Carabiniere ucciso, i punti oscuri: la confessione e il coltello ritrovato

Il vice brigadiere, 35 anni, è stato raggiunto da 7 fendenti di cui uno al cuore: è morto poco dopo il ricovero.

Sono due i 20enni americani fermati ieri per l'omicidio del vice brigadiere, Mario Cerciello Rega, mentre svolgeva un servizio in borghese a Roma. Nonostante la confessione di chi ha sferrato le otto coltellate, restano ancora molti punti da chiarire. A Elder Lee e Natale Hjorth, i due cittadini americani fermati per l’omicidio del vicebrigadiere dei carabinieri, sono contestati i reati di omicidio e tentata estorsione.

Il legale: “E’ psicologicamente provato”

"Il mio assistito è psicologicamente provato, è un ragazzo di 19 anni. Oggi abbiamo deciso di avvalerci della facoltà di non rispondere. Per rispetto del militare deceduto non vogliamo dire nulla di più". Così ha parlato l'avvocato Francesco Codini, difensore di Elder Finnegan Lee, il cittadino americano che ha confessato di essere l'autore materiale dell'omicidio del vicebrigadiere. Il gip, al termine dell’interrogatorio, si è riservato di decidere.

La confessione e le accuse

"Non pensavo fosse un carabiniere, avevo paura di essere nuovamente ingannato". Queste le parole dii Elder Finnegan Lee, come riporta Ansa, il cittadino americano di 19anni che ha confessato di essere l'autore materiale dell'omicidio del vice brigadiere Rega.

I due fermati si accusano l’un l’altro in merito all’occultamento dell’arma del delitto e si smentiscono a vicenda. L’omicida, infatti, avrebbe negato che il carabiniere si sia qualificato o si sarebbe nascosto dietro la “difficoltà di comprendere la lingua italiana”. L’altro americano, al contrario, avrebbe ammesso che il carabiniere si sia qualificato.


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Ritrovata l'arma del delitto

Nel corso della perquisizione della camera d’hotel occupata dai due fermati, come riporta Ansa, è stata trovata e sequestrata l’arma del delitto, un coltello di grandi dimensioni, nascosto dietro ad un pannello a sospensione del soffitto, oltre ai vestiti sporchi durante il reato. I due, una volta in caserma, sono stati interrogati dai Carabinieri, sotto la direzione dei magistrati della Procura della Repubblica di Roma, e hanno confessato tutto.

La ricostruzione dell'accaduto

Secondo quando risulta oggi, i due americani sarebbero stati truffati da un pusher della zona che, per cento euro, avrebbe dato loro due aspirine anziché cocaina. Loro, per vendicarsi, si sarebbero appropriati del suo borsello con droga e cellulare, chiedendo soldi in cambio della restituzione. Quindi lo spacciatore avrebbe denunciato all'Arma il tentativo di estorsione. All'appuntamento (rivelatosi poi mortale) tra pusher e americani c'erano, in borghese, Cerciello Rega e il collega Varriale.

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I punti oscuri della vicenda

La chiamata ai carabinieri è il punto più oscuro, perché non si spiega cosa spingesse uno spacciatore a chiedere l’intervento del 112. L’altro punto interrogativo è come mai i due americani rischino così tanto per una bravata nel mezzo della notte per 100 euro. L’albergo di lusso nel quale alloggiavano, infatti, “Le Merdien Visconti”, ne costa 200-250 a notte e uno dei due fermati, in vacanza in Italia, proviene da una famiglia facoltosa.

La falsa pista maghrebina

Dopo l’accoltellamento, il collega di Rega rimasto ferito nella colluttazione aveva ipotizzato che l’omicida fosse un nordafricano. Dall’identikit, infatti, risultavano origini libanesi o algerine. La pista maghrebina risulterà poi fallace, ma uno dei due americani ha origini libanesi.