Caos riaperture: l'agenzia di sanità regionale titubante sul caso Toscana

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ars toscana riapertura
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Secondo gli esperti dell’Ars (Agenzia Regionale di Sanità) sarebbe ancora presto per riaprire in Toscana, alla luce dei dati sulla copertura vaccinale che ancora non consentirebbero un “libera tutti” così vicino a maggio.

Ars della Toscana: “Non ancora pronti alla riapertura”

La Toscana non è pronta per una riapertura così immediata“: questo è il pensiero dell’Ars (Agenzia Regionale di Sanità) che al contrario auspicherebbe un prolungamento della chiusura fino a maggio inoltrato.

Come riportato nell’ultimo report sull’epidemia” Le riaperture previste dal nuovo decreto per il 26 aprile sono troppo anticipate rispetto al momento epidemico e al carico sanitario. Soprattutto per i dati che si registrano in in Toscana. In particolare per la bassa copertura delle vaccinazioni“.

Fabio Voller, a capo dell’Ars giustifica la posizine presa dall’agenzia sanitaria: “Aver potuto contare ancora su di un mese per aumentare la copertura vaccinale e andare incontro alle temperature più alte (che sappiamo essere un aiuto rispetto al virus), ci avrebbe permesso di affacciarci al periodo estivo senza alcuna paura di introdurre nuovamente limitazioni e misure di contenimento del contagio“.

La situazione in Toscana

Nel report viene indicato il tasso di infezione regionale sotto i 200 casi per 100mila abitanti e si ricorda come il datoi sia molto vicino alal soglia dei 250 che permetterebbero al governo di declassare nuovamente la Toscana in zona rossa. “Un richiamo ai comportamenti corretti della popolazione – prosegue il documento –, quindi va fatto ancora una volta, evitando inutili assembramenti od occasioni sociali troppo affollate“.

In conclusione, gli esperti dell’Ars commentano l’ultimo decreto pubblicato dal governo Draghi e le decisioni confuse sulla ciroclazione interna ed esterna alla regione: “Ci aspettavamo che il decreto prendesse decisamente in considerazione non solo la questione della circolazione delle persone all’interno del paese, ma soprattutto decisioni chiare sul movimento con l’estero, che potrebbe agevolare l’arrivo nel nostro paese di varianti del virus, conosciute o totalmente nuove, mettendo così in pericolo il lavoro fatto con le vaccinazioni”.