Caprarica: "Intervista di Meghan pessima imitazione di quella di Lady D"

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"L'intervista di Meghan Markle a Oprah Winfrey, si commenta da sola. Pur nel rispetto dei suoi sentimenti, era una pessima imitazione di quella concessa da Lady D nel 1995. Il paragone tra le due è totalmente infondato e forzato". E' quanto ha dichiarato all'Adnkronos il giornalista e scrittore Antonio Caprarica, massimo esperto della royal family inglese, in uscita nelle librerie, il 6 aprile, per Sperling & Kupfer con 'Elisabetta. Per sempre regina. La vita, il regno, i segreti'

Ed ha aggiunto: "Diana stava vivendo una tragedia autentica, intrappolata in un matrimonio sgretolato da tempo, all'interno di una vita di corte dalla quale era stata respinta. Era realmente una persona sola. Qui invece c'è una donna adorata dal marito - ha proseguito Caprarica- che ha potuto contare sulla benevolenza della regina, sul suo aiuto diretto, a sua disposizione ha avuto i migliori funzionari di corte a cominciare da Samantha Cohen che era stata accanto alla stessa sovrana".

"C'è forse da parte di Harry la disperata necessità di riportare in scena la tragedia della madre, rivivendola, ma con un lieto fine - ha spiegato il giornalista e scrittore - Il duca di Sussex ha un ruolo quasi salvifico. Può salvare la nuova Diana, non riuscì a salvare la madre. Una sorta di compulsione psichica, a mio avviso. Riesumare costantemente questo fantasma per poter dare alla storia una conclusione diversa".

"Ma ricordiamo - ha proseguito Caprarica- che anche nei momenti più duri della sua battaglia Diana non ha mai attaccato la monarchia come istituzione, c'erano solo accuse sul piano personale, nei confronti del marito, per esempio. L'intervista di Meghan lascia di sasso per la cattiveria tutta politica che c'era nelle sue parole, senza che Harry avesse mosso un dito per mitigarle, anche se viene riconosciuta la disponibilità e l'affetto che Elisabetta II ha sempre manifestato nei loro confronti".

"Meghan tra l'altro -ha ricordato ancora Antonio Caprarica - poteva chiamare la regina, tramite il suo scudiero, un tenente colonnello delle guardie reali di origine ganese, quando desiderava, su indicazione della stessa sovrana".