Carabiniere ucciso, Natale Hjorth: “In Usa sarei uscito su cauzione”

omicidio carabiniere roma

Natale Hjorth parla dal carcere di Regina Coeli, dov’è rinchiuso da quasi un mese per l’omicidio del carabiniere Mario Cerciello Rega: “Nella mia città forse non sarei stato in carcere”. Queste le parole del giovane americano durante l’iniziativa “Ferragosto in carcere”, un’evento organizzato dal Partito Radicale. Parole indubbiamente destinate a far discutere quelle di Hjorth, indagato insieme al coetaneo Elder Finnegan Lee.

Carabiniere ucciso, parla Natale Hjorth

Nella mia città, San Francisco, forse non sarei stato in carcere: sarei uscito su cauzione”. Arrivano nel giorno di Ferragosto le ultime parole di Gabriel Christian Natale Hjorth, rinchiuso da quasi un mese nel carcere di Regina Coeli insieme al coetaneo Elder Finnegan Lee, indagati entrambi per l’omicidio del carabiniere romano Mario Cerciello Rega. Parole riportate da Stefania Moretti sul Corriere della Sera, a seguito dell’iniziativa “Ferragosto in carcere”, organizzata dal Partito Radicale, che ha visto quest’anno il segretario Maurizio Turco e la tesoriera Irene Testa visitare la struttura. “All’interno del carcere non ci sono soltanto persone che hanno sbagliato, ma anche persone che ci lavorano. Persone che sono costrette a stare sotto quaranta gradi senza climatizzatore”, questo quanto detto dai due membri del Partito all’uscita del carcere, che avrebbero scambiato poche parole anche con il giovane detenuto americano.

L’iniziativa “Ferragosto in carcere”

“Questo appuntamento che si ripete spesso, in particolare a Ferragosto, continua a ripetersi perché ci sono dei problemi strutturali che hanno a che fare soprattutto con il mancato funzionamento della giustizia e in particolare questo è un carcere dove ci sono mille persone in attesa di giudizio e molti di loro risulteranno innocenti”, avrebbe continuato il segretario del Partito Radicale Maurizio Turco. “Il dato particolare per quanto riguarda Regina Coeli è che c’è un’ assenza della Regione Lazio per quanto attiene alle questioni sanitarie. Teniamo presente che in Italia il trenta per cento dei detenuti è sottoposto a una terapia psichiatrica, quindi spesso le carceri sono degli ospedali clandestini proprio perché non funziona nemmeno nemmeno la sanità”. Turco ha poi concluso: “Diciamo che è il luogo della vergogna: qui è un poco una discarica di problemi, che non si è in condizioni o in grado di risolvere altrove”.