Carabiniere ucciso, Brugiatelli: minacciato da americani

Nav

Roma, 31 lug. (askanews) - "Se dopo il furto subìto ho chiamato il 112, senza aspettare l'indomani per sporgere denuncia, come mi era stato in un primo momento consigliato dai carabinieri, è stato perché ho avuto paura". Così spiega Sergio Brugiatelli il comportamento della notte del 26 luglio scorso, a Trastevere.

"Quando ho chiamato il mio numero di cellulare, chi ha risposto non ha solo preteso denaro e droga per riconsegnare le mie cose - continua nel comunicato - Mi hanno minacciato, dicendo che sapevano dove abitavo e sarebbero venuti a cercarmi. Nel borsello rubato, oltre al documento d'identità, c'erano anche le chiavi della casa dove vivo con mio padre, che è molto malato, mia sorella e mio nipote".

Poi spiega: "Ho avuto paura che potessero far del male a me e soprattutto a loro, e per questo ho chiesto aiuto al 112. Le stesse minacce che avevano rivolto a me, sono state ripetute poco dopo, quando, con il telefono in viva voce, ho richiamato di fronte ai carabinieri il mio numero di cellulare".

Brugiatelli continua: "Il resto è storia nota, alla quale non voglio aggiungere altro, a parte tutto il mio dolore e rispetto, per la vita di un giovane eroe finita troppo presto". Un appello: "Chiedo ai giornalisti, anche in segno di rispetto per la vittima, di smetterla con richieste di interviste che non ho intenzione di rilasciare".