Cannabis, Omceo: fra giovani falso mito innocuità ma rischio schizofrenia

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Roma, 9 giu. (askanews) - Il Gruppo di lavoro scientifico per la prevenzione dei danni causati da cannabis nei giovani è stato presentato oggi a Roma, nell'incontro "Cannabis sì o no? Come divulgare il messaggio fra i giovani", svoltosi col Patrocinio dell'Ordine Provinciale di Roma dei Medici-Chirurghi e degli Odontoiatri (OMCEO) - Gruppo di cui è coordinatore il vicepresidente dell'OMCEO, dr Stefano De Lillo -, e si è rivolto ad un pubblico composto da medici di famiglia e specialisti, approfondendo anche i risultati di un'indagine ad hoc sul tema.

I risultati dello studio sono allarmanti e necessitano di un'azione profonda di prevenzione e divulgazione nelle fasce d'età che, a partire dagli 11 anni, assumono i cannabinoidi, inconsapevoli o incuranti degli effetti sul lungo periodo. Secondo i dati 2020 della Direzione Centrale dei Servizi Antidroga del Ministero degli Interni, nel nostro Paese il 6.3% dei consumatori di cannabis ha meno di 18 anni; secondo l'indagine ESPAD - Italia 2014 - 2022, inoltre, il 25,8% degli studenti fra i 15 e i 19 anni l'ha fumata.

Il Responsabile scientifico del Gruppo, professor Antonio Bolognese, ha descritto le modalità di informazione che verranno adottate per far giungere, attraverso i media tradizionali o col supporto di testimonial e influencer, anche sui social, il messaggio di lesività di quella che, finora, è stata sdoganata come un'abitudine omologante o di massa, al pari del masticare una chewing gum. E, invece, la sostanza alligna nell'organismo degli assuntori, fino ad instaurare il rischio di disturbi psichiatrici quali la schizofrenia. Il contraccolpo del periodo di lockdown, e la socialità 'innaturale' che ne è conseguita, poi, ha allargato la platea di potenziali assuntori.

Secondo lo psichiatra Giuseppe Bersani, docente emerito dell'Università La Sapienza di Roma: "La combinazione fra l'età di prima assunzione, qualora sia precoce, la regolarità dell'uso, la concentrazione di principio attivo di cannabis assunto nel tempo e una vulnerabilità individuale mediata geneticamente possono tradursi in stati psicotici di tipo simil - schizofrenico o simil schizo-affettivo e non recedere neanche in caso di sospensione dell'assunzione."

Il Gruppo di lavoro è nato spontaneamente ed è indipendente, dedicandosi alla salute delle giovani generazioni. Associa esperti sia sotto il profilo scientifico-sanitario, sia sotto quelli della comunicazione, di area giuridica e dello sport. "La definizione della cannabis come droga leggera - ha detto il professore Bolognese - è priva di fondamenti scientifici, ma è frutto di un'invenzione di marketing, che l'ha adoperata per assolverla dalla reale pericolosità. Rispetto allo 'spinello' del'68, ci troviamo di fronte a una sostanza 80 volte più potente. Riteniamo giusto informare gli operatori sanitari che, spesso, non hanno avuto possibilità di approfondire quest'argomento, rimasto ai margini del dibattito collettivo".

L'incontro fungerà da esperienza pilota: presto verrà replicato in tutt'Italia, per rendere omogenea la conoscenza dei sanitari su questo tema di scottante attualità.

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