Canova, una sensualità che va dal neoclassico al contemporaneo

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Rovereto, 18 dic. (askanews) – Antonio Canova come nostro contemporaneo o, quantomeno, come portatore di una lezione che ha influenzato e continua a influenzare gli artisti del presente. Il Mart di Rovereto, fedele all’idea del suo presidente Vittorio Sgarbi che tutta l’arte è contemporanea, ha presentato la mostra “Canova tra innocenza e peccato”, che accosta alcuni capolavori assoluti dello scultore neoclassico a lavori di Helmut Newton piuttosto che di Fabio Viale. “E’ un mondo di interpretazioni del corpo maschile e femminile – ci ha spiegato Sgarbi – che indicano la pulsione del desiderio, il peccato, i sensi”.

In mostra 14 opere del Canova che provengono da Possagno, tra le quali la Venere Italica, Le Grazie e la potentissima Maddalena Penitente. Sculture che, sotto la perfezione dell’ideale di bellezza eterna, alimentano nello spettatore il fuoco della sensualità. “Ci sono due Canova – ha aggiunto Sgarbi – uno che è pieno di una forza originale, che plasma la terra e la fa diventare terracotta, e che continua a vivere. C’è poi un Canova dei gessi e dei marmi, che leviga e chiude e questo ci fa capire che già in Canova c’era una spinta di opposto tra innocenza e peccato”.

Il canone canoviano, e qui sta il cuore del dispositivo della mostra, emerge però soprattutto grazie alle altre opere, quelle non di Canova, come le fotografie di Robert Mapplethorpe o del già citato Newton, del quale sono presenti in mostra cinque celebri Big Nude. Ma anche nelle donne sole di Bettina Rheims e perfino negli scatti di Miroslav Tichy, il fotografo homeless che rubava immagini alle ragazze nella Cecoslovacchia degli anni Sessanta. “Vuol dire – ci ha detto ancora il presidente del Mart – portare Canova alla sensibilità del nostro tempo. Il desiderio di purezza, il desiderio di bellezza, il desiderio di innocenza è proprio del mondo omosessuale e mai come in questa mostra questa dialettica è apparsa così viva”.

Dialettica che coinvolge anche artisti e opere che a Canova hanno guardato direttamente, come nel caso di Viale, celebre per le sue versioni tatuate delle sculture neoclassiche, come accade sia per Amore e Psiche sia per la Venere Italica, oppure di un monumento dell’arte italiana come Giulio Paolini. Ma anche come Mustafa Sabbagh, di cui sono esposte al Mart alcune straordinarie fotografie sui modelli originali delle sculture di Canova a Possagno danneggiati durante i bombardamenti del 1917.

“La cosa più importante della mostra – ha concluso Sgarbi – è che, al di là di chi l’ha voluta e costruita, chiunque la veda sente che Canova vive e parla a noi, ai nostri sensi. E lo fa in nome della storia, in nome della grandezza dell’arte antica e in nome anche di chi oggi guarda le sue opere”.

L’esposizione, curata da Beatrice Avanzi e Denis Isaia, inaugura le celebrazioni nazionali per il bicentenario della morte di Canova. E volutamente unisce un gusto spettacolare e accattivante – tanto che a un certo punto appaiono anche Jeff Koons e Cicciolina – a una riflessione complessa, che può trasformarsi anche in turbamento, sull’idea di bellezza che i nostri corpi, in tutte le accezioni della fluidità contemporanea, continuano a veicolare, oltre ogni intento canonico.

(Leonardo Merlini)

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