Caos Procure, Anm risponde a Palamara e Criscuoli

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"Apprendiamo delle doglianze espresse dai colleghi Paolo Criscuoli e Luca Palamara per il fatto di essere stati sanzionati sulle condotte tenute in occasione delle riunioni con altri componenti del Csm, con parlamentari anche imputati, senza essere stati ascoltati dal Cdc". Lo sottolinea in una nota il Comitato Direttivo Centrale dell’Anm precisando che ''entrambi hanno potuto esercitare tutte le facoltà riconosciutegli dallo Statuto nell’unica sede a ciò deputata".  

"Dobbiamo evidentemente ribadire - spiega il Cdc dell'Anm - che, così com’è stato spiegato nella seduta di oggi, nelle procedure disciplinari non compete al Cdc raccogliere dagli incolpati dichiarazioni o contributi comunque di rilievo istruttorio, poiché lo Statuto rimette solo al collegio dei probiviri la raccolta del materiale probatorio prima di formulare le proprie proposte sanzionatorie. Si noti che tale conclusione non ha rilievo formalistico, ma di sostanza, poiché lo Statuto prevede espressamente che tali proposte vincolino in bonam partem il Cdc. Pertanto, qualora raccogliesse contributi di rilievo probatorio dagli incolpati, il Cdc si troverebbe costretto a ritrasmettere gli atti al collegio dei probiviri affinché rivaluti le proprie conclusioni. A dimostrazione dell’irrazionalità di questa soluzione basterebbe considerare che essa darebbe il via ad una spirale potenzialmente infinita di rinvio tra fase istruttoria e fase decisoria". 

"I colleghi Criscuoli e Palamara non possono d’altronde dolersi di essere stati lesi nei propri diritti - aggiunge il Cdc dell'Anm - Hanno avuto piena facoltà di essere sentiti dal collegio dei probiviri, che, dopo l’avvio della procedura il 18.6.2019, si è riunito il 16.7.2019, il 22.10.2019, il 17.12.2019 e il 2.3.2020 sempre al fine di raccogliere le loro dichiarazioni e quelle degli altri colleghi incolpati degli stessi fatti, accogliendo le istanze di rinvio da loro reiterate. Criscuoli ha ritenuto di non presentarsi mai e tanto meno di rendere dichiarazioni difensive. Palamara ha reso brevissime dichiarazioni solo il 2.3.2020, depositando una memoria illustrativa delle questioni che ha inteso sottoporre al collegio".  

"Dunque entrambi hanno potuto esercitare tutte le facoltà riconosciutegli dallo Statuto nell’unica sede a ciò deputata. Dopo di allora non sono insorti fatti nuovi sulla vicenda che li ha visti coinvolti - conclude - Il Cdc non poteva dunque che pronunciarsi doverosamente appena la sospensione dovuta all’emergenza sanitaria l’ha consentito".