A Cannes la danzatrice-killer che fa sesso solo con le auto. Si ride ma... Da concorso?

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Titane, Cannes (Photo: Titane, Cannes)
Titane, Cannes (Photo: Titane, Cannes)

Ecco un film da scansare con cura, ma che ha fornito una rilassante parentesi di ilarità incontenibile. “Titane” è il secondo film di una trentasettenne rampante categoria horror, Julia Ducorneau. Autorevolmente raccomandata dai “Cahiers du Cinéma”, la regista si assicura il favore dei social scegliendo come protagonista l’influencer Agathe Rousselle, titolare di una linea di lingerie, fondatrice del fanzine “Peach”e caporedattrice sul web di “General Pop”. Una Ferragni, insomma, su scala ridotta.

La placca di titanio che da bambina ha rimpiazzato ad Alexia, che di mestiere fa la lapdancer in una discoteca-autosalone ( esisterà la cardance ?), una parte di cervello, dovrebbe giustificare il delirio a seguire. Nel tempo libero la ragazza trafigge con uno spillone il cranio del prossimo, molestatori in primis ma anche random. Non sfuggono le occasionali amanti femmine. Suo vero partner di elezione però sono le autovetture, si raccomandano le cinture di sicurezza usate come bondage.

Già sospettata dalla polizia, Alexia imperscrutabilmente si fa adottare dal capitano dei pompieri Vincent Lindon, che vede in lei – androginizzata dai capelli corti e dal naso sfasciato a vista su un lavandino- il figlio che gli fu trafugato bambino. Tra rave di aitanti vigili del fuoco a testosterone dispiegato e rianimazioni professionali (pare che la ’Macarena’ sia il ritmo ideale per la respirazione bocca a bocca), le cresce un pancione apparentemente foderato di titanio. Padre incerto : sarà un’auto qualsiasi o il carro dei pompieri ? E il nascituro sarà una Smart ? No spoiler, vi lascio nel dubbio.

Ho tralasciato i dettagli splatter, tipo un buco esplorativo nel pancione praticato con la carta vetrata e i liquidi fisiologici della gestante, per coerenza color olio combusto. Ducornau si è fatta un nome da provocatrice di razza con un corto-shock e con “Grave”, il suo primo film. Per “Titane”, scommetto sul culto.



Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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