Caos in Fi, scissione Toti più vicina

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di Vittorio Amato  La scissione di Toti è sempre più vicina anche perché Forza Italia continua a navigare a vista. ''Alla ricerca dell'arca perduta...", scherza un big azzurro, ormai rassegnato e convinto che presto la "nave capitanata dal tandem Toti-Carfagna andrà a sbattere sugli scogli delle primarie...''. In Transatlantico, a Montecitorio, così come nel salone Garibaldi di palazzo Madama, molti parlamentari forzisti scommettono sull'imminente scissione interna, già la prossima settimana, come ''sbocco naturale'' di una situazione ormai senza via d'uscita. Di fronte allo stallo attuale, i 'totiani' scalpitano, certi che qualsiasi tipo di cambiamento verrà bocciato ad Arcore (''ci stanno prendendo in giro'') e, in mancanza di 'garanzie' su primarie e azzeramento della classe dirigente, lo show down sembra ormai inevitabile.  Oggi pomeriggio, il governatore ligure, a quanto apprende l'Adnkronos, ha visto i suoi a Roma, che sarebbero tornati a chiedergli di strappare prima che sia troppo tardi. Raccontano che stavolta Toti abbia fatto capire che ormai il redde rationem è vicino e bisogna tenersi pronti a tutto. Circola in queste ore anche la voce di un timing preciso: lunedì l'annuncio dell'addio a Fi in assenza di un accordo sulla riforma della democracy del partito, poi il lancio del nuovo movimento 'Italia in crescita' e il via libera a un tour in tutta Italia per presentare il progetto politico.  Che lo stallo sia totale lo dimostra il fatto che non ci sarà nessuna riunione del 'tavolo delle regole' nemmeno questa settimana. Da quando si è insediato il cosiddetto board a cinque (oltre ai coordinatori nazionali ne fanno parte anche il vicepresidente Antonio Tajani e i capigruppo Anna Maria Bernini e Mariastella Gelmini), ovvero l'11 luglio scorso, non si è ancora giunti a una proposta unitaria da presentare al presidente Silvio Berlusconi.  O meglio, spiegano fonti azzurre, un testo di mediazione c'è, quello messo a punto e 'firmato' dal governatore ligure: è stato portato all'attenzione della vicepresidente della Camera, che però non l'ha fatto anche suo, perché non condiviso. Da qui, come in un gioco dell'oca infinito, il 'ritorno' alla casella zero e la necessità di provare a fare un'ulteriore sintesi.  Molti si chiedono: alla fine, sul tavolo di Arcore arriverà solo la proposta di riforma 'totiana' o un testo unitario 'firmato' dai due coordinatori? E in caso di un documento di sintesi, qualora dovesse essere bocciato dal Cav, cosa farà Carfagna? Seguirà Toti, che di fronte a un 'no' dell'ex premier sarà costretto, per forza di cose, a lasciare Fi, o resterà nel partito?  Ad agitare gli animi ci pensa poi la diffusione di un sondaggio Swg sulla fiducia nei leader del centrodestra, commissionato una settimana fa circa, secondo il quale Salvini risulta avere un consenso del 43% seguito da Giorgia Meloni con il 32% e Toti al 22%.

di Vittorio Amato  

La scissione di Toti è sempre più vicina anche perché Forza Italia continua a navigare a vista. ''Alla ricerca dell'arca perduta...", scherza un big azzurro, ormai rassegnato e convinto che presto la "nave capitanata dal tandem Toti-Carfagna andrà a sbattere sugli scogli delle primarie...''. In Transatlantico, a Montecitorio, così come nel salone Garibaldi di palazzo Madama, molti parlamentari forzisti scommettono sull'imminente scissione interna, già la prossima settimana, come ''sbocco naturale'' di una situazione ormai senza via d'uscita. Di fronte allo stallo attuale, i 'totiani' scalpitano, certi che qualsiasi tipo di cambiamento verrà bocciato ad Arcore (''ci stanno prendendo in giro'') e, in mancanza di 'garanzie' su primarie e azzeramento della classe dirigente, lo show down sembra ormai inevitabile.  

Oggi pomeriggio, il governatore ligure, a quanto apprende l'Adnkronos, ha visto i suoi a Roma, che sarebbero tornati a chiedergli di strappare prima che sia troppo tardi. Raccontano che stavolta Toti abbia fatto capire che ormai il redde rationem è vicino e bisogna tenersi pronti a tutto. Circola in queste ore anche la voce di un timing preciso: lunedì l'annuncio dell'addio a Fi in assenza di un accordo sulla riforma della democracy del partito, poi il lancio del nuovo movimento 'Italia in crescita' e il via libera a un tour in tutta Italia per presentare il progetto politico.  

Che lo stallo sia totale lo dimostra il fatto che non ci sarà nessuna riunione del 'tavolo delle regole' nemmeno questa settimana. Da quando si è insediato il cosiddetto board a cinque (oltre ai coordinatori nazionali ne fanno parte anche il vicepresidente Antonio Tajani e i capigruppo Anna Maria Bernini e Mariastella Gelmini), ovvero l'11 luglio scorso, non si è ancora giunti a una proposta unitaria da presentare al presidente Silvio Berlusconi.  

O meglio, spiegano fonti azzurre, un testo di mediazione c'è, quello messo a punto e 'firmato' dal governatore ligure: è stato portato all'attenzione della vicepresidente della Camera, che però non l'ha fatto anche suo, perché non condiviso. Da qui, come in un gioco dell'oca infinito, il 'ritorno' alla casella zero e la necessità di provare a fare un'ulteriore sintesi.  

Molti si chiedono: alla fine, sul tavolo di Arcore arriverà solo la proposta di riforma 'totiana' o un testo unitario 'firmato' dai due coordinatori? E in caso di un documento di sintesi, qualora dovesse essere bocciato dal Cav, cosa farà Carfagna? Seguirà Toti, che di fronte a un 'no' dell'ex premier sarà costretto, per forza di cose, a lasciare Fi, o resterà nel partito?  

Ad agitare gli animi ci pensa poi la diffusione di un sondaggio Swg sulla fiducia nei leader del centrodestra, commissionato una settimana fa circa, secondo il quale Salvini risulta avere un consenso del 43% seguito da Giorgia Meloni con il 32% e Toti al 22%.