Carabiniere ucciso, la famiglia di Elder: “Resoconto incompleto”

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È delle ultimissime ore la notizia secondo la quale le famiglie dei due giovani americani, Christian Gabriel Natale Hjorth e Finnegan Lee Elder, vogliono affidare le indagini a un team di investigatori privati. Le famiglie statunitensi ritengono non sia ancora emersa tutta la verità sul carabiniere ucciso a Roma, in via Pietro Cossa. I due ragazzi avrebbero colpito a morte con ben 11 coltellate il vicebrigadiere Cerciello, ma si indaga ancora per ricostruire l’esatta dinamica del drammatico episodio. Intanto è stata presa in esame la rete di telefonate scambiate tra il mediatore e i due assassini.

Carabiniere ucciso, le parole della famiglia di Elder

Direttamente da San Francisco, la famiglia di Elder si è fatta sentire auspicando che il figlio possa far presto ritorno in patria. Craig Peters, uno degli avvocati della famiglia, davanti alla casa degli Elder ha letto il comunicato stampa inviato all’indomani della visita del padre del giovane in Italia. “Abbiamo l’impressione che l’opinione pubblica abbia avuto un resoconto incompleto della verità degli eventi. Per questo auspichiamo che la verità venga fuori e nostro figlio torni presto a casa“, è il parere che arriva dagli Usa.

Intanto in Italia non si arrestano le indagini su quanto accaduto nella tragica notte tra il 25 e il 26 luglio. Alcuni carabinieri, tra cui il collega che era in servizio con Cerciello Rega al momento dell’omicidio, sono stati ascoltati in procura. Nella giornata di sabato 3 agosto è così arrivata la conferma che Andrea Varriale, a differenza di Cerciello Rega, al momento della colluttazione con i due ragazzi americani aveva con sé la sua pistola d’ordinanza. Gli agenti hanno successivamente prelevato l’arma per eseguire i dovuti accertamenti. Ulteriori accertamenti sono previsti per la prossima settimana, in attesa della data dell’udienza per Natale Hjorth davanti al tribunale del Riesame.