Capo Vecchi credenti russi: Papa intervenga, Putin lo rispetta

Image from askanews web site
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Milano, 26 mag. (askanews) - È colui che ha il coraggio da Mosca di dire che la guerra è "un peccato" e che le parole del patriarca ortodosso russo durante la Pasqua erano "un'eresia". E se gli si chiede se non ha paura, Leonid Sebastinov afferma che la paura dovrebbe scatenarla il pericolo di un conflitto mondiale conseguente alla guerra in Ucraina. "Il momento secondo me è pericolosissimo, perchè se accadesse, poi sarebbe troppo tardi pensare a come risolvere. Perchè nelle Guerre mondiali, la Prima ma anche la Seconda, nessuno vince: il prezzo pagato è talmente alto che non puoi pensare di aver vinto", afferma il capo dei Vecchi credenti in una lunga intervista in video ad askanews.

Sebastianov è un personaggio molto influente nella società russa, non solo a capo dell'Unione dei Vecchi credenti, ma direttore esecutivo della Fondazione San Gregorio legata al dipartimento delle relazioni esterne del Patriarcato di Mosca. E la sua voce che si distingue dal coro non può rimanere inascoltata. Tanto più che papa Francesco ha già espresso la sua considerazione per Sebastianov anche in un recente messaggio scritto - che askanews ha potuto visionare e pubblicare - ringraziandolo per il contributo dato nel sostenere "la pace".

"Io penso che il Vaticano deve diventare il simbolo del dialogo: bisognerebbe convincere il Consiglio di Sicurezza dell'Onu a incaricare lo Stato Vaticano, come stato neutrale, ed essere un moderatore capace di mettere al tavolo Joe Biden, Vladimir Putin, Xi Jinping. Tutti dovrebbero poter mettere sul tavolo le proprie questioni" dice Sebastianov. "Qualsiasi argomento trova una soluzione di fronte alla possibilità di una guerra nucleare. Ma purtroppo la nostra mentalità è influenzata dalla politica e dall'economia, e anche se tutti si dicono credenti, cristiani, non esiste moralità".

In questo starebbe "il valore aggiunto del Vaticano", che "sarebbe un giudice super partes". Tanto più, dice Sebastianov, "Putin ha sempre espresso grande rispetto verso il Papa. Non ha mai parlato del Papa come il patriarca Kirill o come (il suo numero due, ndr) Hilarion. E questo rispetto andrebbe sfruttato". Il Santo padre è un leader anche "al di fuori della sua religiosità e della sua visione politica, e secondo me il Papa sta costruendo questo".

La Chiesa ortodossa russa invece è inevitabilmente legata allo stato russo per eredità bizantina. "Se guardiamo alla storia, non è una cosa nuova, vediamo sempre che la Chiesa supportava lo stato anche nelle guerre". I Vecchi credenti da sempre si collocano all'opposto "e anche la mia posizione, non è soltanto di oggi, ma è storica", dice Sebastianov.

I Vecchi credenti emergono dallo scisma (raskol) risalente alla metà del XVII secolo nella Chiesa russa ortodossa e vennero spesso perseguitati finché lo zar Nicola II siglò la libertà di culto: un passo importante per le minoranze religiose in Russia, mai abbastanza raccontato.

Secondo Sebastianov, la guerra dalla Chiesa Ortodossa russa dovrebbe essere vista come un peccato e non come un punto di orgoglio, un esempio da seguire. Sebastianov cita anche l'intervista del Papa al Corriere della Sera e le parole del patriarca russo più recenti: "Kirill ha parlato di nuovo in questi giorni dicendo che i giovani (russi, ndr) devono seguire l'esempio di chi è andato in guerra. Come Vecchio credente e come cristiano io penso che il problema è proprio il fatto che la Chiesa non riesca a trovare equilibrio tra la politica e il Vangelo. E quasi sempre quando bisogna scegliere tra il Vangelo e la politica, la Chiesa segue la politica. E questo è scandaloso: ogni uccisione è un peccato e dai vecchi credenti è sempre stato visto così".

"Io penso che proprio adesso è il momento giusto" per una visita di papa Francesco a Mosca, dice Sebastianov che proprio il Santo Padre ha definito "ambasciatore di pace", insieme con la moglie, la soprano russa Svetlana Kasyan. "Se la Russia - afferma - vuole ristabilire le relazioni, vuole trovare il dialogo vuole incominciare il dialogo, io penso che la visita del Papa sarebbe una cosa molto simbolica. I politici hanno paura che il Papa venga, sarebbe interpretato che Putin è debole, ma io so che il Papa è molto per bene, molto molto diplomatico, mai farà cose che potrebbero mettere in difficoltà la Russia e per questo penso che sia il momento giusto".

"Dal punto di vista pragmatico - dichiara Sebastianov - bisogna capire che la Chiesa Ortodossa russa non può rischiare di interrompere le relazioni con la Chiesa cattolica, perchè sono in difficoltà con tutto il mondo. Hilarion in tv ha detto in questi giorni che pensa che bisogna continuare ad avere rapporti con la Chiesa Cattolica", dopo aver criticato il Papa per il recente incontro con le mogli dei combattenti del battaglione Azov accompagnate da Pyotr Verzilov, dissidente russo fondatore delle Pussy Riot.

"Io non voglio difendere il Papa" dice Sebastianov, "ma prima di tutto (quello con Verzilov e con Kateryna Prokopenko, moglie del comandante Denis Prokopenko e Yulya Fedosiuk, moglie dell'ufficiale Arseniy Fedosiuk) era un incontro generale e poi il Papa è un prete: non gli si può dire non puoi vedere quel peccatore, perchè nessuno sa cosa succede dopo l'incontro con il Papa". Sebastianov sottolinea di non condividere Verzilov e la sua attività, ma che non si può dire al Papa cosa deve fare. Allo stesso tempo non è neppure giusto stigmatizzare i russi da parte della società europea: questo significa interrompere del tutto il dialogo e sarebbe molto pericoloso. "Perchè ad un certo punto i conflitti diventano impossibili da dirimere: le tecnologie rendono il mondo molto piccolo e ti permettono di comunicare con tutti, ma le ideologie ci dividono e ci allontanano: per questo ci vuole qualcuno che ci riunisca e ci permetta di comunicare".

(di Cristina Giuliano)

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