Carabiniere ucciso in Congo, "doveva rientrare tra pochi giorni"

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"L’ultima volta che ho visto Vittorio è stato 6 mesi fa, quando è partito. La missione era finita e tra pochi giorni sarebbe tornato. Qui tutti lo aspettavamo con impazienza". Lo racconta all’Adnkronos Angelo, zio di Vittorio Iacovacci, il carabiniere ucciso in un attentato in Congo nel tentativo di proteggere l’ambasciatore italiano. L’anziano, seduto su un muretto all’ingresso della villa della vittima, a Sonnino, ricorda come il nipote avesse messo in conto i pericoli del suo lavoro ma di come fosse restio a parlarne.

"Preferiva non soffermarsi su quello che faceva - continua - era un ragazzo modesto, tranquillo, per bene. Si era costruito la casa qui, accanto a quella dei genitori, per viverci insieme alla sua fidanzata. Aveva 30 anni, aveva solo 30 anni".

"Gli avevamo abbiamo costruito casa, chi ci va adesso?" riescono a dire a malapena due uomini appena usciti dall’abitazione della famiglia di Vittorio Iacovacci. "Un bravissimo ragazzo" dicono prima di salire sul furgone, ancora in abiti da lavoro.

Nell’abbazia di Fossanova, a pochi chilometri da Sonnino, il momento di preghiera in ricordo del carabiniere e dell’ambasciatore italiano Luca Attanasio.

(di Silvia Mancinelli)