Cancro e maternità: più speranze di avere figlio per chi ha tumore -2-

Red/Apa

Roma, 10 feb. (askanews) - Si tende poi a pensare che un trattamento di preservazione della fertilità possa rappresentare un'azione accessoria, una perdita di tempo nella lotta alla malattia.In questi casi, esistono soluzioni che rendano possibile il concepimento dopo la cura?Fino a qualche anno fa il desiderio di un figlio riguardava la metà delle giovani pazienti, ma meno di 1 su 10 rimaneva incinta dopo le terapie. In molti casi, a vincere era proprio il timore di recidiva tumorale. Oggi quando la recidivante sembra scongiurata, ci sono diverse opzioni percorribili: "Se la malattia non ha danneggiato l'utero si può sicuramente ricorrere all'ovodonazione. Non è però indicato sottoporre la paziente a liste d'attesa troppo lunghe bensì affidarsi ad equipe specializzate in grado di garantire efficacia e tempestività nel trattamento. La possibilità di diventare madre con ovodonazione dopo la malattia è la stessa di chi non ha avuto un cancro" chiarisce la Dottoressa Michela Benigna. Stesso discorso per i pazienti uomini che possono affrontare, insieme alla compagna, un'eterologa con donazione di seme.

Un'altra opzione, ancora poco conosciuta, è l'embrioadozione. Attraverso questa tecnica le pazienti possono adottare gli embrioni che sono rimasti senza una famiglia. Quando si effettua un trattamento di fecondazione in vitro si trasferiscono solo uno o due embrioni, gli altri restano crioconservati. In Italia, la legge prevede che se la coppia non ha bisogno di effettuare altri tentativi gli embrioni restino congelati per sempre. Secondo la legge spagnola i genitori possono, invece, scegliere per il futuro dei propri embrioni: se non hanno la volontà di portare avanti una nuova gravidanza, possono darli in adozione ad altre coppie (ma anche distruggerli o donarli alla ricerca).

"Anche in questo caso non ci sono liste di attesa; una volta realizzate le prove necessarie e iniziato il trattamento di preparazione, il trasferimento avviene dalle 2 alle 4 settimane successive. Non bisogna effettuare tramiti ufficiali di adozione. Basta firmare il consenso informato relativo a tale tecnica di procreazione assistita e recarsi in Spagna in una clinica specializzata. Le percentuali di successo, presso Institut Marquès, sono del 57% circa" conclude la Dottoressa Michela Benigna.