Carabiniere ucciso, il collega Varriale sotto inchiesta: i punti oscuri

Carabiniere ucciso, il collega Varriale sotto inchiesta: i punti oscuri

La procura militare ha aperto un fascicolo per accertare eventuali responsabilità di Andrea Varriale, il carabiniere di turno la notte tra il 25 e il 26 luglio insieme a Mario Cerciello Rega.

Tra i punti oscuri dell’omicidio del vicebrigadiere, come riporta Il Messaggero, c’è il fatto di avere lasciato la pistola d'ordinanza nell'armadietto in caserma e le bugie raccontate a verbale dopo la morte di Rega.

VIDEO - Omicidio Rega, la telefonata al 112

La bugia di Varriale è stata quella di aver sostenuto di avere con sé l'arma, salvo poi cambiare versione davanti ai pm e ammettere di non averla. Le difese di Finnegan Lee Elder e Christian Natale Hjort puntano su questa bugia: “Un pubblico ufficiale, principale testimone dell'omicidio, ha mentito a verbale e risulta inattendibile”, ha commentato l’avvocato di Lee Elder.

Le procedure, inoltre, non sono state rispettate. Varriale e Cerciello, sebbene in servizio, non avevano la pistola d'ordinanza, che i carabinieri, come tutti gli altri militari, sono obbligati a portare sempre. L'obbligo prevede anche la dotazione di manette e tesserino di riconoscimento.

Al centro degli accertamenti è finita anche l'organizzazione dell'operazione di quella notte: in caso di estorsione, infatti, all'appuntamento devono intervenire militari in borghese, ma altri in divisa dovrebbero circondare la zona, “in numero congruo” a seconda della situazione. Invece, a supportare Varriale e Cerciello Rega non c'erano altri militari.

I carabinieri, infine, sapevano chi era Brugiatelli. Il maresciallo Mauro d'Ambrosi, infatti, aveva mandato a Varriale alle 00,15 una foto di Sergio Brugiatelli e Natale Hjort.