilibrata e agenti inquinanti, primo fra tutti il fumo - elenca Humanitas - a cui si aggiunge una componente genetica nel 10% dei casi, dovuta al gene mutato per Brca o ad altri geni più rari. Sebbene si conoscano alcune di queste predisposizioni genetiche, l'assenza di marcatori predittivi o specifici, nonché di sintomi facilmente riconoscibili, ne ritardano la diagnosi".

"A rendere più difficile la cura di questa neoplasia - spiega Alessandro Zerbi, responsabile della Chirurgia pancreatica Humanitas e docente Humanitas University - ci sono la posizione anatomica profonda del pancreas, la sua vicinanza a grosse vene e arterie, la scarsa responsività alle cure (sempre multimodali con chemioterapia, chirurgia, se possibile, ed eventuale radioterapia) e la diagnosi spesso tardiva, che preclude la possibilità di intervento, fatto salvo per circa 20-30% di casi. Da qui l'importanza di potenziare la ricerca in ambiti innovativi, sia sul fronte dei meccanismi all'origine della malattia, che ci permetteranno di sviluppare nuove terapie, sia sull'utilizzo di approcci innovativi per migliorare le tecniche chirurgiche". Benché la prognosi dei malati di tumore pancreatico sia "sensibilmente migliorata rispetto a 10 anni fa", ancora troppo spesso resta "infausta", osservano da Humanitas. "Si deve fare ancora molta ricerca scientifica per rendere la diagnosi più precoce e le terapie più efficaci, nonché per sensibilizzare la popolazione alla prevenzione e conoscenza dei sintomi di questa neoplasia".