Carabiniere ucciso, il coltello portato in aereo dagli USA: è polemica

coltello

Scoppia la polemica sull’arma del delitto che ha ucciso il carabiniere Mario Cerciello Rega. Il coltello utilizzato per colpire il militare infatti è arrivato direttamente dagli Stati Uniti, imbarcato quindi su un aereo.

Il caso del coltello

“Elder Finnegan ammetteva di aver colpito più volte con un coltello in suo possesso la persona che gli si era avvicinata per cercare di fermarlo mentre, insieme all’amico, era in attesa di incontrare il Brugiatelli, precisando però, di non aver capito che i due che li avevano avvicinati erano carabinieri e di aver creduto che fossero uomini, andati dal Sergio per vendicarsi e fare loro del male” si leggerebbe nel verbale redatto dai pm dopo l’interrogatorio dei due americani.

In attesa che si chiariscano i chiaroscuri su questa vicenda, scoppia il caso sull’arma del delitto che ha ucciso a Roma il carabiniere Mario Cerciello Rega. In base ai primi accertamenti i fendenti sono stati inferti da un coltello con lama fissa in acciaio lunga circa 18 centimetri con impugnatura maneggevole perché in pelle. Si tratterebbe di un modello “Trench knife” Ka-Bar Camillus, un pugnale dei Manines utilizzato nella Seconda Guerra Mondiale dalle forze armate americane.

Le regole di imbarco

Tale tipo di coltello è ancora in produzione e si può aquistare per poco più di cento dollari. Ciò che dopo l’omicidio del carabiniere ci si domanda è se tale tipo di arma può essere trasportata in aereo. Le regole dell’Autorità sulla sicurezza dei trasporti (TSA) degli Stati Uniti non vietano in realtà l’imbarco di questo tipo di coltelli, purché questi stiano nel bagaglio da stiva.

L’unica raccomandazione dell’ente è quella di imballare in maniera scrupolosa le lame per evitare possibili danni agli addetti allo smistamento dei bagagli. Se si possiede inoltre un’apposita autorizzazione, in stiva è possibile anche trasportare armi da fuoco.