Cannito: "Per riapertura teatri prendiamo esempio dall'Inghilterra"

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"Per la riapertura dei teatri prendiamo esempio dall'Inghilterra dove è stata creata una road map in 4 fasi che comprende giornate di prove, apertura per gli spettacoli in grandi spazi che consentano un forte distanziamento con una programmazione al 50% di presenze sino ad un massimo di mille persone (17 maggio). Ed infine il 27 la riapertura totale". E' quanto ha dichiarato all'Adnkronos il regista e coreografo Luciano Cannito.

Ed ha spiegato ancora: "naturalmente, come in Inghilterra, serve una vaccinazione a tappeto che noi tutti auspichiamo per ritornare alla nostra vita, alle nostre libertà civili e sociali. Ma è anche un esempio di pianificazione per fasi graduali e precise, calendarizzate e studiate accuratamente con proiezioni matematiche e indagini pratiche sul campo".

"Gli operatori del settore ne hanno bisogno per programmare ed organizzare - ha proseguito il direttore artistico dell' Art Village e del Roma City Ballet Company - Ne hanno bisogno soprattutto gli artisti, i tecnici, i direttori dei teatri e tutti coloro che producono e distribuiscono eventi e spettacoli dal vivo".

"Purtroppo è passato un pericoloso messaggio. Il teatro come luogo pericoloso e non indispensabile - ha aggiunto Cannito- Siamo stati testimoni della disparità di trattamento nei confronti di altre categorie di gran lunga meno indispensabili del teatro, ma non abbiamo detto nulla per evitare polemiche o una guerra tra poveri. Sarebbe auspicabile, lo ripeto, una road map di pianificazione a medio/lungo termine anche nel teatro italiano. Senza annunci random e poco realistici. Una task force dedicata al teatro che analizzi dati ed esigenze specifiche del settore".

"Nessuno vuole miracoli o riaperture troppo affrettate, ma un piano per fasi graduali sul modello inglese, con analisi, proiezioni comparate con le previsioni della campagna vaccinale in corso in Italia - ha confessato - Quelli che in Italia a volte qualcuno chiama 'teatranti', in Inghilterra e negli Stati Uniti si chiamano lavoratori dell’industria dello spettacolo, anzi per essere precisi 'art industry”, ovvero 'industria dell’arte'.

"Un vero e proprio comparto industriale che da noi ha perso il 97% del fatturato, dunque praticamene azzerato - ha ricordato Cannito - Non è un settore di certo inferiore all’Alitalia o all’Italsider, considerato il numero di lavoratori occupati che è perlomeno 20 volte superiore a quello totale dei due asset nazionali di trasporto e acciaio. Eppure nella pubblica opinione lo spettacolo dal vivo non sembra avere la stessa forza, lo stesso appeal come asset nazionale produttivo di economia e cultura".